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DANIMARCA. Scoperta la tomba di una ragazza vichinga: le fibule conservano stoffa dell’abito di 1.300 anni fa.

A Skonager, nello Jutland occidentale, in Danimarca, una sepoltura eccezionalmente rara sta restituendo qualcosa che normalmente scompare quasi completamente dall’archeologia: l’abito di una giovane donna vissuta circa 1.300 anni fa. Sotto la terra sono sopravvissuti frammenti di tessuto aderenti alle due caratteristiche fibule ovali che fermavano il vestito. Il dato è straordinario perché gli archeologi possono studiare non soltanto i gioielli, ma anche la stoffa che si trovava sopra e sotto di essi, ricostruendo almeno in parte il sistema dell’abbigliamento.

La tomba proviene dallo scavo di Skonager, presso Varde, nel sud-ovest della Danimarca. Varde si trova a circa 15 chilometri dal Mare del Nord; Ribe, uno dei più importanti centri commerciali della Danimarca vichinga, è circa 30 chilometri più a sud-ovest. Non è quindi un territorio periferico nel senso di un luogo isolato: lo Jutland occidentale era inserito in una rete di insediamenti, percorsi, produzioni agricole e scambi che collegava l’interno della penisola alle coste del Mare del Nord.
Skonager è inoltre una località archeologicamente importante. L’area ha restituito testimonianze della tarda Età del Ferro e dell’età vichinga, insediamenti, strutture produttive e tracce della lavorazione del ferro. Il territorio di Varde apparteneva a quel mondo rurale dal quale provenivano gran parte delle persone che alimentavano le reti economiche della Scandinavia, mentre Ribe rappresentava uno dei grandi nodi commerciali attraverso i quali circolavano merci, materie prime, manufatti e probabilmente anche mode.

La scoperta della ragazza acquista particolare valore proprio per la rarità delle sepolture vichinghe femminili con tessili conservati nello Jutland occidentale. Lana e lino, infatti, normalmente scompaiono. In questo caso, però, il metallo delle fibule ha favorito la conservazione delle fibre: i prodotti della corrosione hanno creato condizioni nelle quali i microrganismi responsabili della decomposizione non sono riusciti a distruggere completamente il tessuto.
Il risultato è quasi una fotografia chimica dell’abito. Le due fibule appartengono alla tipologia delle fibule ovali o “a scodella”, in danese skålspænder. Sono tra gli oggetti più caratteristici dell’abbigliamento femminile scandinavo dell’età vichinga e venivano normalmente portate in coppia nella parte superiore del corpo, fissando il vestito sulle spalle.

I tessuti sono rimasti aderenti alle fibule sia sul lato superiore sia su quello inferiore. Gli archeologi possono quindi cercare di stabilire quali fibre appartenessero allo strato esterno e quali a quello più vicino al corpo. È una differenza fondamentale rispetto ad una semplice presenza di tessuto mineralizzato.
La ricerca potrebbe quindi stabilire non soltanto come era tessuto l’abito, ma quali colori aveva. È un aspetto importante perché la tavolozza dell’abbigliamento scandinavo antico doveva essere molto più articolata di quanto suggeriscano i reperti oggi conservati nei musei.

Uno dei dettagli più intriganti dell’intera scoperta: una delle due fibule fu riparata. L’oggetto aveva ancora un valore sufficiente per essere rimesso in uso.

La ricerca non si limiterà tuttavia ai vestiti. L’ADBOU – Unit of Anthropology dell’University of Southern Denmark analizzerà i denti della ragazza. La dentatura può contribuire a stabilire l’età e fornire informazioni sulle condizioni di vita, sull’alimentazione e su alcune patologie. I denti, inoltre, sono particolarmente resistenti e possono conservare tracce che permettono di ricostruire aspetti della vita quotidiana non documentati dagli oggetti della tomba.

Autore: Emanuele Bernardelli Curuz

Fonte: www.stilearte.it 25 ago 2026

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