Archivi

EGITTO. Con la fortezza di Ramesse II riemergono la tomba di un cavallo e le stele dei faraoni.

Nel Delta Occidentale del Nilo, a circa 75 chilometri da Alessandria d’Egitto, l’archeologia torna a raccontare la storia dell’antico Egitto. A Tell el-Abqa’in, località che all’epoca di Ramesse II ospitava un’imponente fortezza militare, una missione archeologica locale ha portato alla luce reperti che svelano dettagli inediti sulla vita di guarnigione e sulle strategie difensive dell’epoca.

Come confermato dal segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Hisham El-Leithy, gli scavi hanno svelato un vasto complesso residenziale costruito in mattoni di fango essiccati al sole. Le indagini sul campo hanno fatto riemergere un’ampia serie di oggetti e strumenti che testimoniano sia le attività quotidiane e militari del sito, sia la sfera spirituale dei suoi abitanti. Particolarmente significative sono alcune grandi giare in ceramica, dentro le quali sono stati trovati chicchi di grano carbonizzato, giunti fino a noi quasi intatti a distanza di millenni.
Tra i ritrovamenti di maggior fascino spicca la sepoltura completa di un giovane cavallo. Non si tratta di una semplice fossa, ma di un’inumazione organizzata con estrema cura: la postura dell’animale, l’accuratezza costruttiva della tomba e l’orientamento della testa suggeriscono una deposizione intenzionale e cerimoniale.
Il sito ha anche restituito importanti testimonianze epigrafiche. Per la prima volta nell’area è stato scoperto un frammento di stele in calcare recante un’iscrizione in ieratico del re Merneptah, successore di Ramesse II. Il testo inneggia al potere del sovrano, comparandolo alla forza del dio Seth e cita la divinità creatrice Ptah. I ricercatori hanno inoltre individuato i resti di un’altra stele in calcare con iscrizioni geroglifiche che riportano il nome di nascita, il nome di incoronazione e il nome di Horus di Ramesse II.
A completare questo mosaico storico è un’ulteriore stele raffigurante un prigioniero con le mani legate e il corpo ricurvo. Dai dettagli dell’abbigliamento gli studiosi hanno riconosciuto un membro della tribù libica dei Meshwesh. Questo reperto offre una prova diretta delle tensioni militari e dei conflitti combattuti per garantire la sicurezza del confine occidentale egizio, confermando il ruolo cruciale svolto dalla fortezza di Tell el-Abqa’in nella tutela del regno.

Autore: Vittorio Bertello

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 17 set 2026

Segnala la tua notizia