Giuseppe SGUBBI, Quintario: un’importantissima strada della centuriazione romana.

Pubblicato il : 7 Dicembre 2010

In ordine di larghezza, queste sono le strade tracciate dagli agrimensori romani: 1° Decumano Massimo metri 12; 2° Cardine Massimo metri 6; 3° Quintario metri 3,50; 4° “strade  centuriali”  metri 2,30.

Queste strade, eccetto il Quintario, sono state ampiamente descritte e commentate dagli studiosi di agrimensura, mentre invece il Quintario, da quello che mi risulta,  è ancora quasi un “oggetto misterioso”; infatti dalla stragrande maggioranza di loro non è citato, e, quei pochi che lo hanno citato, lo hanno fatto solo per confermarne l’esistenza. Più volte, ma senza grandi approfondimenti ho segnalato la grande utilità del rintracciamento dei quintari, con questo articolo intendo spiegare bene il mio punto di vista.

Anzitutto una indispensabile premessa: quello che dirò corrisponde esattamente alla situazione della parte occidentale della centuriazione faentina (Faenza), ovviamente, per trarne delle conclusioni definitive, occorre fare il confronto con altre zone centuriate.

Per meglio capirci, inizierò facendo presente alcune cose che tutti sanno. Quando gli agrimensori romani decidevano di centuriare un nuovo Ager, per prima cosa sceglievano dove fondare il forum: fatta la scelta, possibilmente in zona centrale e quasi sempre in prossimità di un corso d’acqua, tracciavano due strade a croce, un Decumano Massimo ed un Cardine Massimo, e con queste strade, verso i quattro punti cardinali, continuavano fin dove intendevano segnare il confine dell’Ager, oppure fino a quando il terreno lo permetteva.

Fatto questo, ogni 20 actus, circa 705 metri, tracciavano, parallelamente ai Decumani ed ai Cardini, altre strade, le così dette “centuriali”. Conseguentemente a questa pratica  venivano a formarsi dei quadrati, le così dette centurie, in questo caso 20×20 actus, cioè circa 50 ettari di superficie. Per ragioni non sempre conosciute, a volte le misurazioni in actus erano diverse;  21×20, 24×20 ecc, in tal caso  non ne uscivano dei quadrati, ma dei rettangoli, ma per il tema qui trattato la situazione non cambia.

A questo punto entra in “scena” il problema Quintari. Ogni 5 strade, sia nel verso dei Decumani che nel verso dei Cardini, veniva tracciata una strada leggermente più larga detta appunto Quintario.

Per quale ragione questa quinta strada rivestiva una grande importanza? Quintari dovevano essere sia il Decumano che il Cardine massimo; lungo i Quintari dovevano essere eretti i vici, i pagi ed i santuari, il confine dell’ager doveva essere segnato da un quintario.

Questi primi dati ci dicono quanto sia importante rintracciare i quintari: rintracciarli correttamente significa dare un grosso contributo non solo ai problemi di confine, ma, in particolare, favorire la ricerca di molti agglomerati dell’epoca. L’utilità non riguarda solo il periodo romano, riguarda anche il periodo medioevale ed altomedioevale; infatti lungo i quintari, e solo lungo tali vie, sono stati successivamente erette le pievi, le parrocchie ed i castelli; non solo, molti confini attuali di comune sono ancora segnati dai quintari. Si potrebbe affermare, e non sarebbe una esagerazione, che i quintari sono più importanti dei Decumani e dei Cardini Massimi.

Fatta presente l’importanza, occorre anche tener presente con che “regola” o con che “schema” questi Quintari venivano tracciati; in caso contrario, difficilmente possono essere rintracciati.

Purtroppo, per tracciare i Quintari venivano usati due “schemi”, uno per comodità detto “secondo Frontino” e l’altro detto “secondo Igino Gromatico”. Prima di analizzarli occorre fare  una importante  precisazione: nei catasti romani i Cardini ed i Decumani Massimi erano indicati solo con le loro iniziali, CM e DM, e non numerati. Le strade dette “centuriali” venivano  indicate con la dicitura cardini oppure decumani e progressivamente numerati, primo, secondo, terzo, ecc. I quintari venivano numerati progressivamente e citati col loro nome, primo quintario, secondo quintario, ecc. Naturalmente, al riguardo di queste ultime strade, per distinguerle dalle altre consimili, veniva pure aggiunto la parola “sinistro”,  se sulla sinistra del  cardine o decumano massimo, oppure “destro” se si trovava  sulla destra.

Schema secondo Igino Gromatico: giustamente, come abbiamo detto, il cardine oppure il decumano massimo non doveva essere indicato con un numero, perciò, escludendo queste ultime e dovendo la numerazione interessare solo le altre strade, diventavano giustamente  quintari, la numero 5, la 10, la 15, ecc.

Al seguito di questo “schema” si formavano dei quadrati, detti Saltus, di 25 centurie.

Schema secondo Frontino: purtroppo non sempre veniva usato il corretto schema prima indicato, qualche volta si commetteva l’errore di iniziare la numerazione delle strade  includendo, oltre al  cardine o decumano massimo, anche i quintari; al seguito di questo errore finivano per venire considerati quintari la numero 5, la numero 9, la numero 13, ecc. Al seguito di questo errore venivano formati dei “saltus” di 16 centurie.

Nella centuriazione faentina è stato usato l’erroneo schema detto “secondo Frontino”.

Il Legnazzi (1885-1886), nell’intento di elaborare la centuriazione fra Imola e Faenza, ignorando l’errore commesso dagli agrimensori in questa zona, sbagliò completamente la sistemazione dei quintari: infatti non considerò quintario il cardine massimo faentino ed il cardine massimo imolese.

Al seguito di queste note appare evidente che per la utilissima ricerca dei quintari, occorre tener conto  dei possibili errori commessi.

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