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ANCONA. Ha riaperto dopo 50 anni la sezione romana del Museo Archeologico.

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Dopo più di cinquant’anni dall’evento sismico che ha colpito la città dorica, ha riaperto nel Museo Archeologico Nazionale delle Marche (Man Marche) la sezione dedicata all’archeologia dell’età romana che, attraverso una ricca selezione di reperti non più esposti dopo il sisma del 1972, narra le vicende della regione, dalla romanizzazione fino alla fine dell’impero.
anconaUn lavoro completo che si innesta nel più ampio lavoro di rinnovamento di ampio respiro del Man Marche, afferma Luigi Gallo, direttore regionale Musei Marche oltre che della Galleria Nazionale delle Marche, finalizzato a «dare nuova linfa a uno dei musei archeologici più ricchi e significativi del versante adriatico, riportando allo splendore la preziosa sede di Palazzo Ferretti, il più bel palazzo di Ancona».
Diretto da Diego Voltolini, il Man Marche affonda le sue radici nel 1906, quando le collezioni archeologiche di Ancona, istituite nel 1863, ottennero il titolo di Regio Museo Archeologico Nazionale delle Marche, diventando uno dei primi musei archeologici nazionali in Italia.
Con un grande lavoro di riallestimento dal 1988 ad oggi, sono state riaperte cinque sezioni del museo: la civiltà picena (1988), la preistoria (1990), l’età del Rame (1995), l’età del Bronzo (1997), Ancona ellenistica e romana (2010-2014).
Il nuovo allestimento della sezione romana, progettato da Nicoletta Frapiccini, propone un percorso tematico che illustra la vita pubblica e privata, la realtà quotidiana, i commerci e le attività delle più importanti città della regione, che hanno restituito molte significative testimonianze tra cui un emblema, elemento centrale di pavimento, in micromosaico, da Pollenza, alcune teste di erme, un torso con lorica (un’armatura) decorata con grifoni, da Cingoli e la raccolta di ritratti che vanno dall’età repubblicana a quella tardo imperiale.

Autore: Marta Paraventi

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 4 dic 2023

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