ROMA. Antichi flussi migratori: nel DNA di siciliani, sardi e abitanti di altre isole mediterranee i geni delle popolazioni delle steppe asiatiche e dell’Iran.

Pubblicato il : 28 Febbraio 2020
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Un nuovo studio internazionale, a cui ha preso parte la Sapienza, ricostruisce le dinamiche migratorie post-neolitiche nelle isole del Mediterraneo occidentale e rivela nuovi dati sulla storia genetica degli abitanti. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Ecology & Evolution.
Fin dalla preistoria il Mar Mediterraneo ha rappresentato una delle principali rotte per le migrazioni marittime nonché centro delle relazioni commerciali e delle invasioni, ma la storia genetica delle isole di questo bacino è ancora poco documentata, nonostante i recenti sviluppi nello studio del DNA antico.
Un nuovo studio internazionale, nato dalla collaborazione tra ricercatori della Sapienza, dell’Università di Vienna, dell’Università di Harvard, dell’Università di Firenze insieme alla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le provincie di Sassari e Nuoro, ha analizzato il DNA di 66 individui preistorici per ricostruire la storia genetica delle antiche popolazioni delle isole del Mediterraneo, in particolare Sicilia, Sardegna e isole Baleari.
L’analisi del DNA antico di un gruppo di individui, risalenti a Neolitico, Età del Bronzo ed Età del Ferro, ha portato alla luce un modello complesso di migrazioni dall’Africa, dall’Asia e dall’Europa che varia in dinamiche e tempistiche per ciascuna delle isole del Mediterraneo. In Sicilia, ad esempio, è stata riscontrata una nuova discendenza a partire dalla media Età del Bronzo (2000-1550 a.C.), che si sovrappone cronologicamente con l’espansione della rete commerciale greco-micenea.
Una storia a sé è invece quella della Sardegna: gli antichi sardi provenivano dai primi agricoltori neolitici arrivati in Europa circa 8000 anni fa e mantennero le caratteristiche genetiche di quella popolazione fino alla fine dell’Età del Bronzo (1000 a.C.) anche se episodi di migrazioni marittime dal Nord Africa sono riscontrabili anche in epoche precedenti, come emerge dall’analisi di un individuo risalente alla seconda metà del terzo millennio a.C. risultato interamente di origine nordafricana. Gli studi hanno stimato che attualmente il 56-62% dei sardi proviene dal ceppo di epoca neolitica. Questa percentuale evidenzia, insieme agli altri dati ottenuti, che anche la Sardegna, come le altre regioni d’Europa, sia stata un crocevia per importanti movimenti e mescolanza di persone, nonostante tale fenomeno si sia verificato in maniera evidente dopo il 1000 a.C. e la prevalenza dell’etnia neolitica nell’attuale popolazione sarda.
Uno scenario ancora differente riguarda le isole Baleari: qui, durante l’Età del Bronzo (3300-1200 a.C.), l’arrivo della componente genetica correlata alle popolazioni delle steppe settentrionali del Mar Nero e del Mar Caspio non avvenne dall’Europa orientale, ma da quella occidentale, vale a dire dalle migrazioni di individui dalla penisola iberica.
I risultati di questa ricerca aiutano a comprendere e inquadrare i movimenti degli individui nel Mediterraneo occidentale durante periodi di alta intensità commerciale, come l’Età del Bronzo e del Ferro. Tutto ciò apre la strada a studi futuri sui movimenti migratori al tempo delle espansioni greca, fenicia e persino romana.

Riferimenti:
The spread of steppe and Iranian-related ancestry in the islands of the western Mediterranean – Fernandes D.M., Mittnik A., Olalde I., Lazaridis I., Cheronet O., Rohland N.,Mallick S., Bernardos R., Broomandkhoshbacht N., Carlsson J., Culleton B.J., Ferry M., Gamarra B., Lari M., Mah M., Michel M., Modi A., Novak M., Oppenheimer J., Sirak K.A., Stewardson K., Mandl K., Schattke C., Özdoğan K.T., Lucci M., Gasperetti G., Candilio F., Salis G., Vai S., Camarós E., Calò C., Catalano G., Cueto M., Forgia V., Lozano M., Marini E., Micheletti M., Miccichè R.M., Palombo M.R., Ramis D., Schimmenti V., Sureda P., Teira L., Teschler-Nicola M., Kennett D.J., Lalueza-Fox C., Patterson N., Sineo L., Coppa A., Caramelli D., Pinhasi R. & Reich D. – Nature Ecology & Evolution (2020) DOI –
https://doi.org/10.1038/s41559-020-1102-0

Info:
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