CHIOMONTE (To). L’area de “La Maddalena”, la necropoli è militarizzata.

Pubblicato il : 10 Marzo 2012
Chiomonte_La_Maddalena
Località “La Maddalena” – neolitico (IV e il III mill. a.C.), età preromana, romana, medievale.
Destino beffardo quello della cosiddetta necropoli de La Maddalena la cui sorte sembra esser indissolubilmente legata alle opere infrastrutturali della Val di Susa. I suoi resti risalenti all’età neolitica, erano stati riportati alla luce nel 1984 durante i lavori per la realizzazione dell’autostrada del Fréjus ma il 3 luglio scorso, a seguito di un’azione a danno dei manifestanti No Tav, le ruspe delle forze dell’ordine hanno attraversato noncuranti l’area archeologica danneggiando gravemente i lacerti delle tombe.

Storia dello scavo

Nel 1986 il Gruppo Archeologico Torinese (GAT) venne chiamato dal prof. Aureliano Bertone a collaborare con la Soprintendenza Archeologica del Piemonte per un saggio esplorativo in località La Maddalena di Chiomonte.
La storia dei rinvenimenti in questa zona aveva avuto inizio sin dagli anni Cinquanta con una comunicazione del geologo Capello sul Bollettino della Società Geografica Italiana. Da allora molti si fecero promotori di ricerche che non diedero risultati significativi. Fino a quando, essendo il sito interessato dal passaggio dell’autostrada del Frejus allora in costruzione, la Soprintendenza fece sospendere i lavori per accertare la reale consistenza archeologica ed effettuare un eventuale intervento di salvataggio.
L’indagine esplorativa, condotta tra 1986 e 1987 grazie all’apporto determinante dei volontari del GAT, appurò l’esistenza di un sito dall’estensione notevole.
Dopo solo un anno di pressoché ininterrotto lavoro, la massa dei ritrovamenti era già enorme. Si contavano centinaia di migliaia di reperti ceramici e migliaia di manufatti litici sia in selce che in pietra levigata.
In breve tempo, la complessità e la vastità del sito, unitamente ai tempi brevi imposti dalla Società appaltatrice dell’autostrada che sollecitava lo sgombero della zona per procedere nei lavori, richiesero il necessario ricorso a una cooperativa archeologica; ciò rese marginale, negli anni successivi, l’apporto volontaristico, che tuttavia non venne mai a mancare.
I soci del Gruppo continuarono la loro opera di presenza sul cantiere, partecipando attivamente alle attività di ricerca, presidiando l’area anche durante i giorni festivi per evitare l’intrusione di estranei.
Nel corso delle indagini, in particolare nei primi due anni, sono stati presenti a Chiomonte 23 volontari del GAT per un totale di oltre 2000 ore lavorative.
Sin dai primi ritrovamenti prese anche forma l’idea del prof. Bertone di creare un Museo destinato ad accogliere il copioso materiale del sito. La prima sede del museo, nel Palazzo Levis di Chiomonte, fu allestita grazie alla collaborazione fattiva dei soci del GAT. Nel 1987 nel Museo di Chiomonte venne allestita la mostra “5000 anni fa CHIOMONTE“, esposizione didattica a cura della Soprintendenza Archeologica del Piemonte e del Gruppo Archeologico Torinese, con il patrocinio del Comune di Chiomonte. Dopo qualche anno il museo fu spostato direttamente a La Maddalena, nei locali vicino agli scavi, dove si trova tutt’ora ma con un allestimento del tutto rinnovato.
L’area archeologica di Chiomonte, indagata per oltre 12 mila metri quadrati, si trova su un terrazzo di origine fluviale a circa 800 metri s.l.m., caratterizzato dalla presenza di grossi massi di frana; quest’ultima pare essere stata la causa che ha determinato la distruzione dell’insediamento neolitico.
La datazione colloca l’antico abitato tra il IV e il III millennio a.C., con principale riferimento a un orizzonte chasseano (da Chassey, in Francia). Vi è pure qualche sporadica presenza della cultura dei Vasi a Bocca Quadrata (diffusa nella bassa val di Susa e in tutta la Pianura Padana), che suggerisce l’esistenza di scambi con gli insediamenti della bassa valle come quello di San Valeriano.
L’abbondanza di reperti faunistici, sia domestici che selvatici, testimoniano la notevole consistenza dell’abitato e il suo permanere nel tempo.
Nel pianoro antistante sono state rinvenute alcune tombe a cista, con scheletri di inumati in posizione fetale.
La storia del sito prosegue in epoca preromana (si segnala una splendida inumazione femminile, datata 400-350 a.C.) e, in tono minore, in età romana e durante il Medioevo.

Fonte: Gruppo Archeologico Torinese

La situazione attuale
Il sito e il vicino museo, inaugurato solo nel 2004, sfortunatamente si trovano in prossimità dell’area prescelta per la realizzazione di un tunnel geognostico funzionale ai cantieri dell’alta velocità per la linea ferroviara Torino-Lione, la stessa area oggetto delle recenti cronache nazionali per l’avvio di espropri e recinzioni. Da allora, a distanza di nove mesi dall’accaduto, il museo (chiuso) è divenuto presidio permanente della Polizia mentre i reperti sono stati trasferiti presso il Museo di Antichità di Torino.
La Soprintendenza per i Beni Archeologici precisa in un comunicato stampa che il trasferimento, finalizzato al restauro e alla schedatura del materiale, era già in programma in quanto rientrante in un progetto di valorizzazione dell’intera area finanziato nel 2010 da Arcus con un investimento di 800mila euro.
Che cosa ne sarà ora del disegno di musealizzazione (che interessava i vicini ripari rupestri e ulteriori fasi di scavo nelle aree limitrofe) e dei 500mila euro già presenti in una delibera di concessione al Comune di Chiomonte per il 2011? Il Sindaco promette di presentare quanto prima un progetto e ipotizza, come soluzione temporanea, il trasferimento dei reperti in una sede espositiva in centro cittadino.
Intanto la necropoli, militarizzata, rimane comunque inclusa anche nel piano di valorizzazione culturale integrata Valle di Susa. Tesori di Arte e Cultura Alpina sottoscritto da ben 35 comuni, Provincia di Torino, Soprintendenza, comunità montane, numerosi consorzi turistici e associazioni cultuali per il biennio 2012-2013.
Oggi quanto vi rimane giace coperto «mediante un tessuto – non tessuto e un ricarico di inerte e terra». Da parte di Soprintendenza e Questura, nessuna dichiarazione ufficiale.

Autore: Veronica Rodenigo

Fonte: Il Giornale dell’Arte, on line, 06/03/2010

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