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EUROPA SETT.: Il mistero delle mummie del Nord.

Sepolte per millenni nelle torbiere dell’Europa settentrionale, le mummie delle paludi hanno rappresentato a lungo un enigma che, grazie a nuovi studi, ora sembra avere una soluzione.
Oltre 500 corpi risalenti a un periodo compreso tra l’800 a.C. e il 200 d.C. scoperti solo in Danimarca, e molti altri rinvenuti in Germania, nei Paesi Bassi, in Regno Unito e in Irlanda: le cosidette mummie delle torbiere rappresentano da decenni un enigma per gli archeologi.
Grazie alle particolari condizioni acide e prive di ossigeno che caratterizzano le torbiere, nella maggior parte dei casi oltre agli scheletri si sono conservati quasi perfettamente anche la pelle, i capelli, i vestiti e addirittura il contenuto dello stomaco. Ma chi erano quegli individui, e perché furono uccisi?
L’Uomo di Tollund, trovato nel 1950 nello Jutland danese con una corda al collo, e oggi conservato nel museo danese di Silkeborg (nella foto), è forse la mummia delle torbiere più conosciuta nel mondo.
“Con la sua barbetta di tre giorni, sembra che da un momento all’altro possa riaprire gli occhi e parlarti. Una sensazione che neanche Tutankhamon può farti provare”, dice Karin Frei Margarita, una ricercatrice che studia i corpi mummificati per il Museo Nazionale della Danimarca.
Nei musei danesi sono conservate una trentina di mummie, che da decenni gli scienziati analizzano per comprendere l’origine di questo particolare rito funebre e le cause della morte. Alcuni corpi presentano delle ferite orribili, come la gola tagliata; altri invece, sarebbero stati sacrificati e sepolti nelle torba e non cremati, come invece si usava in quelle comunità, perché criminali, schiavi o persone comuni. Tacito, lo storico romano, aveva avanzato questa ipotesi già nel I secolo d.C. immaginando che i corpi appartenessero appunto a disertori e a criminali.
Ma secondo una nuova ricerca ancora in corso, sembra che la reale spiegazione sia completamente opposta. Queste persone, da vive, erano considerate membri “speciali” delle loro comunità della prima età del Ferro. Le nuove analisi chimiche svolte su due corpi femminili provenienti dalle paludi danesi di Huldremose e Haraldskær dimostrano che le due donne avevano viaggiato a lungo prima della loro morte e che anche i loro abiti, realizzati in maniera molto elaborata, erano stati realizzati in terre straniere.
“In genere si sacrifica quello che ha significato e valore, e forse queste persone che avevano viaggiato a lungo erano considerate in modo particolare”, ha spiegato Frei all’Euroscience Open Forum che si è svolto a Copenaghen lo scorso mese di giugno.
Per gli uomini del Neolitico le torbiere, oltre a rappresentare un’importante risorsa naturale, erano considerate come luoghi simbolici, una sorta di ingresso dell’aldilà, prosegue Ulla Mannering, un’esperta di tessuti antichi del Museo Nazionale della Danimarca. Erano una preziosa fonte di combustibile domestico e di minerali; vi si deposita il cosiddetto ferro di palude, che all’epoca veniva lavorato per produrre armi e strumenti. Secondo Mannering, nella preistoria, “quando si prendeva qualcosa dalla natura, in cambio si doveva offrire qualcos’altro”. Forse per questo motivo gli abitanti dei villaggi danesi depositavano i loro “doni” – abiti, scarpe, animali macellati e per quasi cinque secoli anche corpi umani – nelle torbiere. Le culture dell’età del Ferro non hanno però lasciato testimonianze scritte, così le loro credenze e usanze religiose restano sconosciute.

Autore: Christine Dell’Amore

Fonte: http://www.nationalgeographic.it, 31 luglio 2014

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