Archivi

Maria Grazia DI MARIO, Fanum Voltumnae.

A Pitigliano un gruppo di studiosi indipendenti ha illustrato le prove a favore di Bolsena quale sede del Fanum Voltumnae e chiesto alla comunità Accademica di riprendere serie ricerche, ormai sospese da anni. A promuovere l’incontro la Biblioteca Angelo Di Mario con l’Associazione Tages
“E’ un dato di fatto, esiste un grave scollamento tra ciò che dice l’Accademia e ciò che sostengono i ricercatori indipendenti in merito alla collocazione del Fanum Voltumnae, l’archeologia ufficiale, anche se non tutta, vuole continuare a sostenere l’ipotesi di Orvieto, ma prove inconfutabili dimostrerebbero che la sede del Santuario Federale Etrusco era collocata Velzna e che Velzna non è Orvieto ma Bolsena”.
Di questo si è parlato nel convegno organizzato a Pitigliano dall’Associazione Tages (di Pitigliano) e dalla Biblioteca Angelo Di Mario (di Vallecupola di Rocca Sinibalda), presso l’Auditorium della B.C.C., cui hanno partecipato lo studioso Giovanni Feo, la giornalista Maria Grazia di Mario per il Soprintendente Angelo Timperi e lo studioso di lingue antiche Angelo Di Mario, gli appassionati di etruscologia Luigi Catena, Alberto Conti e Marco Morucci.
Le prove a favore di Bolsena sono evidenti e soprattutto sembrerebbero rispondere a criteri di buon senso, il materiale trascurato, omesso ed anche scomparso dai recenti studi di etruscologia, sarebbe più che cospicuo e fornirebbe un quadro in contrasto con quanto affermato dall’ufficialità accademica.
Per Angelo Di Mario, Giovanni Feo, Angelo Timperi (il quale è stato soprintendente responsabile della zona di Bolsena per un ventennio), Volsinii Vèteres e Volsinii Novi non sarebbero mai esistite, sono nomi inventati dal tedesco Muller (senza peraltro essere mai stato sul posto) per poter sostenere Orvieto e non Bolsena, ipotesi da tempo ripresa da alcuni etruscologi italiani e presentata come verità scientifica, le rilevanze storiche, glottologiche, antropologiche, archeologiche, assegnerebbero a Bolsena lo scettro di città sacra, sede dunque dal Fanum Voltumnae.
Intanto per Angelo Di Mario solo Velzna (Bolsena) contiene l’idea della città del sole (VEL) e non Urbibendum, con VEL, ‘Sole’, si individua il gruppo più interessante legato alla città anatolica di Ilio, derivato da FILiussa /FILiumna FILios () FILon() FILio.
“Dopo la guerra di Ilio una parte dei VELisna emigrò certo da noi – ha spiegato Maria Grazia Di Mario, riprendendo gli studi di Angelo Di Mario – Vista distrutta la loro città, i suoi abitanti, i tanti profughi, sbarcarono in Italia e se la ricostruirono presso il lago di Velzna-Bolsena. Bolsena e non Orvieto conteneva i dati culturali religiosi e politici per poter meritare la distruzione totale; la Ilion italica, il cui nome è rimasto nella collina denominata Vietena, che presumibilmente conserva una degradazione di VEL-s-na/VEL-t-na,VEL-z-na, attraverso la varianza FET-t-na FIE(T)-te-na VIE (L/T)-te-na!”.
E poi Orvieto (per Di Mario) era ben lontana dal “bosco in alto” e dalle “acque al di sotto”, e dai monti chiamati Volsinii, lo dice Aristotele: “Esiste una città in Etruria… che è fortissima. In mezzo ad essa si eleva un colle alto, …. e in basso c’è una selva foltissima e acque.” Il colle è quello chiamato Vietena; le acque, esprimono
un’idea corposa di abbondanza; l’espressione suggerisce perciò il lago di Bolsena (VELzna). E lo dice anche Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia (36.168), quando scrive che il lago si chiamava lacus Volsinienses; non lo definisce Orvietanus”.
“Condivido le affermazioni di Di Mario – ha spiegato Giovanni Feo – Bolsena ha un colle alto, una selva fortissima ed acque. E’ un luogo sacro, fin dall’antichità addirittura pre-etrusca, per la presenza del lago vulcanico e di fenomeni di natura vulcanica”. Feo ha illustrato anche l’importanza del Tempio di Northia sito in Bolsena, che lo studioso identifica con Voltumna, dea femminile della Fortuna e delle acque, facendo difatti coincidere il rito annuale della battitura del chiodo con i festeggiamenti del Fanum, ma gli scavi avrebbero restituito di recente anche importanti elementi riconducibili al Dio Velch, divinità infera legata alle attività del vulcano.
Sul Monte Landra infatti è stato trovato un tempio, con presenza di una vasca e di un puteale.
“E proprio qui – spiegano invece Catena e Morucci – sarebbe stata rinvenuta una iscrizione etrusca con il nome Velch. Le caratteristiche rimandano al culto di Vulcano ma anche al tempio di Turona (Bolsena). In particolare il ritrovamento del puteale confermerebbe una leggenda di Plinio in base alla quale un mostro chiamato Volta terrorizzava gli abitanti di Volsinii e fu sconfitto dal lucumone Porsenna. Le immagini del puteale da cui esce il mostro si ritrovano su sei urne etrusche, è sufficiente un confronto visivo per rendersi conto della somiglianza! Anche questo sarebbe un altro importante elemento di prova a sostegno della tesi che identica Volsinii (l’antica Velzna) con l’attuale Bolsena”.
