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IRLANDA. Newgrange, l’immenso Sepolcro più antico delle Piramidi d’Egitto.

Nella vicina Inghilterra ancora non c’era traccia del gigantesco anello di megaliti che oggi conosciamo come Stonehenge, il più suggestivo e misterioso monumento preistorico della Gran Bretagna. Nel lontano Egitto la Piramide di Cheope era molto di là da venire: fu costruita sei secoli dopo Newgrange (Brú na Bóinne in lingua irlandese), una grande tomba risalente all’incirca al 3200 a.C, che domina un complesso neolitico tra i più importanti d’Europa.
Nella verde Irlanda, gli uomini del neolitico trovarono qualche forte motivazione per impegnarsi nella costruzione di monumenti rituali che devono aver richiesto uno sforzo enorme, sia in termini di tempo, sia di lavoro. Perché oltre a Newgrange, altre tombe ugualmente imponenti, e con la stessa struttura, si possono trovare in un territorio che oggi occupa diverse contee.
E’ verosimile che chi ha costruito Newgrange abbia avuto una forte influenza in aree estese dell’Irlanda, ma al di là della capacità costruttiva e degli scopi rituali che possono averli animati, di questi straordinari architetti della preistoria non si sa praticamente nulla.
Il professor Muiris Ó Súilleabháin, della Scuola di Archeologia dell’Università di Dublino, li definisce “estremamente sfuggenti”, perché non è rimasto niente che possa testimoniare la vita quotidiana di quei costruttori di tombe: “Non ci sono prove di un insediamento su larga scala che spiegherebbe l’organizzazione e il grado di sofisticazione mostrate nelle tombe”.
Newgrange è un esempio notevole di “tomba a corridoio”: un gigantesco tumulo di forma circolare, contenuto da un muro di ciottoli di quarzo bianco e granito, provenienti anche da luoghi molto lontani, con un tetto di erba verde.
76 metri di diametro per un’altezza di 12 e complessivi 4500 metri quadrati: sono le dimensioni del gigantesco tumulo, che copre un corridoio lungo 19 metri, in fondo al quale si allarga una camera con tetto a volta, da dove si aprono altre tre stanze più piccole.
Resti umani di diverse persone, cremati e non, sono stati trovati all’interno delle camere piccole, ma questo non significa che Newgrange fosse una semplice tomba collettiva.
Più probabilmente era un luogo dove venivano officiate cerimonie religiose, forse legate al culto dei morti e forse anche a credenze basate sull’astronomia.
Quasi certamente per il popolo che costruì il tumulo (e gli altri simili), il sole aveva una parte fondamentale nei riti religiosi: l’ingresso alla tomba è allineato con il sorgere del sole nel giorno del solstizio d’inverno.
Cinquemila anni fa, esattamente all’alba di ogni 21 dicembre (oggi avviene circa 4 minuti dopo), attraverso un’apertura posta sull’ingresso, chiamata tettuccio, la luce inondava la camera interna, facendo risplendere le incisioni sulle pietre e illuminando il corridoio per circa 17 minuti.
Era il segno tanto atteso che finalmente i giorni avrebbero ricominciato lentamente ad allungarsi, portando alla ciclica rinascita dei campi e della vita.
Il luogo di culto di Newgrange fu probabilmente abbandonato già verso la fine del neolitico, anche se tornò probabilmente in uso nei primi secoli dopo Cristo, tanto che all’interno sono stati trovarti reperti di epoca romana (320/337 d.C.).
Poi tutti si dimenticarono della grande tomba, che fu ritrovata per caso nel 1699.
Nessuno, nel corso dei decenni e dei secoli successivi riuscì a dare delle risposte alle tante domande che il tumulo faceva sorgere: era opera dei fenici, oppure dei visitatori romani che adoravano Mitra (l’Irlanda non fu mai annessa all’Impero Romano), o forse erano arrivati in Irlanda gli antichi egizi, o i meno lontani Vichinghi?
Nessuno prese in considerazione l’idea che il tumulo potesse essere opera di un popolo nativo.
Solo gli scavi compiuti dal professor Michael O’Kelly, tra il 1962 e il 1975, hanno in gran parte risolto il mistero. Fu lui ad accorgersi, il 21 dicembre 1967, che i lontanissimi antenati neolitici avevano voluto onorare il sole e i loro morti con una costruzione che impressiona ancora oggi, dopo cinquemila anni. Perché il ciclo della vita e della morte, il rincorrersi delle stagioni in un continuo addormentarsi e risvegliarsi, sono immutabili e immutati (anche se, si dice, non ci sono più le mezze stagioni. Ma questa è un’altra storia).

Autore: Annalisa Lo Monaco

Fonte: www.vanillamagazine.it, 4 giu 2019

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