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VIENNA. Georadar individua resti di scuola di gladiatori.

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Sensazionale scoperta archeologica in Austria, grazie alla tecnologia del georadar. Un team guidato dall’archeologo Franz Humer ha scoperto un’enorme scuola per gladiatori, ad appena 40 chilometri da Vienna. Sorge sotto i campi a ovest dell’antica città romana di Carnuntum.
Per sapere com’era non è nemmeno necessario al momento intraprendere lunghi, difficili e costosissimi scavi: con il georadar è possibile ricostruire tutto – perimetro della scuola, forma e dimensioni degli edifici, e ogni
dettaglio su come la scuola funzionava e come i gladiatori vi vivevano – lasciando le rovine sottoterra. È insomma il trionfo dell’archeologia virtuale.
Le prime esplorazioni, ha spiegato Franz Humer a Spiegel online, vennero compiute con i georadar nel 1996, ma solo successivamente la tecnologia ha fatto passi avanti tali da consentire ricostruzioni virtuali precise e tridimensionali. Il lavoro è stato affidato agli esperti dell’Istituto Ludwig Boltzmann per le prospezioni archeologiche e l’archeologia virtuale.
La scuola, dice ancora Humer, sembra sia stata altrettanto grande di quella che sorgeva nell’antica Roma presso il Colosseo, o di quella ancor più celebre di Pompei. Aveva un’enorme arena per l’addestramento, con attorno tribune in legno per gli spettatori. E nella fredda stagione invernale, i gladiatori avevano a disposizione una palestra coperta riscaldata.
Non mancava quasi nulla, nella scuola dei gladiatori di Carnuntum: il georadar ha rivelato anche una grande piscina. Le celle-dormitorio dei gladiatori erano piccolissime, appena cinque metri quadrati. Ma poco lontano dalla scuola, a quanto appare, sorgeva con ogni probabilità anche un cimitero per i gladiatori. Che, nonostante il loro status di schiavi, erano famosi e popolarissimi, anche dopo la morte nell’arena. Tanto più a Carnuntum dove sorgevano due anfiteatri, a quanto pare uno per il pubblico civile e il secondo per i legionari della vicina guarnigione. Spettacoli cruenti erano irrinunciabili per tutti.

Autore: Andrea Tarquini.

Fonte: La Repubblica.it, 05 settembre 2011

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