AVIANO (Pn). Falce romana trovata a Marsure.

Pubblicato il : 9 Ottobre 2008

Ad Aviano si coltivava la vite in epoca romana. Lo testimonia uno straordinario ritrovamento di una “falce arboraria o putatoria” in un campo da poco arato, tra evidenti tracce di laterizi d’epoca romana, a Sud della frazione di Marsure. L’avianese Franco Serafini e il pordenonese Giovanni Indri, appassionati di archeologia, l’hanno consegnata ad Anna Nicoletta Rigoni, conservatrice del Museo archeologico del Friuli Occidentale di Torre di Pordenone.
Numerosi sono stati gli scrittori latini che ci hanno lasciato dettagliate indicazioni sugli attrezzi impiegati per la coltivazione della vite e sulle modalità di trattamento dell’uva, al fine di ottenere un buon vino.

Di alcuni vini ci è stato anche tramandato il nome come il Cecubo, il Falerno, il vino di Sezze, prediletto da Augusto, coltivati nell’area centro meridionale della nostra penisola. Per il territorio di Aquileia, Plinio, nella sua Storia naturale (XIV, 60) ricorda il Pucino, che «…proveniva da un golfo dell’Adriatico, su un colle sassoso non lontano dalla sorgente del Timavo, dove una brezza proveniente dal mare portava a maturazione una quantità di uve per poche anfore…». E Tacito ricorda, nei suoi Annali (V 1.1), che questo vino era il preferito da Livia Drusilla (42 a.C-29 d.C.), moglie dell’imperatore Augusto, che se lo faceva inviare da Aquileia a Roma.

L’uso del vino in epoca romana nel nostro territorio è stato fino ad ora segnalato dai numerosi frammenti di anfore, che emergono ogni anno dopo aratura, tra i resti degli insediamenti che si possono ancora vedere in determinati luoghi, ma lo strumento di lavoro che attesta in modo inequivocabile la coltivazione della vite, lungo la nostra pedemontana, è stato rinvenuto solo in questi giorni, in un campo da poco arato, tra i resti di una costruzione d’epoca romana ubicata sull’esteso terrazzamento della Riva de’ Bares, a Sud di Marsure; si tratta di una falce arboraria o putatoria, in ferro forgiato, di 37.5x13x1 centimetri e del peso di 530 grammi, in ottimo stato di conservazione.

Questo attrezzo, incluso da Catone nell’elenco degli strumenti indispensabili per la coltivazione degli ulivi e della vite, era particolarmente adatto per gli interventi di “spollatura”, essendo l’unione di due utensili (nella parte anteriore è forgiata una piccola scure, necessaria per tagliare i rami, mentre nel bordo inferiore è inserita una lunga roncola, adatta a recidere i pampini. L’attrezzo era impugnabile da un corto manico in legno, che veniva reso solidale alla parte metallica da tre ribattini in ferro, di cui uno è ancora esistente nel reperto rinvenuto).

La falce rinvenuta nei territori avianesi indica quindi che in epoca romana si coltivava la vite lungo la nostra pedemontana e pertanto non si può escludere che essa fosse diffusa anche alla sinistra del torrente Cellina, dove tra le numerose tracce di insediamenti di tale epoca, individuate lungo il Colvera, esiste una estesa villa rustica di 1.4 ettari del II-IV secolo d.C., scoperta, nel 1976, da Serafini, assieme ad altri appassionati, dove è stata rinvenuta dalla Soprintendenza, nel luglio del 2007, una cisterna, della capienza di 336 ettolitri, che è stata per ora interpretata come un raccoglitore d’acqua. Che fosse una semplice cisterna per la raccolta dell’acqua piovana è ancora però tutto da dimostrare, non essendo stati individuati i fori d’ingresso dei canali adduttori ed essendo la stessa posta ad una distanza di soli 350 metri dal Colvera, la cui acqua poteva essere portata in superficie all’interno dell’insediamento da un presunto pozzo ancora occluso – da esplorare – quando in antico il Colvera aveva un diverso regime idrico.

Non è da escludere che questo esteso insediamento, fosse un luogo di produzione del vino, trovandosi su terreni che per la loro composizione, sono ancor oggi particolarmente adatti per la coltivazione della vite. Solo con lo sviluppo di altre ricerche, negli anni futuri, potrà essere chiarita la reale destinazione d’uso di questo insediamento che per la sua dimensione e per il suo stato di conservazione, meriterebbe di essere interamante scavato, studiato, restaurato e valorizzato con alcuni alzati didattici, per meglio presentarlo al visitatore, essendo posto a breve distanza dall’Antiquarium di Tesis.


Fonte: Il Gazzettino 16/09/2008
Cronologia: Arch. Romana

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