MODICA – ISPICA (Rg). Passeggiata archeologica alla Cava d’Ispica.

Pubblicato il : 28 Aprile 2011
Cava_Ispica-Manifesto
Domenica 15 maggio 2011

Programma della giornata:
– h. 9,00, raduno e partenza da Modica con servizio autobus gratuito da piazzale Falcone Borsellino (ingresso Modica bassa);
Visita alla Catacomba Larderia, Grotte cadute, Ginnasio, chiesa della Spezieria ed ipogei Finocchiara;
– h. 14,00, arrivo al rifugio Pernamazzone: pranzo al sacco a carico dei partecipanti;
– h. 15,30, partenza con gli autobus per Parco Forza: visita ai monumenti;
– h. 18,00, rientro a Modica, Piazzale Falcone Borsellino.

Info:
E-mail: parco.archeo.cavaispica@regione.sicilia.it – tel. 0932249469

LA CAVA D’ISPICA
La cava Ispica è una valle lunga circa 13 Km che si snoda, in direzione NO-SE, nei territori degli attuali comuni di Modica, Rosolini ed Ispica. Scavata dal torrente Busaitone presenta i fianchi rocciosi talora strapiombanti, perforati da migliaia di grotte.
ISPICASi tratta di un palinsesto in negativo di testimonianze archeologiche, che, unitamente, alla suggestione esercitata dal paesaggio, ha sempre attratto l’attenzione dei visitatori, a cominciare dai viaggiatori stranieri del Settecento.
La vita a cava Ispica procede pressoché ininterrottamente dall’età preistorica fino ai nostri giorni sebbene le testimonianze archeologiche siano riferibili soprattutto a tre lunghi periodi di vita: l’antica età del bronzo, la tardantichità ed il Medioevo, ovvero ai periodi in cui l’uomo si cimenta con l’architettura in negativo.
La più antica documentazione archeologica risale all’antica età del bronzo (facies castellucciana 2200-1450 a.C.), al cui periodo si attestano  numerosi insediamenti come quello, partendo da Nord verso Sud, di Baravitalla, Cava Lavinaro, Calicantone, Finocchiara, Scalepiane, Scalaricotta per ricordare i gruppi più importanti.
Questi insediamenti continuano nella media e forse anche tarda età del bronzo come attesta la straordinaria presenza di tombe a tholos, alcune  di recentissima scoperta, lungo tutta la vallata e maggiormente concentrate allo sbocco presso la contrada San Marco-Favara ad Ispica.  
Poche sono le testimonianze ascrivibili all’età protostorica e al periodo della colonizzazione greca: quest’ultime in particolare sono concentrate nella parte meridionale della cava presso la contrada Albero dei Sospiri, dove venne scoperta una necropoli di VII-VI sec. a.C.
Una ricca documentazione inizia ad emergere  anche per l’età ellenistica, al momento concentrata, nella parte settentrionale della cava a cui sono anche da riferire le recenti scoperte di camere ipogeiche con iscrizioni in greco pertinenti ad aule assembleari.  
Ma è soprattutto con la tarda età romana che la documentazione si infittisce.  
A questo periodo si possono attribuire le necropoli, scavate nella roccia in piccoli ipogei funerari oppure vere e proprie catacombe, alcune delle quali molto grandi pertinenti ad intere borgate.
Le più grandi sono costituite dalla catacomba di San Marco Favara ubicata allo sbocco della cava e quella della Larderia ubicata nella parte settentrionale. Si tratta di grossi impianti comunitari che molto probabilmente iniziano ad essere ricavate, almeno per la catacomba della Larderia, già sul finire del III sec. d.C. Nella parte settentrionale della Cava resta a testimoniare la diffusione del nuovo credo religioso una delle più antiche chiese del territorio quella di San Pancrati attribuita alla metà del VI sec.
Con la conquista araba (anno 844-45) le modalità d’insediamento subiscono dei forti cambiamenti: forse è proprio in questo periodo che prende avvio il fenomeno del trogloditismo.
FORZAQuesta particolare forma di habitat, che coinvolge anche monumenti importanti come le chiese, si riscontra pienamente affermata dall’età normanna fino al XIV sec.
Dal XIV sec. in poi fino al disastroso terremoto del 1693 la vita nella cava continua con una maggiore concentrazione verso la parte meridionale attorno all’acrocoro della Forza, che diventerà la sede governativa della città di Spaccaforno.
Qui è possibile distinguere una parte residenziale con il Palazzo marchionale edificato in muratura e le sue corti mirabilmente pavimentate in giochi geometrici di acciottolato, le scuderie e le camere di servizio al palazzo ricavate nella roccia. Ancora i ruderi della chiesa della SS. Annunziata posta sulla parte meridionale dell’acrocoro, mentre dalla parte opposta è possibile ammirare uno dei tunnel più straordinari ricavati nella roccia con scale che conducono al letto del torrente: il cosiddetto centoscale. Alle pendici dell’acrocoro e attorno si sviluppa tutta la restante parte dell’antica Spaccaforno con abitazioni, mulini, frantoi, etc. interamente ricavati nella roccia.

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