Una scoperta eccezionale arricchisce il patrimonio archeologico della Tuscia. Durante la seconda fase dei lavori di restauro e consolidamento diretti dalla Soprintendenza nella necropoli di San Giuliano a Barbarano Romano, è emersa una tomba a dado rimasta finora invisibile. La struttura, situata a una quota superiore rispetto alla nota tomba della Salamandra, ha restituito un corredo funebre quasi completamente integro che sta già fornendo dati preziosi agli studiosi.
L’intervento si inserisce in un piano di valorizzazione finanziato dalla Soprintendenza per mettere in sicurezza le sepolture più rappresentative del sito, situate lungo i sentieri del parco Marturanum. La nuova tomba individuata si trova nel settore della monumentale tomba della Regina, un’area caratterizzata da imponenti strutture a dado distribuite su più livelli lungo i costoni del Caiolo. Per secoli questa sepoltura è rimasta celata dalla fitta vegetazione e dal terreno franato, scomparendo letteralmente alla vista fino a oggi.
La particolarità del ritrovamento risiede nello stato di conservazione della camera sepolcrale. A causa della fratturazione di una parte della struttura in epoca antica, il vano è stato completamente colmato da terreno franato. Questo evento, pur danneggiando parzialmente l’architettura esterna, ha sigillato l’interno proteggendolo dai saccheggi dei tombaroli. All’interno gli archeologi hanno rinvenuto quattro letti funebri interamente scolpiti nel tufo, ancora disposti nella loro collocazione originaria.
Ancora più rilevante è il recupero degli oggetti che accompagnavano il defunto nel suo ultimo viaggio. Sono stati estratti circa venti vasi integri, un numero significativo che testimonia l’importanza della deposizione. Tra i reperti spiccano numerosi esemplari in bucchero, la tipica ceramica nera e lucente degli etruschi, che permettono di datare il complesso con precisione al sesto secolo avanti Cristo. La presenza di antiche lesioni nella roccia suggerisce che la tomba possa essere stata utilizzata solo in parte già nel periodo etrusco, prima che il definitivo crollo la nascondesse per millenni.
Autore: Luca Trucca
Fonte: www.viterbotoday.it, 28 apr 2026






