IL CAIRO (EGITTO) – Il tempio ad “Ammone che fortifica”

Pubblicato il : 24 Febbraio 2003

Fu eretto da Nectanebo I, l’ultimo dei faraoni egiziani, il tempio riportato alla luce qualche giorno fa da una spedizione guidata dall’archeologo italiano Paolo Gallo, dell’Università di Torino.

La missione è stata finanziata inizialmente dall’industriale torinese Massimo Foggini, il cui nome è legato alla recente scoperta di una grande cavità preistorica nel deserto del Sahara. L’impresa è stata sostenuta logisticamente dall’ambasciata italiana al Cairo.

Gallo, fondatore del Centro della Missione Archeologica Italiana di Alessandria d’Egitto (Cmaia, 1997), ha interrotto momentaneamente gli scavi in corso sull’isola di Nelson, vicino ad Abuqir che lo vedono impegnato nello studio di una fortezza fondata dai coloni di Alessandro Magno e dei resti umani dei marinai inglesi che sconfissero Napoleone.

In prossimità delle rive del lago salato di Bahrein, l’archeologo ed i suoi collaboratori hanno individuato i resti di un tempio risalente al 380-360 a. C. ed eretto dal faraone Nectanebo I, signore che controllava la foce del Nilo e riscuoteva tasse da chiunque vi si addentrasse.

Nell’antichità, racconta Gallo, Bahrein era una piccola oasi, il cui nome geroglifico era Imespep, nodo importante per il traffico carovaniero in quanto legava l’oasi di Siwa a quella di Bahareya. Con la costruzione di un tempio Nectanebo I intese valorizzare le oasi occidentali dell’Egitto e migliorare i collegamenti carovanieri con la valle del Nilo. In epoca bizantina, quando le carovane si diradarono, l’edificio fu abbandonato.

Riccamente affrescato e lungo una ventina di metri, il tempio è composto da una sala ipostila con sei colonne, dalla quale si arriva al sancta sanctorum, dedicato dal faraone ad un particolare culto locale del dio Ammone, l’”Ammone che fortifica”.

Dalle fotografie dei blocchi riportati alla luce si valuta l’ottimo stato di conservazione dei colori dei rilievi e dei disegni che mostrano Nectanebo in posizione di offerta di terreni ad una divinità locale criocefala.

La preoccupazione degli archeologi è ora quella di sottrarre i grandi blocchi all’azione del forte vento della zona, che potrebbe danneggiarli in maniera irreparabile. Ancora una volta però ci si deve confrontare con la mancanza di fondi e di mezzi: per il trasporto di reperti così pesanti, i fuoristrada a disposizione degli studiosi potrebbero rivelarsi inadeguati poiché le ruote affonderebbero nella sabbia. Gallo intende chiedere aiuto all’esercito, ma non nasconde la sua preoccupazione per il futuro della missione.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno 18/02/03
Autore: Grazia Modroni
Cronologia: Egittologia

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