La struttura, provvisoriamente attribuita al politico e militare Publio Cornelio Dolabella, genero di Cicerone, emerge dopo la prima fase di scavi a Villa Ferretti, nel cuore dell’antica città di Baia, parzialmente sommersa dal fenomeno bradisismico.
Il comune di Bacoli, situato a circa 20 chilometri dal centro di Napoli, ha riportato al pubblico una monumentale villa di epoca romana, originariamente costruita più di 2000 anni fa. Il complesso si trova all’interno del perimetro di Villa Ferretti, proprietà confiscata alla criminalità organizzata e che ora ospita il primo esempio di villa marittima romana rinvenuto su terreni sottratti alla Camorra. Lo ha annunciato il sindaco Josi Gerardo Della Ragione, che ha supervisionato il completamento della prima fase di restauro del monumento e lo smantellamento delle impalcature.
La struttura sorge su un pendio che digrada verso il mare, nell’area un tempo occupata dall’antica Baiae, una delle città più celebri dell’Impero Romano. La proprietà, oggi nota come Villa Ferretti, è un complesso articolato costruito su un’area di straordinaria stratificazione storica, caratterizzata da terrazze naturali di origine vulcanica ed orientata verso il Golfo di Baiae.
Il nome attuale deriva da una famiglia privata che ne deteneva la proprietà in epoca contemporanea; pertanto, il luogo ha funzionato come residenza del XX secolo con annessi agricoli e giardini, costruito su antichi livelli parzialmente cancellati e mai sottoposti ad indagini sistematiche fino a tempi recenti.
Nella seconda metà del XX secolo, ed in particolare tra la fine di quel secolo e l’inizio del XXI, la proprietà è entrata in circuiti opachi fino a quando, attraverso indagini legali, è stata ricondotta nelle mani di individui legati alla Camorra. In questo contesto, l’area ha subito un processo di chiusura e sottrazione all’uso pubblico, con interventi edilizi e modifiche che ne hanno compromesso la leggibilità storica, coprendo o inglobando strutture più antiche senza alcuna supervisione archeologica.
Gli interventi effettuati hanno permesso il recupero delle strutture, il consolidamento ed il restauro di diversi ambienti, nonché la scoperta di nuovi spazi e livelli ipogei attualmente parzialmente sommersi. Le indagini subacquee hanno confermato che porzioni del complesso sono state inghiottite dal mare, a causa del fenomeno bradisico che caratterizza l’area flegrea.
Per comprendere la portata della scoperta, è essenziale esaminare la storia romana di Baia, uno dei siti più famosi e controversi dell’antichità. Fondata in un’area di intensa attività vulcanica, Baia divenne una delle principali mete dell’élite romana tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C.
La presenza di sorgenti termali naturali, già sfruttate in epoca greca, favorì lo sviluppo di un sistema di ville e strutture termali che trasformarono il sito in un centro di lusso e piacere. Autori antichi come Seneca e Orazio descrivono Baia come un luogo di delizie ma anche di eccessi, dove vita politica, relazioni sociali e svago si intrecciavano.
Personaggi del calibro di Giulio Cesare, Nerone e Adriano vi risiedettero, contribuendo alla sua fama. Le ville erano concepite come residenze teatrali, disposte su terrazze che digradavano verso il mare, con porti privati, ninfei , giardini e stanze decorate con marmi e mosaici. L’impianto urbanistico di Baia non era compatto come quello di una città tradizionale, ma piuttosto un insieme di residenze distribuite lungo la costa e sui pendii interni, collegate da sentieri e infrastrutture. Il paesaggio fu modellato per offrire viste spettacolari sul golfo, trasformando la natura in un elemento integrante dell’architettura.
Secondo le ipotesi iniziali, la villa di Bacoli potrebbe essere appartenuta in origine a Publio Cornelio Dolabella, figura di spicco dell’epoca cesariana e genero di Marco Tullio Cicerone. Tale attribuzione non si basa su un’informazione isolata o su un’iscrizione esplicita precedentemente scoperta, bensì su una convergenza di elementi storici, topografici e prosopografici.
In primo luogo, l’ubicazione del complesso – all’interno del sistema monumentale di Baia – coincide con un’area densamente popolata, tra la tarda Repubblica ed il periodo imperiale, da residenze appartenenti a membri dell’aristocrazia senatoria. In secondo luogo, fonti antiche attestano la presenza di Dolabella nei Campi Flegrei, ed il suo status la rende pienamente compatibile con una villa di tali dimensioni e qualità architettonica.
Infine, un’analisi comparativa con altre ville note nella zona, attribuite a personaggi di spicco, suggerisce che complessi così elaborati, distribuiti su terrazze e caratterizzati da viste panoramiche, fossero di proprietà di figure politiche di alto rango. Tuttavia, questa rimane un’ipotesi plausibile ma non definitiva, in attesa di eventuali prove epigrafiche o materiali che possano confermare in modo definitivo il nome del proprietario.
Publio Cornelio Dolabella nacque intorno all’85 a.C. in una delle più antiche e prestigiose famiglie patrizie di Roma, la gens Cornelia . Fin da giovane dimostrò una natura irrequieta ed ambiziosa. Le fonti lo descrivono come incline agli eccessi, oberato dai debiti e spesso dedito a una vita pubblica senza scrupoli.
Per sfuggire ai creditori, adottò una strategia non insolita nella tarda Repubblica: si fece adottare da una famiglia plebea, modificando formalmente il suo status sociale per ottenere l’accesso a tribuno della plebe, una magistratura preclusa ai patrizi. Il suo nome è direttamente legato a quello di Marco Tullio Cicerone, di cui sposò la figlia Tullia nel 50 a.C.
Fonte:
Josi Gerardo Della Ragione (Sindaco di Bacoli)












