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VETRALLA (Vt). Il Santuario di Demetra è molto più antico di ciò che si credeva: risale alla protostoria.

Nuove scoperte archeologiche ampliano la conoscenza della storia del Santuario di Demetra a Macchia delle Valli, località nel territorio del comune di Vetralla (Vt). Le recenti campagne di scavo hanno restituito dati inediti su uno dei complessi archeologici più importanti dell’area, facendo emergere testimonianze che anticipano la frequentazione del sito fino alla protostoria e documentano il suo lungo percorso storico, dall’epoca etrusca all’età moderna.

Ne dà notizia la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, che ha coordinato gli interventi nell’ambito di progetti finanziati con fondi del Pnrr. Le attività hanno riguardato la ricerca, la conservazione e la valorizzazione dell’area, con l’obiettivo di tutelare il patrimonio archeologico e renderlo più accessibile ai visitatori.

I materiali recuperati hanno permesso di ricostruire con maggiore precisione le diverse fasi architettoniche del Santuario, in particolare quelle tardoetrusca e romana. Le nuove evidenze confermano inoltre l’importanza del culto di Demetra, divinità legata alla fertilità della terra ed ai cicli agricoli, ed il carattere sacro del luogo. Le testimonianze raccolte indicano una continuità di frequentazione e devozione che prosegue fino all’età romana, ma che affonda le radici nella protostoria (frequentazione che finora era accertata dal III secolo a.C. fino all’inizio del II d.C.).
Le indagini, condotte fino al raggiungimento del banco roccioso naturale, hanno anche portato alla luce, in settori finora non documentati, tracce dello sfruttamento dell’area come cava. Di particolare interesse il recupero dello storico fontanile e delle strutture collegate, insieme al sistema di terrazzamenti che caratterizza il versante. Elementi che raccontano come le risorse naturali, soprattutto quelle idriche, abbiano avuto un ruolo importante nella vita del sito anche nei secoli successivi, fino all’età moderna.

I risultati degli scavi hanno contribuito anche a definire un nuovo progetto di visita, capace di mettere in relazione le testimonianze storiche e archeologiche con l’ambiente ed il paesaggio circostante. Un percorso pensato per restituire al pubblico non soltanto i resti del santuario, ma anche la complessa stratificazione di attività e presenze che hanno segnato questo luogo nel tempo.

Autore: Roberto Mercuzio

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 20 ottobre 2026

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