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PAKISTAN. Gli archeologi italiani portano alla luce un complesso di dimensioni monumentali.

Un nuovo tassello si aggiunge alla conoscenza dell’antica Taxila, uno dei centri storici più importanti del Gandhara, in Pakistan. A Jandial, fuori dalle mura dell’antica città di Sirkap, una campagna di scavi ha riportato alla luce un complesso monumentale di dimensioni eccezionali: quasi 100 metri di lunghezza per oltre 50 di larghezza. La sua funzione rimane ancora da accertare.

La struttura, identificata come Jandial D, sorge lungo l’antico itinerario che dalla porta settentrionale di Sirkap conduceva verso il Gandhara, in un’area di particolare interesse per la ricostruzione del paesaggio urbano e monumentale della regione. Nonostante la sua esistenza fosse nota dal 1864, quando venne segnalata dall’archeologo Alexander Cunningham, il sito non era mai stato indagato sistematicamente. Gli scavi, iniziati ad agosto, hanno individuato murature conservate in alcuni punti per oltre un metro.
L’edificio potrebbe aver avuto una funzione pubblica o religiosa, ma soltanto nuove indagini potranno chiarirne la cronologia ed il rapporto con le strutture circostanti.
«Le dimensioni monumentali della struttura e la sua posizione strategica aprono nuove domande sul paesaggio antico di Sirkap e dell’intera regione del Gandhara», spiega Luca M. Olivieri, direttore della Missione Archeologica Italiana dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

La ricerca si inserisce nel progetto «Khyber Path», che coinvolge otto siti archeologici tra la valle dello Swat e Taxila, con l’obiettivo di coniugare studio e conservazione. L’iniziativa è condotta in collaborazione con il Direttorato Generale dell’Archeologia e dei Musei della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, con il finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

La scoperta richiama anche l’urgenza di tutelare un patrimonio esposto alla pressione dell’espansione urbana. Di fronte a Jandial D si conserva infatti un tratto della fortificazione in terra battuta di Sirkap, nota come Kacha-Kot, che necessita di interventi di protezione.
Un’ulteriore testimonianza di quanto le aree meno esplorate di Taxila possano ancora contribuire alla comprensione della storia culturale dell’Asia meridionale.

Autore: Giorgio Valentini

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 13 ottobre 2026

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