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U.S.A.-ISRAELE. I Rotoli del Mar Morto in un click.

Una notizia interessante per archeologi, filologi e appassionati di sacre scritture di tutto il mondo: Google, in collaborazione con le autorità archeologiche israeliane, digitalizzerà i Rotoli del Mar Morto e metterà a disposizione il risultato su Internet.
Prosegue, dunque, l’impegno di Mountain View, in partnership con le biblioteche di tutto il mondo, rivolto alla acquisizione in digitale di libri e documenti preziosi allo scopo di renderli accessibili a tutti attraverso la Rete (e, ovviamente, preservarne una copia). Per quanto riguarda i famosi manoscritti risalenti al primo secolo dopo Cristo, BigG ha investito alcuni milioni di dollari su una tecnologia di elaborazione delle immagini sviluppata alla NASA.
Il progetto congiunto con Israele rappresenta il più recente passo nella direzione dell’accesso a documenti vecchi di 2mila anni, in passato disponibili solo per una ristretta cerchia di studiosi e, solo negli ultimi decenni, diffusi attraverso riproduzioni ad hoc. Gli organizzatori affermano che le prime immagini del nuovo lavoro saranno visibili online già tra qualche mese.
Pnina Shor, capo del progetto per le autorità archeologiche israeliane, sostiene che la collaborazione con Google unisce “una delle scoperte più importanti del secolo precedente e una delle tecnologie più avanzate del prossimo secolo”. E poi: “Stiamo mettendo insieme passato e futuro con lo scopo di condividere il risultato”.
I Rotoli del Mar Morto sono stati ritrovati nel 1940 nella località di Qumran, Cisgiordania: sono scritti in giudaico, aramaico e greco e contengono parte della Bibbia ebraica. Oltre alla traduzione, Mountain View si occuperà della digitalizzazione dei novecento manoscritti costituiti da circa 30mila frammenti. L’intera collezione dei Rotoli venne fotografata negli anni ’50, ma l’accesso alle foto e ai documenti è stato limitato per molto tempo agli studenti e, a oggi, solo quattro restauratori sono autorizzati a maneggiare il materiale.

Autore
: Cristina Sciannamblo

Fonte: punto-informatico.it, 25/10/2010

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