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TURCHIA. Scoperto nella città romana di Aspendos uno splendido gruppo marmoreo di Asclepio e Telesforo.

Aspendos, la città romana dell’Anatolia meridionale (Turchia) celebre per il suo teatro perfettamente conservato, continua a restituire pagine inedite della propria storia. Gli scavi archeologici condotti nell’ambito del programma turco “Heritage for the Future” hanno portato alla luce ora un gruppo statuario monumentale in marmo, alto 2,20 metri, raffigurante Asclepio, il dio della medicina, insieme a Telesforo, la divinità che presiedeva alla guarigione completa dopo la malattia. Il gruppo sembra condensare una delle idee più moderne elaborate dall’antichità: la salute non come assenza di malattia, ma come percorso che conduce nuovamente all’equilibrio del corpo e dello spirito. Asclepio ti guarisce. Telesforo – come svela il nome greco – ti porta lontano, garantisce cioè la permanenza della salute, dopo la cura.

Il gruppo è stato rinvenuto tra le macerie dell’ala settentrionale della Porta Monumentale, sul lato occidentale della Piazza Orientale, lungo la cosiddetta Via del Teatro, uno degli assi più prestigiosi della città romana. La scultura viene datata all’ultimo quarto del II secolo d.C., durante il periodo di massimo splendore urbanistico di Aspendos, quando la città investiva enormi ricchezze nella costruzione di edifici pubblici, piazze, terme e monumenti destinati a celebrare il prestigio civico.

L’eccezionale qualità della lavorazione colpisce immediatamente gli archeologi. La testa di Asclepio presenta una barba riccamente modellata, capelli profondamente incisi ed un volto che trasmette autorevolezza più che severità. Le pieghe dell’himation, il grande mantello della tradizione greca, sono scolpite con una perizia tecnica che richiama le migliori officine dell’Asia Minore romana. Accanto a lui compare Telesforo, piccolo, quasi raccolto nel suo caratteristico mantello con cappuccio, secondo un’iconografia che rimase sorprendentemente costante per secoli.

Chi era Asclepio? Per Greci e Romani rappresentava molto più del patrono dei medici. Era il dio capace di intervenire nel delicato confine tra vita e morte. Figlio di Apollo e della mortale Coronide, secondo la tradizione venne salvato dal grembo della madre ormai morente ed affidato al centauro Chirone, che gli trasmise tutte le conoscenze sulle erbe medicinali, la chirurgia e l’osservazione del corpo umano. Le sue capacità divennero tanto straordinarie che, secondo il mito, riuscì persino a resuscitare alcuni uomini, alterando il naturale ordine del mondo. Zeus lo colpì allora con un fulmine, ma successivamente gli concesse l’immortalità, trasformandolo nella divinità della medicina.

Il bastone attorno al quale si avvolge un serpente, suo principale attributo iconografico, è ancora oggi il simbolo internazionale della professione medica. Il serpente, animale che cambia periodicamente pelle, evocava il rinnovamento della vita e la capacità di rigenerarsi. È interessante ricordare che questo emblema viene spesso confuso con il caduceo di Hermes, che presenta due serpenti intrecciati e ali: quest’ultimo apparteneva invece al dio dei commerci e dei messaggeri, non alla medicina.

La presenza di Telesforo rende il ritrovamento particolarmente raro e prezioso. Questa piccola divinità compare soprattutto nelle province orientali dell’Impero romano ed in alcune regioni della Gallia. Il suo nome significa “colui che porta a compimento” e indica la fase conclusiva della cura. Se Asclepio rappresentava la terapia, Telesforo proteggeva la convalescenza, il momento nel quale il malato recuperava lentamente le proprie energie e tornava alla vita quotidiana. La loro raffigurazione insieme costituisce quindi un racconto completo della guarigione: dalla lotta contro la malattia fino al pieno ristabilimento.

La scoperta assume un significato ancora maggiore osservando il luogo nel quale il gruppo era collocato. Non proviene da un tempio chiaramente identificato, ma da uno dei punti più monumentali dell’intero impianto urbano. Questo dettaglio lascia immaginare che la statua non fosse destinata esclusivamente ai fedeli di un santuario, ma che costituisse una presenza pubblica, visibile a chi attraversava il cuore della città. È possibile che nelle vicinanze sorgesse un Asklepieion, un santuario dedicato al dio della medicina, oppure che l’immagine fosse parte di un più ampio programma decorativo volto a celebrare la prosperità e il benessere della comunità.

Gli Asklepieia rappresentavano una delle istituzioni più affascinanti del mondo antico. Erano contemporaneamente luoghi di culto, centri terapeutici e spazi di osservazione clinica. I malati arrivavano spesso da centinaia di chilometri di distanza dopo avere tentato senza successo altre cure. Dopo riti di purificazione e sacrifici, trascorrevano la notte nei portici del santuario praticando la cosiddetta incubatio, l’attesa del sogno rivelatore. Si riteneva infatti che Asclepio apparisse durante il sonno indicando il trattamento più efficace. I sacerdoti interpretavano le visioni e prescrivevano bagni, esercizi fisici, diete, preparati medicinali, massaggi e, nei casi necessari, piccoli interventi chirurgici. Le numerose iscrizioni votive rinvenute nei grandi santuari raccontano guarigioni attribuite al dio, ma costituiscono anche una preziosa testimonianza della medicina empirica praticata nell’antichità.

Aspendos possedeva tutte le caratteristiche per ospitare un culto della salute particolarmente sviluppato. La città sorgeva lungo il fiume Eurimedonte, navigabile nell’antichità, che la collegava direttamente al Mediterraneo. Grazie ai commerci di vino, olio, cereali, sale, legname e cavalli divenne uno dei centri più ricchi della Pamfilia, attirando mercanti provenienti da tutto il Mediterraneo orientale. La prosperità economica consentì la costruzione di monumenti eccezionali: il teatro capace di accogliere circa 15.000 spettatori, l’acquedotto, il ninfeo, le terme, la basilica e le grandi piazze porticate che ancora oggi fanno di Aspendos uno dei complessi urbani romani meglio conservati.

Il periodo nel quale il gruppo venne scolpito coincide con la massima fortuna del culto di Asclepio nell’Impero romano. Tra il II e il III secolo d.C. la medicina acquisisce un prestigio crescente, mentre le città competono nella costruzione di terme, fontane monumentali e complessi dedicati al benessere collettivo. La salute diventa un elemento della propaganda civica: una città prospera è anche una città sana, protetta dagli dèi e dotata delle migliori infrastrutture.

Dal punto di vista artistico, la nuova scoperta testimonia inoltre l’eccellenza delle botteghe scultoree dell’Asia Minore, tra le più apprezzate dell’epoca imperiale. Le profonde pieghe del mantello, la resa naturalistica della barba, il trattamento delle superfici e l’equilibrio della composizione mostrano come gli scultori anatolici sapessero reinterpretare i grandi modelli dell’arte greca classica secondo la sensibilità romana, con un linguaggio ricco di volume, luce e intensità espressiva.

Il gruppo marmoreo di Asclepio e Telesforo potrebbe infine modificare la stessa carta archeologica di Aspendos. Se le prossime campagne di scavo individueranno un santuario della medicina, dediche votive o ambienti destinati alle pratiche terapeutiche, emergerà un capitolo finora quasi sconosciuto della città. Il ritrovamento non aggiunge soltanto un capolavoro alla storia della scultura romana, ma restituisce l’immagine di una comunità nella quale la cura del corpo, la fede e la vita civile costituivano aspetti inseparabili di una medesima visione del mondo.

Fonte: www.stilearte.it 6 ago 2026

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