COSENZA. Tesoro di Alarico: allarme per scavi clandestini.

Pubblicato il : 27 Gennaio 2010
Il Fuhrer spedi’ il fido Heinrich Himmler in Italia, ma nonostante le consulenze degli storici tedeschi, gli scavi alla periferia di Cosenza non diedero alcun risultato.
Si deve a due fratelli appassionati di archeologia, Natale e Francesco Bosco, l’ultimo tentativo di chiarire il mistero. Da anni i due, partendo dalla convinzione che la deviazione del Busento non sarebbe mai potuta passare inosservata, nemmeno nel 410 d.C., hanno individuato un sito poco distante da quello nel quale si sono svolte le ricerche.
L’elemento della confluenza dei fiumi c’e’, ma si tratta del Caronte all’altezza della confluenza con il Canalicchio.
Il luogo e’ quello ideale perche’ si tratta di una vallata deserta che anticamente si trovava nella stessa direzione di un collegamento con il mare. In piu’ Francesco e Natale Bosco hanno individuato una enorme croce scolpita sulla roccia (sicuramente opera dell’uomo) in una localita’ il cui toponimo di origine gotica, “Rigardi”, significa, appunto, “osservare con rispetto”. Dall’altro lato della vallata, all’interno di due grotte naturali a strapiombo nella roccia, hanno trovato un altare di probabile origine gotica scolpito un po’ rozzamente.
Ma l’elemento ancora piu’ interessante, che ha convinto i due appassionati di archeologia di aver scoperto davvero la tomba di Alarico, e’ che l’altare poggia su uno strato di sabbia di fiume (l’hanno fatta analizzare da un geologo) del tutto innaturale all’interno di una grotta calcarea di origine vulcanica. Stessa storia all’interno della grotta piu’ piccola, dove anche a occhio ci si accorge di camminare su sabbia “riportata”.
Il luogo e’ quello ideale perche’ si tratta di una vallata deserta che anticamente si trovava nella stessa direzione di un collegamento con il mare.
Nel corso degli anni, Natale e Francesco Bosco hanno tentato tutte le strade possibili e, ovviamente, legali per ottenere il permesso di scavare ma non sono mai stati autorizzati. Ora il pericolo e’ che lo scavo sia condotto da tombaroli senza scrupoli a caccia delle 25 tonnellate di oro e 150 d’argento di che si favoleggia siano sepolte insieme ad Alarico.
Per questo i due appassionati di archeologia sollecitano il ministero dei Beni Culturale ad intervenire rapidamente per verificare le ipotesi che parlano della sepoltura di Alarico proprio in quelle grotte.
Se il tesoro venisse alla luce, infatti, per la Cosenza e la Calabria tutta, sarebbe una sorta di jackpot per il richiamo turistico.

Fonte: Agi.it, 27/01/2010

Print Friendly, PDF & Email
Partners