VEIO (Roma). Riscoprire il paese delle origini.

Pubblicato il : 18 Febbraio 2007

Veio, alle porte di Roma, fa a volte notizia perché nel suo parco si continuano a commettere abusi edilizi. Ma quanti sanno esattamente dove cercare il territorio di questa grande realtà che vantava 10 chilometri di mura e che i Romani assoggettarono solo nel nel 396 a.C.?
«Mille borghi, cento città, un paese», appena edito da Minerva, va incontro a questa necessità di ricostruire le coordinate di quello straordinario territorio che è l’ Italia, a partire naturalmente da uno dei suoi organi più vitali e cioè il Lazio, tenendo conto dei ritrovamenti più lontani nel tempo. È l’ Italia degli antichi borghi, dove si conservano le radici di un’ identità, è stato ripetuto ieri sotto le volte del Collegio Romano in cui alla presenza del padrone di casa, il ministro dei beni culturali Francesco Rutelli, il gruppo di tutela storico-archeologico-ambientalista che si riunisce intorno al «Comitato per la bellezza» ha presentato la corposa ricerca sull’ Italia delle origini.
«Un libro da adottare nelle scuole», ha esortato l’archeologa Licia Vlad Borrelli. «La riscoperta dei borghi, come luogo in cui concepire una nuova qualità della vita nella post-modernità», ha aggiunto Giuseppe De Rita.
«Il paese diffuso da promuovere, perché la qualità dell’ Italia consiste nella sua ubiquità…», ha ricordato con una citazione Rutelli.
Per Vittorio Emiliani, curatore dello studio insieme a Mario Sanfilippo e a Pino Coscetta, la ricerca costituisce uno «scheletro» da cui possono e devono nascere composizioni più grandi. Sanfilippo l’ ha definita «fotografia mobile di quel grande palinsesto che è il nostro territorio».
Ed eccolo il territorio in cui insieme alle parti più note emergono tante zone più in ombra. «Tra via Monte delle Gioie, la Sedia del Diavolo e Saccopastore, nel cosiddetto quartiere Africano – scrivono gli autori introducendo il Lazio – prima che le colate di cemento degli anni ‘ 60 coprano tutto, il terreno restituisce i segni della presenza degli uomini che popolano quella fascia di territorio destinata, 130 mila anni dopo, a diventare Roma…».
E ancora: «La grotta del Monte delle Gioie, sulla riva sinistra dell’Aniene regala manufatti premusteriani e resti di fauna di habitat artico». Più avanti: «Nella terra polverosa della Sedia del Diavolo, in piazza Ezio Callisto, nei pressi di via Tripoli, vengono ritrovati fossili umani, manufatti premusteriani e diverse ossa animali. Ma il meglio, a livello di paleontologia umana, lo riserva nel 1929 la ghiaia della cava di Saccopastore, un deposito alluvionale risalente tra la terza e la quarta glaciazione pleistocenica, che restituisce il cranio di un uomo neandertaliano ben conservato: l’ uomo di Saccopastore, vissuto 130 mila anni fa cacciando elefanti e ippopotami, è più vecchio di alcune decine di migliaia di anni del famoso “Uomo del Circeo”».
Ricchissimo il territorio di luoghi da riscoprire, dai siti di Castel di Guido a quelli di Ponte Mammolo e Casal de’ Pazzi e, sempre per restare nel paleolitico, ai ritrovamenti avvenuti a Fontana Liri, Arce, Castro dei Volsci, Fontana Ranuccio.
«Nella sola Roma si contano più di 150 siti archeologici – conclude la ricerca -. In tutto il Lazio sono state censite più di quattrocentocinquanta tra aree e monumenti archeologici romani, etruschi e cristiani». 
     

Fonte: Corriere della Sera 15/02/2007
Autore: Paolo Brogi
Cronologia: Preistoria

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