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BACOLI (NA). Reperti dalle mareggiate.

E’ mistero fitto sui ritrovamenti archeologici affiorati sul bagnasciuga della piccola spiaggia di Baia a Punta Epitaffio: qualche giorno fa le forti correnti marine hanno trascinato a riva un blocco di marmo bianco di grandi dimensioni, mentre ieri mattina altri cocci e piccoli frammenti di epoca romana sono stati avvistati sull’arenile da alcuni pescatori. Sul fatto indagano gli uomini della capitaneria di porto di Baia, che hanno avviato accertamenti innanzitutto per capire se quei resti provengano dall’area del parco archeologico sommerso di Baia. Com’è capitato altre volte in occasione di condizioni meteomarine particolarmente inclementi, le mareggiate hanno riportato in superficie cocci e resti di epoca romana: tracce dell’antica struttura della Villa dei Pisoni e del Portus Julius, che si trovano a poco più di sei metri di profondità. Il blocco di marmo ha una forma che lascia ipotizzare che possa appartenere ad una struttura scultorea di epoca romana. Ma potrebbe essere anche uno dei classici rivestimenti in marmo bianco caratteristico delle ville imperiali romane. Un particolare ha lasciato ipotizzare la possibilità che si possa trattare di un blocco di marmo lavorato da esperte mani: il reperto portato a riva dai marosi su un lato presentava una linea retta appena levigata. Materiale tipico, come quello utilizzato dagli architetti romani per rivestire le lussuose residenze dell’antica Baia, dove gli imperatori trascorrevano il tempo dell’otium lontano dagli incarichi di governo e dalle faccende militari dell’Urbe. Il ritrovamento sarebbe stato segnalato da qualcuno al locale ufficio della capitaneria, mentre solo nei prossimi giorni saranno compiuti indagini ed esami dettagliati da parte degli archeologi della Soprintendenza centrale per i beni archeologici.
«Nessuno ci ha segnalato questi ritrovamenti – dice al telefono l’ archeologa Paola Miniero, direttrice del Museo archeologico dei Campi Flegrei – Non so se la segnalazione è stata inoltrata al responsabile dell’ufficio archeologico di Baia. Comunque, prima di esprimere un parere su queste vestigia vanno preliminarmente accertate una serie di cose».
L’area della spiaggetta di Punta Epitaffio, comunque, viene monitorata dagli uomini della guardia costiera anche per scongiurare il rischio trafugamenti. Nella zona sono sempre in agguato i tombaroli senza scrupoli che potrebbero approfittare delle mareggiate per depredare i reperti affiorati nell’ultima settimana. Se si tratta di un nuovo e importante reperto archeologico proveniente dalla città sommersa lo si potrà sapere soltanto nei prossimi giorni, ma attraverso il web è già partito il tam-tam tra appassionati e studiosi per saperne di più.

Scrigno marino ad alto rischio tombaroli
«L’area marina protetta del parco sommerso di Baia è tra le zone archeologiche marine più vulnerabili ai fenomeni dei trafugamenti da parte del tombaroli subacquei. Lo ha ribadito appena quattro mesi fa il capitano dei carabinieri Carmine Elefante del nucleo tutela patrimonio culturale dell’Arma a Napoli, dopo i controlli in mare perla tutela dell’immenso patrimonio archeologico sommerso. E le criticità di uno scrigno marino sempre più vulnerabile, come emerso dai controlli effettuati a settembre scorso, sono finite in un dossier inviato al ministero per i Beni culturali. Ma l’area sommersa di Baia da sempre deve difendersi anche dalla furia del mare in tempesta.

Come accadde nel 1996 a seguito di una violenta mareggiata, casualmente affiorarono sulla spiaggetta di Punta Epitaffio due sculture di estremo pregio archeologico, che furono ribattezzate dagli studiosi come Ulisse e compagno con l’otre. che la furia delle onde scalzò dal loro posto, nell’abside dell’edificio rettangolare del Ninfeo.
Solo negli anni ’80, però, furono avviate le campagne di scavo per rendere visitabile ai turisti subacquei e mettere in sicurezza l’area sommersa, composta dal porto, dal complesso termale a quaranta metri ad est di Punta Epitaffio e dalla villa dei Pisoni; una villa con ingresso a protiro e splendide decorazioni pavimentali, prospiciente un tratto di strada affiancato da tabernae. E ora l’attenzione di studiosi e archeologi è concentrata sul blocco di marmo bianco portato dalla tempesta sulla spiaggia di Punta Epitaffio alcuni giorni fa.

Quella spiaggia nasconde altri tesori
La Soprintendenza ai beni archeologici ha avviato una serie di indagini conoscitive per chiarire l’entità e la provenienza dei ritrovamenti affiorati alcuni giorni fa sulla battigia della piccola spiaggia di Baia a Punta Epitaffio, presumibilmente a seguito delle violente mareggiate degli ultimi giorni. In particolare, gli archeologi sono al lavoro per capire se quel blocco bianco di grandi dimensioni sia davvero di marmo e se provenga dalla vicina area del parco archeologico sommerso di Baia. Solo nei prossimi giorni si potrà avere un quadro preciso, anche se sarebbe stato chiarito un primo punto: il blocco affiorato sul bagnasciuga non sarebbe stato trasportato dalle correnti, bensì si tratterebbe di un reperto che da anni era sepolto sotto una spessa coltre di sabbia ora spazzata via dai marosi. Solo la prossima settimana avremo i risultati delle indagini che stanno compiendo i nostri archeologici nella zona – spiega l’archeologa Paola Miniero, direttrice del Museo archeologico dei Campi Flegrei – Dai primissimi riscontri, in ogni caso, si ipotizza che quel grosso reperto sarebbe emerso per colpa delle mareggiate, piuttosto che essere trasportato lì dalle correnti. In ogni caso le analisi continuano per chiarire ogni aspetto e fugare ogni dubbio su questo ritrovamento».

