OGGI GLI ANTICHI EGIZI SONO MOLTO PIU’ VIVI DI UN TEMPO

Pubblicato il : 14 Gennaio 2003

Una Fondazione per l’Egizio: ce ne parlano Dario Disegni della Compagnia di San Paolo e Francesco Tiradritti membro della commissione che definirà le linee guida del concorso per il riallestimento del museo.

Il 27 giugno si è svolta a Torino la prima riunione della commissione incaricata di definire le linee guida del bando di concorso internazionale per il futuro assetto espositivo del Museo Egizio di Torino.

Il lavoro degli egittologi Silvio Curto, Dietrich Wildung e Francesco Tiradritti coadiuvati da Vittorio Bo per gli aspetti inerenti alla divulgazione culturale e scientifica, rientra negli studi preparatori necessari per la trasformazione del Museo Egizio in Fondazione, per la quale il ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani alla fine dello scorso anno ha creato un apposito comitato esecutivo.

Ne fanno parte tecnici e specialisti di diverse Istituzioni (Ministero, Soprintendenza regionale, Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt) allo scopo di presentare lo studio sui costi di gestione e la fattibilità della ristrutturazione dell’edificio e del suo ampliamento nei locali adiacenti attualmente occupati dalla Galleria Sabauda, che si trasferirà a Palazzo Reale.

Sarà quindi la costituenda Fondazione del Museo Egizio a inaugurare il primo esempio di cooperazione tra pubblico e privato nella gestione di un museo, cui dovrebbero seguire le Fondazioni per la Reggia di Caserta, per il complesso di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna e per l’area archeologica dei Fori a Roma.

Abbiamo chiesto a Dario Disegni, responsabile del settore Arte e Cultura della Compagnia di San Paolo, impegnata in prima linea nel progetto dell’Egizio e nella riorganizzazione dell’intero sistema museale torinese, quali potranno essere le conseguenze pratiche che si determineranno in seguito alla nascita della Fondazione del Museo Egizio: “Sarà un’esperienza pilota per la costituzione di altre fondazioni che porterà a una valorizzazione del Museo più prestigioso di Torino. Al momento i modelli organizzativi e gestionali sono in corso di studio da parte dell’Ires, l’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali cui è stato affidato l’incarico di preparare il business plan del futuro Museo Egizio. Al personale attuale del Museo sarà data la possibilità di scegliere tra due soluzioni: diventare dipendente della Fondazione e quindi lasciare lo Stato, oppure continuare a lavorare con incarichi diversi presso altri Enti pubblici”.

Per la soprintendente del Museo Egizio Anna Maria Donadoni Roveri è ancora prematuro formulare ipotesi sul futuro del Museo. A tutt’oggi la bozza dello statuto della costituenda Fondazione è all’esame del Ministero. Dopo la sua approvazione e la nomina degli organi, la Fondazione potrà immediatamente procedere con il bando del concorso internazionale.

“I tempi sono abbastanza ristretti, spiega Disegni. Parallelamente alla definizione dello statuto, entro l’anno dovrà essere portato a termine il lavoro della commissione dei tre egittologi. Alla Compagnia di San Paolo è stato affidato di predisporre gli studi necessari per la formulazione del bando di concorso. A una prima fase di lavoro, che si è già conclusa e che ha riguardato lo studio degli spazi del palazzo dell’Accademia delle Scienze e dei locali adiacenti, ne è seguita una seconda, ancora in corso, relativa alla “diagnosi” delle collezioni e ai principi di riferimento alla base del futuro allestimento del Museo che dovrà tenere conto delle diverse fasce di età dei visitatori”.

Per Francesco Tiradritti, già coinvolto nella precedente commissione ministeriale che ha escluso l’ipotesi di trasferimento del Museo alla Reggia di Venaria e curatore aggiunto della mostra sui Faraoni a Palazzo Grassi, il Museo Egizio avrebbe bisogno di un momento di tranquillità “per riflettere su quello che può e vuole divenire in futuro. Dovrebbe essere una riflessione che parte dall’interno, ma che tenga conto di quelle aspettative di un pubblico in continua evoluzione, sempre più attento e sempre più maturo, che alla visita di un museo richiede un arricchimento delle proprie conoscenze. Il visitatore del Duemila non è più quello che si aggirava tra le sale di un museo egizio dell’Ottocento aspettandosi di essere stupito dalle antichità di una cultura alla quale si attribuiva una maggiore distanza dalla nostra di quella che ha in realtà. L’egittologia ha fatto passi da gigante nell’ultimo secolo. La cultura nilotica non è più legata a falsi cliché che la volevano protesa quasi esclusivamente verso la morte e la rinascita esterna. Oggigiorno gli antichi egiziani sono molto più vivi di quello che erano un tempo. La gente è curiosa proprio di questi aspetti. Vuole, in qualche modo, riconoscersi in quello che vede e il Museo Egizio di Torino può offrire molto. Sotto questo punto di vista è unico al mondo e secondo a nessuno”.
Fonte: Il Giornale dell’Arte 01/09/02
Autore: Laura Giuliani
Cronologia: Egittologia

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