Giovanni Pettinato: ANGELI E DEMONI A BABILONIA. Magia e mito nelle antiche civiltà mesopotamiche

Pubblicato il : 16 Novembre 2002

Mondadori, pp. 337, € 18.08

Prevedere il proprio destino, contrastare la cattiva sorte, contare sulla protezione di forze superiori per aver fortuna, salute, amore e insieme poter individuare l’origine del male per riuscire a sconfiggerlo o per consumare un’infallibile vendetta sono aspirazioni mai sopite nel corso della storia e sempre esposte alla tentazione della magia.
Così accade nella più antica civiltà del mondo, fiorita nella Fertile Mezzaluna cinquemila anni fa, quella che con l’introduzione della scrittura ci ha lasciato testimonianze dirette di un tessuto culturale originario in cui la vita dell’uomo era regolata dal calendario, dagli astri e dagli dei.
Al tempo in cui il rapporto fra Cielo e Terra era inscindibile e la religione, la giustizia, la coltura dei campi, la sessualità, la pedagogia e la medicina confluivano in una religiosità magica, si leggevano nei moti delle stelle o nelle viscere degli animali o nel volo degli uccelli i messaggi divini che prefiguravano avvenimenti terrestri, ed era consuetudine recitare formule di scongiuro e compiere rituali per allontanare i demoni o i malefici di stregoni.
La magia, spiega Giovanni Pettinato, investe ogni aspetto della civiltà mesopotamica, in quanto magica è la concezione che i popoli “fra i due fiumi” avevano della realtà. Una classe di sacerdoti, i veggenti, era deputata a comprendere i fenomeni e a spiegarli agli uomini nei loro significati più reconditi.
E una seconda classe, quella degli esorcisti, svolgeva il compito di allontanare il male che il veggente aveva presagito.
Le loro competenze non li elevavano ad un rango superiore: erano professionisti come gli altri che avevano appreso il mestiere attraverso l’insegnamento fornito da manuali e da maestri.
Di tutta questa fervente attività ci sono rimaste infinite testimonianze, e Angeli e demoni a Babilonia, mentre descrive la vita quotidiana di Assiri e Babilonesi, ci racconta anche la loro grande immaginazione, l’ansia di vivere e di conoscere che trapela dai riti magici e che la scrittura ci ha restituito con impensabile, semplice chiarezza. [da Archeologia Viva n. 96 – Novembre/Dicembre 2002].
Fonte: Archeologia viva Novembre-Dicembre 2002
Autore: Carlo Benitti
Cronologia: Arch. Partico-Sasanide

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