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TPA CARABINIERI. Recupero beni archeologici in Francia.

Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e il paritetico Servizio Francese Office Central de lutte contre le trafic des Biens Culturels (O.C.B.C.), che ha operato congiuntamente all’Office Central de Répression de la Grande Délinquance Financière (O.C.R.G.D.F.), nonché in collaborazione con il Servizio Interpol – Italia, nella seconda decade di giugno hanno condotto a termine, in territorio francese, una vasta operazione finalizzata al recupero di beni archeologici apuli e lucani proventi da scavo clandestino nelle aree sottoposte a vincolo di Bari e Matera e illecitamente esportati oltralpe.
L’attività di indagine, svolta nell’ambito della rogatoria internazionale disposta dalla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Bari, autorizzata dal Procuratore Capo dott. Emilio Marzano, e con la partecipazione del Sostituto dott. Roberto Rossi, si è integrata con analoga inchiesta condotta dai Servizi francesi.

Le indagini, risultate perfettamente complementari, hanno portato, oltre all’identificazione dei soggetti dediti al reperimento in Italia e all’illecita esportazione in Francia dei beni archeologici, all’individuazione dei mercanti che a Parigi ponevano in vendita presso note e stimate gallerie d’arte i beni provenienti dagli scavi clandestini.
L’inchiesta francese è stata originata dalla presentazione, nel 2005, del catalogo d’asta del Crédit Municipal (Ente statale corrispondente al banco dei pegni), sul quale erano riprodotti dei beni archeologici di pregevole fattura provenienti dalla Puglia e dalla Basilicata.

Il deposito dei beni, falsamente presentati come facenti parte di una collezione familiare, aveva permesso ad un collezionista francese di beneficiare di oltre 2.000.000 €, somma reinvestita in beni immobili. Il valore commerciale dei beni archeologici sottratti illecitamente da siti archeologici del Sud Italia veniva dunque reimpiegato attraverso canali leciti, in una vera e propria attività di riciclaggio. Il traffico verso la Francia era promosso in Italia da due cittadini italo-francesi da anni residenti in quello Stato, sui quali erano in corso indagini autonome da parte del Nucleo TPC di Bari.
Tali indagini, pure avviate da tempo, riguardavano invece un gruppo di persone dedite allo scavo clandestino e alla illecita commercializzazione di reperti archeologici, con acclarati contatti in Francia.
La collaborazione dei due organismi speciali di polizia giudiziaria e il conseguente scambio info-operativo ha così permesso di acquisire una serie di elementi fattuali, rispettivamente utili alle due diverse indagini, che testimoniano inequivocabilmente la commissione dei reati di ricettazione e riciclaggio, in relazione alla legislazione sui beni culturali vigente nei due paesi.

Le perquisizioni, eseguite contemporaneamente a Parigi, Digione e Nizza dai Servizi Centrali francesi, supportati dai Carabinieri del TPC, hanno portato al sequestro dei seguenti beni, di sicuro interesse archeologico, il cui valore commerciale complessivo è stimabile in 2.000.000 €:
Nr. 12 crateri apuli a campana a figure rosse in ceramica di varie dimensioni;
Nr. 1 anfora apula a vernice nera;
Nr. 1 Idria di tipo etrusco;
Nr. 1 epichysis;
Nr. 1 kantharos;
Nr. 30 frammenti riconducibili ad un cratere a figure rosse in ceramica;
Nr. 5 frammenti in ceramica del pittore di Polignoto;
Nr. 9 reperti di varie forme e dimensioni consistenti in ciotole e coppe acrome;
Nr. 1 kyathos a vernice nera;
Nr. 16 monete di epoca romana/imperiale.

I beni erano esposti anche in importanti Galleria d’arte a Parigi sulla Senna.
Ulteriori beni archeologici italiani sono stati individuati e sono in corso ulteriori attività finalizzate al recupero degli stessi al patrimonio dello Stato e all’esame della copiosa documentazione acquisita..
Il traffico individuato è uno dei principali filoni di commercializzazione illecita all’estero dei reperti archeologici italiani. Attivo da  almeno 15 anni, il traffico prevedeva l’esportazione dei beni archeologici italiani, in numero variabile da 1 a 5 pezzi, almeno due volte l’anno.
Si stima che l’operazione eseguita, per numero di reperti commercializzati e per il livello qualitativo degli stessi, sia uno tra i più importanti successi operativi nel settore dell’archeologia.

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