Archivi

ROMA. Capolavori della scultura antica, nuovo allestimento.

cache-cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_2cac13f254717ff157a9ccd41a2df2f7
Il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo continua il suo percorso di  rinnovamento avviato negli ultimi anni con attività espositive a tema e i nuovi allestimenti delle collezioni permanenti.
Dopo aver quasi completamente rinnovato quasi tutto il piano dedicato agli affreschi, tra cui il giardino della Villa di Livia e le stanze della Villa della Farnesina, è ora la volta delle sale principali del I piano, vero cuore del museo, che illustrano il tema della scultura ideale.
Questo tema complesso tratta della cultura artistica a Roma nei primi secoli dell’impero, quando ormai l’arte della Grecia conquistata era penetrata in pieno nella città e si era manifestata come un fenomeno dirompente.
L’aspirazione da parte dei personaggi delle classi più elevate a ricreare in piccolo, all’interno delle proprie residenze, i lussi delle corti ellenistiche aveva dato vita a una forma di collezionismo come segno di prestigio politico e personale; il gusto per le creazioni artistiche greche fu tale da rendere necessario il ricorso alla produzione di copie e rielaborazioni dei capolavori dell’arte greca ormai insufficienti ad esaudire la crescente richiesta. Gli irripetibili capolavori del V e IV sec. a. C. venivano ripetuti in serie, se pur con un livello artistico elevato per soddisfare le esigenze di rappresentanza, di ostentazione del lusso da parte della committenza romana.
cache-cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_2cac13f254717ff157a9ccd41a2df2f7Gli originali greci in bronzo, realizzati come statue onorarie in spazi pubblici o dediche nei santuari, in epoca romana venivano copiati in marmo allo scopo di decorare edifici pubblici e privati. Le opere originali, svuotate della loro funzione civile e religiosa, diventavano oggetto di produzioni seriali evocative della cultura greca attraverso la riproposizione di miti, eroi e uomini illustri plasmati dal genio degli scultori più famosi, tra cui si ricordano Mirone, Fidia, Policleto, Skopas, Prassitele, Lisippo. La nostra conoscenza di questi capolavori dell’arte greca, in gran parte perduti, è basata essenzialmente sullo studio delle repliche di epoca romana. 
Le circa settanta opere riproposte nel saloni del museo  provengono da edifici residenziali, in particolare dalle maestose ville imperiali nei dintorni di Roma e lungo la costa laziale dove le sculture si inserivano, come elementi d’arredo, sullo sfondo di ardite e scenografiche soluzioni architettoniche, in armonia con la natura lussureggiante dei luoghi, ma anche dalle domus dell’aristocrazia romana in città e nelle vaste aree verdi degli Horti realizzate intorno alle dimore urbane.
La scelta delle opere, nel programma decorativo, era determinata dall’ambiente in cui esse si inserivano, dalla fama e dall’ideale estetico che suggerivano nonché dagli orientamenti culturali e ideologici del committente.
Le statue e gli altri arredi in marmo e bronzo che decoravano le ville imperiali come Villa Adriana a Tivoli, la Villa di Anzio sul mare, la Villa di Nerone a Subiaco, sono state smembrate nei secoli tra diversi musei e collezioni italiani e stranieri; le opere confluite nel museo sono presentate per illustrare il fenomeno della ripresa dei modelli dell’arte greca, riadattati nei nuovi contesti abitativi, secondo la moda del vivere in villa. La scelta delle opere nel programma decorativo era determinata dalla funzione dell’ambiente in esse si inserivano, dall’ideale che suggerivano nonché dagli orientamenti culturali e ideologici del committente.
A titolo esemplificativo viene sottolineato anche il fenomeno della duplicatio, ossia l’esposizione della stessa opera in duplice copia con l’intento di creare, attraverso la specularità, particolari effetti scenografici, attraverso le due statue del Discobolo dello scultore greco Mirone e le due statue dell’Afrodite accovacciata opera dello scultore greco Doidalsas di Bitinia.
Nell’esposizione delle opere si segue dunque un doppio filone, quello dell’inquadramento scientifico delle opere come repliche o rielaborazioni degli originali greci e quello dell’evoluzione della cultura artistica a Roma nella progressiva assimilazione e imitazione dei modelli greci, desiderati per la loro straordinaria bellezza, ma anche come ostentazione di cultura e dunque di prestigio. Parallelamente si pone l’accento ai temi più graditi dai committenti romani: l’ideale di bellezza fisica e morale come equilibrio armonico che il corpo atletico suggeriva sotto forma di opera d’arte, le divinità come manifestazione d’interesse nei confronti della filosofia e della religione greca e quindi il desiderio di connotare ogni spazio della vita quotidiana con immagini ideali, il mondo di Dioniso nella varietà dei suoi aspetti, i miti greci come exempla virtutis e, in definitiva come specchio in cui i romani amavano riconoscersi.
Tra le decorazioni delle residenze una sezione a parte è dedicata agli arredi in bronzo delle Navi di Nemi, in un nuovo allestimento completato dalla presentazione di un video sulla straordinaria storia del recupero dalle acque del lago delle imbarcazioni.
Una sala è dedicata alla presentazione del volto e dei frammenti d’avorio appartenenti a diverse statue “crisoelefantine”, recuperati dal mercato clandestino dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.
I nuovi allestimenti hanno lo scopo di esaltare le sculture antiche e di comunicare ai visitatori i contenuti complessi che queste ci trasmettono. Per questo il progetto è stato costruito attraverso l’approfondimento scientifico di ogni opera e l’individuazione della migliore collocazione all’interno della nuova presentazione.
Il visitatore, a seconda del tempo e della preferenza, potrà essere soddisfatto dalla spiegazione di ogni opera, in sé conclusa, o cogliere il tema nella sua complessità attraverso un nuovo apparato illustrativo (in doppia lingua) a cui si affiancano approfondimenti tematici, ricostruzioni e traduzioni in altre tre lingue con l’applicazione QRCode utilizzabile con iphone e ipad.
L’illuminazione completamente rinnovata, insieme al resto dell’allestimento, è studiata per ogni opera in modo da avvolgerla in un fascio di luce e esaltare la materia e i dettagli della scultura. Le nuove scelte illuminotecniche consentono inoltre un consistente risparmio energetico e una riduzione dei costi gestionali.
Il messaggio della campagna di comunicazione, “Usciamo a rivedere le stelle”, ispirato al celebre finale dell’Inferno dantesco, intende essere propositivo e di incoraggiamento. Tra gli altri significati, vuole esprimere la possibilità di vivere il museo per recuperare i nostri valori guida, ossia il museo non come luogo chiuso ma come universo di contenuti e di conoscenza, dove è possibile uscire all’aperto della storia inseguendo la forza del nostro passato.

Info:

Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo – Largo di Villa Peretti 1 – Roma
Orari: dalle 9 alle 19,45. La biglietteria chiude un’ora prima.
Il museo è chiuso il lunedì, il 1° gennaio e il 25 dicembre.
Il biglietto consente l’accesso a tutte le sedi del Museo Nazionale Romano ed è valido per 3 giorni.
Biglietto d’ingresso: Intero € 7, ridotto € 3,50; domenica mattina, ore 10:00, visita guidata gratuita.
Segnala la tua notizia