Eventi da non perdere, con in vetrina meraviglie sorprendenti, senza frontiere e senza tempo.
Venerdì 3 aprile, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, prenderà il via una straordinaria mostra, dedicata al lunghissimo rapporto della Sirena Partenope con la città di Napoli, tra storia, miti, archeologia ed antropologia culturale, dal primo insediamento greco sul promontorio di Pizzofalcone, fino ad arrivare alla street art della Napoli contemporanea.
Il progetto espositivo conta su più di 250 opere, datate infatti dall’VIII secolo a.C. all’età contemporanea. Di grande rilevanza e prestigio, per l’eccezionale circostanza, risultano i prestiti concessi da più di quaranta Musei non solo italiani, ma anche europei ed americani. La prestigiosa iniziativa si avvale di un Comitato scientifico multidisciplinare, oltre a poter contare sul fattivo coinvolgimento delle Soprintendenze e degli Atenei, presenti sul territorio campano.
L’idea della mostra -si legge nel comunicato del MANN- nasce da una riflessione sul radicamento plurisecolare della figura della Sirena, nell’immaginario collettivo napoletano. Partenope è la mitica fondatrice della città, riconoscendosi nel legame con questo essere ibrido, connesso al mare ed alla navigazione, alla musica, alla seduzione e, come spesso accade quando un personaggio o un tema diventa patrimonio comune, però, la sua conoscenza si sfuma e si perde in rivoli e varianti.
Il percorso espositivo si propone dunque, in primo luogo, di fare chiarezza sulla forma delle Sirene e sulla progressiva, straordinaria metamorfosi, che questi esseri attraversano nel corso dei secoli: da uccelli con testa umana a donne con zampe di uccello e poi, nell’Alto Medioevo, a donne con coda di pesce. Prendendo spunto dall’episodio archetipico dell’incontro con Odisseo, narrato da Omero, si illustrano così le vicende mitiche di cui le Sirene sono protagoniste, e la loro trasformazione funzionale da pericolose ammaliatrici a benevole accompagnatrici, génies des passes (=geni dei passaggi).
Un articolato apparato multimediale -si evidenzia- accompagnerà l’esposizione dei materiali, al fine di comunicare in modo più immediato ed efficace i racconti mitici e le caratteristiche dei riti, con ampio spazio dato alla storia dell’abitato di Partenope sul promontorio di Pizzofalcone.
Fino ad ora mai esposti i materiali presentati, in parte provenienti da collezione privata ed in parte restituiti dai recenti scavi per la Metropolitana, che consentono di datare la fondazione del sito all’VIII secolo a.C. e di precisare la rete di scambi commerciali e culturali, in cui questo era inserito.
La mostra accompagna il visitatore alla scoperta della funzione rituale e politica della Sirena a Neapolis, la “Città Nuova” fondata a poca distanza da Partenope alla fine del VI secolo a.C., e il permanere di questo personaggio nella storia, nella produzione artistica, musicale e audiovisiva, nella religione della città moderna e contemporanea.
L’iniziativa prevede anche la realizzazione, proprio nell’Atrio del MANN, di un’opera site specific, a cura di Francisco Bosoletti, dedicata al tuffo suicida di Partenope, evento generativo della città. L’artista lavorerà alla realizzazione dell’opera in situ, in presenza del pubblico, a partire dal 24 marzo, fino al completamento della stessa per la data di inaugurazione della mostra, venerdì 3 aprile, esposta nelle sale del terzo piano dell’edificio museale, e resa accessibile in sedia e ruote tramite ascensori.
L’iniziativa è sostenuta da Regione Campania e Scabec – Società Campana Beni Culturali, con fondi campania artecard. Il Mito incontra la Storia. Nel cuore del centro antico di Napoli, dove le pietre raccontano storie millenarie, il complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore, a pochi passi da via dei Tribunali (la cosiddetta “spaccanapoli”), si erge come un ponte tra la leggenda e la realtà del passato. È proprio qui, tra le navate gotiche ed i resti della città greco-romana, che si può scorgere infatti il filo sottile che lega la figura mitologica di Partenope alla nascita dell’antica Neapolis.
Riguardo al Mito, Partenope è una delle sirene della mitologia greca, creatura metà donna e metà uccello (o pesce, a seconda delle fonti), che, dopo essere stata respinta da Ulisse, si gettò in mare per la disperazione. Le onde ne trascinarono il corpo fino alle coste del Golfo, dove i pescatori la trovarono e la seppellirono con onori. Intorno alla sua tomba nacque la città che da lei prese il nome: Partenope. Non si tratta solo di una favola suggestiva, ma anche di uno specchio della funzione fondativa che i Greci attribuivano a dette figure, con la sirena che rappresenta il legame profondo tra il mare e la città, tra il canto della bellezza e la tragedia della perdita. Un binomio che ancora oggi definisce l’identità di Napoli.
Tornando a San Lorenzo Maggiore, al di sotto di questa basilica ad architettura gotica, si nasconde una delle testimonianze archeologiche più straordinarie della Napoli sotterranea: il macellum romano, il mercato pubblico dell’antica Neapolis. Passeggiare tra le colonne e le botteghe di questo scavo, significa compiere un viaggio nel tempo, fino al cuore pulsante della città greco-romana. È lo stesso luogo dove, secondo alcune tradizioni, si sarebbe trovata la necropoli che accoglieva il corpo di Partenope, come a suggellare un patto eterno tra il mito e la materia, tra la leggenda e le fondamenta di una civiltà.
San Lorenzo Maggiore è più di un monumento: è una stratificazione vivente di epoche e racconti. La sovrapposizione tra la basilica medievale, i resti romani e le suggestioni del mito fondativo, genera un dialogo continuo tra passato e presente, atteso che qui le tracce archeologiche non sono soltanto reperti, ma anche prove concrete di un’identità cittadina che si nutre di memoria, bellezza e mistero. L’origine di Partenope non può essere racchiusa in un’unica versione o interpretazione: è mito, storia, poesia e pietra. E in nessun luogo questo intreccio risplende con più forza, che nel complesso di San Lorenzo Maggiore, custode silenzioso della memoria storica della città.
Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it