Per finire la sacralità dei luoghi di Bolsena è confermata dalla presenza sul Monte Tabor (Isola Bisentina) di un pozzo sacro.
“Riguardo il tempio però è in corso un ballottaggio di date, ci chiediamo come esperti possano saltare da un secolo all’altro con così tanta leggerezza, e così da etrusco si sta trasformando in romano, mentre per il puteale si avanzano ipotesi fantasiose e la scritta Velch si sta liquidando come falsa…”conclude Catena.
Per la scritta sono stati sollecitati Angelo Timperi, ed è stato informato anche il noto linguista Morandi (sostenitore delle stesse tesi di Di Mario, Feo e Timperi), affinché possa essere sottoposta ad analisi affidabili da parte della Soprintendenza.
A testimoniare l’esistenza di una città importante, nel corso dell’incontro, sono state le parole di Angelo Timperi, intanto l’imponente cinta muraria ritrovata da Timperi è chiaramente etrusca e non romana, ma anche le necropoli ricche di quantità di oro, argento e ceramiche argentate, materiali tra i più significativi dell’Etruria, testimonierebbero a favore di Bolsena.
Un luogo comune, di continuo ripetuto da accademici di etruscologia, è che le necropoli etrusche di Bolsena siano povere, composte da tombe prive di significativi reperti, dimostrando così che a Bolsena non poteva aver vissuto la comunità sacerdotale che gestiva il centro sacro della dodecapoli, il Fanum Voltumnae, invece sempre a Bolsena sono stati ritrovati anche importanti specchi bronzei con iscrizioni e raffiguranti divinità, di chiara fruizione rituale femminile, ricordiamo la funzione sacerdotale delle donne che detenevano lo strumento della scrittura, ha spiegato Feo sottolineando come invece a Orvieto le tombe abbiamo restituito solo armi tipiche di tombe maschili, di guerrieri, e non presentino neanche lontanamente i caratteri di monumentalità delle tombe bolsenesi.
Definire Bolsena come romana significa falsificare la vera storia, così come definire Orvieto sede del Fanum Voltumnae, sostiene Timperi:
“L’ipotesi che una volta distrutta Velzna-Orvieto i romani abbiano ricostruito per gli etruschi una Volsini nuova a Bolsena non ha davvero senso, i romani dove distruggevano, distruggevano e non ricostruivano! La terra di Bolsena dunque può restituire ancora molto. Personalmente non vedo un out-out, ma un et-et, Orvieto e Bolsena non sono in conflitto, Orvieto fa parte del territorio di Velzna, un territorio grande che contiene tutto il lato orientale del lago di Bolsena e tutto quel territorio compreso tra il Paglia, il Tevere e la pianura di Viterbo. Montefiascone, Orvieto, Grotte di Castro sono tutte città che rientrano in questo territorio, sono città-stato, come le polis greche, dove possono coesistere tanti centri; in una città-stato, grande come l’antica Velzna, non stupisce che ci sia stata una rocca a Montefiascone che dominava la piana verso Viterbo e un altro centro a Grotte di Castro (territorio di Porsenna), poi, nella parte più orientale, quella delimitata e protetta dai fiumi, si trovava Orvieto, nell’estrema punta del territorio, verso la terra degli umbri”.
Timperi ritiene che sia ormai necessaria una riparazione: “…verso Bolsena e quanti nel passato hanno compreso che Bolsena era la grande Velzna etrusca e ciò hanno continuato a credere e a sostenere con tenacia negli anni, in contrasto con coloro che non ammettono idee contrarie alle proprie opinioni. Ancora oggi molti etruscologi, anche di chiara fama, vittime forse di una specializzazione troppo chiusa, ripetono caparbiamente, contro ogni evidenza archeologica, che la città etrusca di Velzna è Orvieto e che Bolsena altro non sarebbe se non la riproposizione da parte dei pochi esuli scampati alla distruzione dell’antica città e risparmiati dai romani. Si arriva così a indicare Orvieto, oltre che con il nome di Velzna, anche con quello di Volsinii: Bolsena viene indicata solo come Volsinii Novi, con un attributo, “novi”, che non si riscontra in nessuna testimonianza archeologica o fonte storica. È un voler piegare a tutti i costi la realtà dei dati archeologici ad una convinzione precostituita, senza rispetto della verità storica, nonché del pubblico”.
Bolsena, insomma, avrebbe più di un motivo valido per difendere la tesi che il Fanum fosse nel suo territorio, per questo le Associazioni Tages e di Mario continueranno il loro tour nei siti importanti d’Etruria e nel Lazio, affinché siano riprese ricerche serie e approfondite ormai sospese da troppi decenni.
Gli interventi sono stati pubblicati nel libro La Dea di Bolsena La storia etrusca da riscrivere (edizioni Effigi) del quale è disponibile anche l’eBook.

Autore: Maria Grazia Di Mario – dimariomariagrazia@libero.it

Segnala la tua notizia