Archivi

Marco Morucci. Volsinio Capto: Dallo sradicamento di Velzna/Velsena alla rinascita sacrale di Bolsena.

Il Bellum Volsiniense: Il pretesto della rivolta servile.
Il 264 a.C. segna la fine dell’indipendenza politica etrusca. Le fonti antiche (Zonara, Valerio Massimo) descrivono la caduta di Velzna (Volsinii) non come una semplice conquista, ma come un intervento di “polizia internazionale” richiesto dall’aristocrazia locale. I servi (forse una classe media emergente o liberti) avevano preso il potere, occupando il Senato e le ricche dimore. Roma colse l’occasione per annientare l’ultima città-stato sovrana. Il console Marco Fulvio Flacco assediò le mura di Velzna, portandola alla capitolazione totale e dando inizio ad uno dei più grandi trasferimenti forzati di popolazione dell’antichità, da Vietana a Poggio Moscini come ancora oggi testimoniano le diverse tipologie di mura in opera quadrata.

Volsinio Capto: Il bottino come propaganda.
L’espressione “Volsinio Capto” (Volsinii conquistata) divenne il marchio del trionfo di Flacco. Roma non si accontentò della vittoria; procedette ad una sistematica spoliazione dei santuari.
• Le 2.000 statue: Plinio il Vecchio riferisce che Flacco portò a Roma circa duemila statue di bronzo. Molte di queste vennero fuse per coniare moneta o adornare il Foro, ma le più pregevoli furono dedicate nell’Area Sacra di Sant’Omobono.
• Il Donario di Flacco: I frammenti di peperino rinvenuti nel Foro Boario (oggi alla Centrale Montemartini) recano l’iscrizione dedicatoria originale. La struttura, composta da basamenti gemelli, ospitava le sculture sottratte ai templi di Velzna, tra cui forse la celebre testa femminile con corona di edera, simbolo di un culto dionisiaco (Arianna) che i Romani vollero integrare e controllare nel proprio pantheon.

L’Assetto Urbano: Dal Modello Militare al Confinamento.
L’archeologia di Orvieto del VI secolo a. C. smentisce l’idea di una città disorganizzata. La necropoli del Crocifisso del Tufo rivela una pianificazione rigorosa:
• Egualitarismo Oplitico: Le tombe “prefabbricate”, tutte identiche e disposte lungo assi ortogonali, testimoniano una società militarizzata e disciplinata, capace di erigere mura ciclopiche in opera quadrata.
• La Tabula Rasa: Dopo il 400 a.C., la rupe fu sistematicamente svuotata. I superstiti si rifugiarono a Volsinii (Bolsena). Questo sito, sebbene apparentemente nuovo, sorgeva in un’area dove la vita etrusca pulsava già dal IX secolo a.C. (periodo villanoviano), rendendo la fuga un “ritorno forzato” ad una dimensione rurale ma non meno fortificata.

La Resistenza del Sacro: Sacerdoti e Simboli a Bolsena.
Nonostante la città fosse pronta ad accogliere i superstiti dei castelli del circondario furono costruiti nuovi insediamenti (abitazioni precarie e necropoli di emergenza come il Pozzarello e Poggio Moscini), l’identità etrusca si espanse attraverso la casta sacerdotale e le strutture familiari.
• L’Ascia di Nortia: Il ritrovamento a Bolsena di strumenti rituali legati alla dea del destino, Nortia, conferma che il rito del clavus annalis (il chiodo piantato per segnare il tempo) continuò anche dopo la sconfitta. Era un modo per la classe sacerdotale di mantenere il controllo sul calendario e sulla memoria collettiva.
• Gli Aruspici e Selvans: Le iscrizioni dedicate a Selvans (dio dei confini) ed i riferimenti agli aruspici dimostrano che i “dottori della religione” etrusca rimasero influenti. Mentre Orvieto era stata il “muscolo” politico, Bolsena divenne il “santuario della memoria”, dove le donne di alto lignaggio venivano sepolte con corredi che esaltavano il prestigio della stirpe (specchi incisi, fusi d’oro e gioielli) anziché l’appartenenza allo Stato.

La Romanizzazione e la Via Cassia
Nel II secolo a.C., la costruzione della Via Cassia trasformò Bolsena da città distrutta a nodo nevralgico dell’Italia centrale. La città si espanse su Poggio Moscini, dotandosi di monumenti romani (anfiteatro, foro, complessi termali) che però venivano spesso costruiti sopra aree sacre precedenti, in una sovrapposizione continua tra il vecchio mondo etrusco sacerdotale ed il nuovo ordine imperiale.

Il tramonto consapevole di un popolo.
Il caso di Volsinio Capto è unico perché documenta il passaggio traumatico tra due mondi. Se Orvieto rappresentava l’efficienza della città-stato militare fino al IV secolo, Bolsena era l’anima ancestrale, sacrale e familiare che sopravvisse dal IX secolo fino all’assimilazione romana. La distruzione di Velzna non fu solo un saccheggio di 2.000 statue, ma il tentativo — parzialmente fallito — di cancellare una cultura che trovò nelle sue necropoli familiari e nei suoi sacerdoti la forza per non scomparire del tutto.

Bibliografia
– G. M. Della Fina, Volsinio Capto 265-264, Palombi Editori, 2024. (Testo fondamentale per l’analisi del donario e del trionfo).
– S. Stopponi, Il Fanum Voltumnae e i santuari di Velzna, 2011.
– F. Prayon, L’architettura funeraria etrusca, 1989. (Per il confronto tecnico tra l’urbanistica di Orvieto e Bolsena).
– AA.VV., La Dea Nortia e il destino a Volsinii, Atti del Convegno di Bolsena. (Per l’approfondimento sui reperti sacerdotali).
– M. Torelli, Storia degli Etruschi, Laterza. (Per l’inquadramento generale della caduta dell’Etruria).

Autore: Marco Morucci – marcomorucci60@gmail.com

Segnala la tua notizia