Sul punto, però, il responsabile dell’area archeologica di Cuma, l’archeologo subacqueo Paolo Caputo che è tra i massimi esperti in Italia di archeologia subacquea e referente per la soprintendenza per il parco sommerso di Baia, ridimensiona i giallo.
«Dai primi, sommari accertamenti tenderemmo a escludere l’ipotesi che si tratti di un blocco di marmo usato per le decorazioni dell’antica area di epoca romana oggi sommersa – nota l’archeologo Caputo, che per conto del Mibac ha stilato una relazione sullo stato del Parco sommerso di Baia in occasione della XIV Borsa mediterranea del turismo archeologico – Piuttosto si tratterebbe di uno strato calcareo probabilmente appartenente alla vecchia scogliera che è stata, nel corso degli anni, sommersa dalla sabbia e spinta verso gli abissi. Comunque proseguiremo le verifiche nell’area che attualmente è sottoposta alla vigilanza della capitaneria di porto di Baia».
Restano, dunque, molti dubbi che saranno sciolti soltanto nelle prossime settimane, anche perché quel blocco calcareo potrebbe nascondere altri reperti di interesse archeologico. Sul fatto indagano anche gli uomini della locale guardia costiera, che hanno avviato accertamenti innanzitutto per trovare conferme all’ipotesi che quei resti provengano dall’area del parco archeologico sommerso di Baia. Ma si indaga anche sul rinvenimento di altri reperti: in particolare di cocci di epoca romana trovati da alcuni pescatori sulla battigia appena un paio di giorni fa. Cocci e frammenti che proverrebbero dall’area archeologica sommersa, com’è capitato a Baia altre volte in occasione di condizioni meteomarine particolarmente inclementi. Simili a quelle degli ultimi giorni. Le mareggiate, infatti, hanno restituito negli ultimi anni diversi cocci e resti di epoca romana: tracce dell’antica struttura della Villa dei Pisoni e del Portus Julius, che si trovano a poco più di sei metri di profondità, al largo di Punta Epitaffio.
«La spiaggia sotto Punta Epitaffio e gli abissi di Baia potrebbero nascondere altri importanti reperti archeologici, sarebbe opportuno che la Soprintendenza e il ministero per i Beni culturali decidessero di finanziare nuove campagne di scavo. Anche perché all’appello mancano tre statue che alcuni studiosi localizzano nell’antico Ninfeo».
Sergio Coppola è una guida archeologica del Centro Sub Campi Flegrei, il diving center che da anni accompagna i turisti in immersioni mozzafiato tra le rovine del parco archeologico sommerso di Baia. Che idea si è fatto del materiale affiorato dopo la mareggiata?
«Quel grosso blocco di marmo odi altro materiale sul quale sta indagando la Soprintendenza è affiorato nella porzione di spiaggia che, alla fine della seconda guerra mondiale, fu oggetto di una serie di azioni predatorie da parte dell’esercito americano in risalita verso la Linea Gotica. Qui a Baia lo sanno tutti che gli americani a colpi di benna scandagliarono i fondali e la battigia proprio a pochi metri dall’area dei ritrovamenti archeologici. Chissà che sotto quella sabbia si nascondano altri preziosi reperti».
Si parla dl tre statue che avrebbero fatto parte del complesso del Ninfeo, ma di cui non v’è mal stata traccia. Secondo lei che fine hanno fatto?
«Nel 1969 le statue di Ulisse e il compagno con l’otre Baio furono trovate in situ, ancora in posizione eretta e non sulla spiaggetta, come erroneamente spesso si pensa. La campagna di scavo tra il 1981 e 1982 portò alla luce le statue di Antonia Minore (madre dell’imperatore Claudio) Ottavia Claudia (figlia) due statue di Dioniso e un frammento di statua maschile, che poi furono collocate nell’attuale Museo Archeologico del Campi Flegrei nella sala del Ninfeo. Ma secondo una ricostruzione del professore austriaco Bernard Andreae, la scena dell’ubriacatura di Ulisse rinvenuta nei fondali di Baia lascia ipotizzare anche la presenza di Polifemo, che non si è mai trovato. Come sono ancora da cercare le statue di Livia e di Augusto». Ipotesi decisamente suggestive. E se quelle statue fossero state trafugate dal tombaroli degli abissi?
«Il boom dei trafugamenti illegali si è registrato fino agli anni ’80, poi i controlli rafforzati e l’avvio delle campagne di scavo della soprintendenza hanno decisamente posto un freno al fenomeno, che comunque tuttora esiste. Ma il problema è legato anche alle carcasse di navi mercantili che per anni sono state negli abissi del porticciolo di Baia. Quelle navi fino a venti anni fa uscivano dal porto cariche di pozzolana, ma in alcuni casi le loro ancore hanno danneggiato mosaici e strutture del Portus Julius».
Un cimitero delle navi a pochi passi dal paradiso degli archeosub. Uno stridente contrappasso.
«Per capire l’importanza del sito sommerso di Baia, basta guardare ai reportage realizzati appena tre mesi fa da History Channel e dalla Bbc».
In merito al blocco affiorato dalla sabbia di recente, si ipotizza che si tratti dl materiale calcareo piuttosto che dl vero e proprio reperto. E comunque la prova evidente che la spiaggia di Punta Epitaffio, a pochi metri dall’area sommersa, potrebbe nascondere ancora altre ricchezze archeologiche coperte dalla sabbia».

Fonte: Il Mattino, 06 e 07/02/2012

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