PADOVA PROTOSTORICA

Pubblicato il : 30 Giugno 2001

Il nostro viaggio nella Padova preromana non può che cominciare dalla tomba di Antenore, mitico eroe troiano fondatore della città. “eppure Antenore è potuto, sfuggendo dal mezzo delle schiere achee, entrare sicuro nelle insenature illiriche e fin nel cuore del regno dei Liburni, ha potuto varcare la sorgente del Timavo […] qui egli ha edificato la città di Padova, come dimora per i Teucri, ha dato un nome alla sua gente e appeso infine le armi troiane e qui ora riposa, composto in placida quiete.” (Virg. Aen. I,242 e sgg.). Così cantava Virgilio e per secoli il luogo del riposo dell’eroe omerico è stato identificato con la tomba che porta ancora oggi il suo nome, situata proprio nel cuore di Padova, a pochi passi dell’ex Albergo Storione, primo e più antico nucleo abitativo della città, e dalle Piazze, altro centro vitale di Padova in epoca romana e, soprattutto, nel Medioevo. Già da alcuni decenni si sa che la tomba di Antenore in realtà contiene le spoglie di un guerriero barbaro vissuto nel X sec. d.C., ma a noi piace continuare a vedere quella tomba come la sepoltura di Antenore. L’eroe troiano, amico di Enea, dopo varie peripezie seguite alla caduta di Troia, arriva sulle sponde venete e, risalendo il fiume, fonda, pochi chilometri all’interno, la città di Padova. All’epoca dell’approdo di Antenore, il luogo dove sorgerà la città veneta era molto diverso da quello che è oggi: il Medoacus/Brenta passava nell’attuale centro cittadino, formando una grande ansa al cui interno si svilupperà l’abitato protostorico e il Bacchiglione scorreva a sud del centro; così l’area racchiusa dall’ansa del Brenta e dal Bacchiglione assomigliava ad un’isola e si configurava come una zona ideale per l’insediamento umano. Abbiamo visto a grandi linee come si presentavano Padova e il suo territorio all’arrivo di Antenore. Dal luogo dove la tradizione lo vuole sepolto, ci spostiamo di poche decine di metri e troviamo il primo nucleo abitativo di Padova, nell’area dell’ex Albergo Storione (oggi sede della Banca Antonveneta). Qui, all’interno della grande ansa del fiume, vennero edificate alcune capanne, datate all’VIII sec. a.C., di legno su piattaforme. Erano il prototipo dei moderni monolocali: pianta quadrangolare ad un unico ambiente, con angolo cottura (il focolare). Il pavimento era in battuto d’argilla, economico e funzionale. Probabilmente il tetto era in copertura vegetale (frasche o paglia). Frequenti furono gli episodi di distruzione (per cause naturali e per incendi) dopo i quali vennero edificate nuove capanne sopra le precedenti. Durante una di queste ricostruzioni, l’area si conformò come un piccolo villaggio autonomo: varie capanne affiancate (sempre ad un unico ambiente e con focolare interno), una cisterna per la raccolta dell’acqua, focolari esterni (zone produttive? Aree d’incontro della comunità?), aree libere dalle capanne che dovevano essere spazi comuni usati per la coltivazione e per l’allevamento domestico. Questo piccolo villaggio, adatto per un nucleo familiare esteso, non era l’unico. Prima della fase urbana, ossia prima che si possa parlare di Padova come di una città, esistevano vari villaggi all’interno dell’ansa del Brenta, tutti collegati da sentieri in terra e tutti appartenenti alla stessa comunità. Poco distante dall’area dell’ex Albergo Storione, proseguendo verso ovest, nel VI sec. a.C., nell’area di via Dietro Duomo, si sviluppò un altro importante nucleo abitativo. Le capanne erano simili a quelle dell’epoca precedente, ma l’abitato era più articolato; vi erano delle canalette di scolo, delle palizzate (forse per contenere in parte le esondazioni del fiume che scorreva pochi metri più a nord), ambienti adibiti a magazzini e a silos. Le capanne erano disposte ortogonalmente le une rispetto alle altre. Questo è un dato importante perché ci troviamo di fronte al primo tentativo di sistemazione urbana che le testimonianze archeologiche di Padova ci offrano. Anche gli abitanti di questo ‘quartiere’ vivevano di coltivazione, di allevamento e di pesca. Non mancavano attività artigianali: numerosi erano i ceramisti, come pure i falegnami, che spesso erano impegnati a costruire o a riparare le capanne e i ponti (un indizio della presenza di queste strutture viene dall’area esaminata sopra, quella dell’ex Albergo Storione). Lavoratori con una certa specializzazione dovevano essere i costruttori di barche, che servivano agli abitanti per le attività di pesca e, soprattutto, per raggiungere la laguna e il mare percorrendo il Medoacus. Padova aveva uno stretto rapporto con l’acqua e con il mare. Un primitivo scalo portuale sul Brenta si trovava all’altezza dell’odierna Riviera dei Ponti Romani (che già nel nome ricorda la presenza dell’acqua). Solamente nel V sec. a.C. (seconda Età del Ferro) si può parlare, a Padova, di una fase urbana, come testimonia l’area dell’ex Pilsen (vicino a piazza Insurrezione) il cui abitato vive fino all’epoca romana. Dai monolocali si passò ai bilocali, con una zona giorno caratterizzata dalla presenza di un focolare. Le capanne erano in legno, compreso il tetto, e spesso presentavano un portico antistante la porta d’ingresso. Anche in quest’area la vita doveva svolgersi in maniera simile a quella del secolo precedente: agricoltura, allevamento, artigianato, commerci (in questo periodo il baratto venne gradualmente sostituito con forme di commercio più complesse, tanto che viene sentita l’esigenza di utilizzare un primitiva forma di moneta, l’aes rude). Padova, quindi, presentava un paesaggio articolato, fatto di villaggi, aree ‘selvagge’, pascoli, campi, orti, vari villaggi (alcuni grandi, altri composti da poche capanne), infrastrutture come sentieri e ponti. Molti di questi elementi sopravviveranno, trasformati, anche in epoca romana. Abbiamo così visto a grandi linee lo sviluppo di Padova preromana. Per completare il quadro manca un itinerario nei luoghi delle città dei morti (le necropoli), che erano tutte situate all’esterno delle aree abitate, ad est del Brenta, oltre la grande ansa verso la laguna e il mare. A questo’ però, dedicheremo un altro articolo.
Fonte: Redazione
Autore: Marco Simonetti
Cronologia: Protostoria

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