BOSA (OR). Il mare restituisce un’ancora di 4mila anni fa.

Pubblicato il : 18 Maggio 2012
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La Sezione operativa navale della Guardia di Finanza di Alghero, con l’ausilio dei colleghi subacquei di Cagliari, sabato scorso ha riportato alla luce una preziosa ancora litica a gravità, del peso di circa 50 chilogrammi, risalente a quattromila anni fa.
Le Fiamme gialle, coordinate dal tenente Francesco Sancineto, hanno raggiunto il punto esatto segnalato in precedenza da Salvatore Lugas, titolare del “Diving Malesh” di Bosa, che aveva notato per caso l’antico manufatto, in apparenza una semplice pietra. Così, attraverso l’impiego di motovedette e di sub esperti, è stata dapprima attivata una ricognizione del fondo marino e successivamente è stato effettuato il recupero.
Il prezioso reperto storico è stato poi consegnato ai responsabili della Soprintendenza archeologica di Sassari per lo studio storico e archeologico.
Si tratta di una lastra dalle forme geometriche, per lo più trapezoidali, con tre fori. «Un foro praticato in alto – spiega Gabriella Gasperetti, della Soprintendenza ai Beni archeologici di Sassari – serviva per assicurare l’ancora alle navi con delle cime di fibra vegetale o animale; negli altri due fori, posti nella parte inferiore, si collocavano le marre di legno che avevano la funzione di “mordere” il fondo marino».
Rimasero in uso sino al VII e VI secolo a.C., quando furono sostituite con le ancore a ceppo litico. Entrarono in uso nel II millennio a.C. e i più antichi esemplari sono stati rinvenuti a Cipro e a Creta.
Il ritrovamento è un’ulteriore prova che le coste del Mar di Sardegna, in particolare quelle occidentali, erano luoghi di partenza, transito e scambio di merci con i paesi del Mediterraneo, anche in epoche molto remote.
Questo tipo di ancora è infatti stato rinvenuto in tutto il Mediterraneo (Turchia, Egitto, Mar Nero, Grecia, Malta, Francia, Spagna) e persino in Inghilterra. Per quanto riguarda l’Italia si segnalano rinvenimenti lungo le coste ioniche, tirreniche e adriatiche.
Il reperto dovrebbe essere esposto – appena verrà inaugurato – nel museo archeologico di Bosa.

Fonte: La Nuova Sardegna

Autore: Gabriella Monzeglio

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