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Michele Zazzi. Il piombo (disco) di Magliano (GR).

Nella tenuta di Santa Maria in Borraccia, vicino al luogo in cui sorgeva l’omonimo monastero, nei pressi di Magliano, il 25 febbraio 1882, durante alcuni lavori agricoli, fu rinvenuto un dischetto lenticolare di piombo, recante un’iscrizione in alfabeto etrusco e databile al V secolo a.C. Non si sa con esattezza dove fu trovato; non pare fosse in una tomba. Sempre nella stessa zona sarebbe stato ritrovato, poco tempo prima, un altro reperto simile, del quale, tuttavia, si è persa ogni traccia.

La lamina bronzea (7 x 8 cm; peso gr. 191) fu consegnata dai contadini ritrovatori ai fratelli Gustavo e Luigi Bisatti, proprietari del terreno. In un primo momento l’autenticità del documento fu messa in dubbio dagli studiosi. Luigi Busatti contattò l’allora Direttore del Regio Museo Archeologico di Firenze Luigi Adrano Milani e nel 1988 il piccolo disco fu venduto al Museo di Firenze per la cifra di 1000 Lire.

Il piombo di Magliano, databile al V secolo a.C., comprende 76 parole; si tratta della quinta iscrizione etrusca più lunga. Le parole sono incise sulle due facce, con un andamento a spirale dall’esterno verso il centro. Il significato di molti termini contenuti nel documento non ci è noto e l’interpretazione del testo risulta estremamente complessa.
Nella faccia A le parole, separate da un punto, sono delimitate da una linea a spirale. Il testo è organizzato in tre sezioni evidenziate da file di tre punti sovrapposti. Le iscrizioni sulla faccia B non sono delimitate dalla linea di contorno, non tutte le parole sono separate da un punto e la parte finale al centro è evidenziata da un segno di paragrafo incurvato.
Nel testo sono richiamate alcune divinità. Nella faccia A le tre sezioni sembrerebbero connesse a tre divinità: si fa riferimento a Cautha (divinità solare o lunare e sotterranea), Maris (forse Eros e Marte) e Aiseras, che potrebbe significare dei in senso generico (secondo Devoto si tratterebbe di una divinità femminile associata a Tin). Nella faccia B si fa menzione di Thanra (Thanr), Calus (signore degli inferi), Suri (nome alternativo a Calus) e forse Tinia (Tinin).
Nel documento si trova anche la parola cepen (= sacerdote) e si farebbe riferimento a prescrizioni rituali (offerte, preghiere) da compiere nel tempo (avil = anno, tiu = mese e tin = giorno) in determinati luoghi. La lamina inoltre contiene il nome della famiglia Murina (murinasie) e fa riferimento ai defunti (nesl).
La ricorrenza di teonimi – la maggior parte delle divinità inscritte sul documento presentano connessioni con il mondo infero e l’aldilà – consente di collocare il testo tra le iscrizioni sacre.

Si è escluso che il piombo in commento possa essere ricondotto nell’ambito della defixio (maledizione).
Il documento secondo un’ipotesi potrebbe consistere in una invocazione agli dei dell’oltretomba a suffragio di un morto (per alcuni interpreti si tratterebbe di un defunto morto all’età di ottanta anni), con indicazione di prescrizioni rituali da celebrare seguendo un calendario.
Secondo una diversa tesi si tratterebbe di un amuleto dedicatorio.
Il disco forse fu conservato da un/una parente del defunto (la moglie?) per adempiere le prescrizioni, secondo una diversa opinione la lamina era custodita nell’archivio di un santuario.
Recentemente – dall’11 luglio all’11 ottobre 2026 – il reperto è temporaneamente esposto presso il Museo Archeologico di Magliano nel contesto della mostra “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca”.

Sul piombo di Magliano cfr., tra gli altri:
– Daniele F. Maras, Il piombo di Magliano Nel labirinto della lingua etrusca in Archeo Attualità del Passato, settembre 2026 n. 492, pagg. 6 e ss.;
– Giulio M. Facchetti, L’enigma svelato della lingua etrusca La chiave per penetrare nei segreti di una civiltà avvolta per secoli nel mistero, Newton & Compton Editori, 2000, pagg 259 e ss.;
– Adriano Maggiani, Gli Etruschi maestri di scrittura Società e cultura nell’Italia antica, Silvana Editoriale, 2015, pagg. 108-109;
– Marco Bortolomasi, Ester Cantini, Daniela Tagliazucchi Il Disco (o Piombo di Magliano): ipotesi di studio tra storia e archeologia in Atti Soc. Nat. Mat. Modena, 155 (2024), pagg. 348 e ss.;
– Antonio Garcia, La targa di piombo di Magliano, l’iscrizione a spirale del V secolo a.C. che rivela i segreti della religiosità etrusca, 5 marzo 2026 nel sito internet labrujulaverde.com;
notizie ed immagini sul documento nel sito Facebook “Museo Archeologico Nazionale di Firenze”.

Di seguito immagini del piombo di Magliano.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

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