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GEORGIA. Trovati resti di un corpo umano: la scoperta può ribaltare la storia.

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I resti umani rinvenuti in Georgia hanno un impatto enorme sulla storia dell’umanità: tratteggiano rotte migratorie dapprima impensabili e raccontano le esigenze adattive degli antenati.
Può un (minuscolo) resto umano cambiare la storia? Sembrerebbe proprio di sì. O, almeno, è di questo che si sta discutendo da quando uno scavo in Georgia ha “regalato” ai ricercatori nientemeno che un dente, risalente a 1,8 milioni di anni fa. Ma cosa metterebbe in discussione questo ritrovamento?
In sostanza, il dente umano trovato nello scavo georgiano traccerebbe delle nuove linee negli spostamenti e nell’evoluzione degli uomini, ampliandone le possibilità dal punto di vista della diffusione e delle abitazioni. La Georgia diventerebbe, così, uno dei primi insediamenti umani preistorici in Europa.
Com’è stato scoperto questo reperto così importante? In sostanza, una squadra di scienziati e ricercatori esperti in storia, antropologia e geografia umana, è stata inviata dal National Research Center of Archaeology and Prehistory of Georgia in uno scavo che si trova circa 60 miglia a sud-ovest della capitale georgiana, Tbilisi.
Il luogo dello scavo è vicino al villaggio Orozmani, poco distante dalla città di Dmanisi, città dove tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila erano già stati rinvenuti dei reperti preistorici, tra cui teschi e scheletri, più o meno risalenti ai 1,8 milioni di anni.
Paradossalmente, anche se completi, questi reperti non bastavano a far rientrare la Georgia a pieno titolo tra le aree con primi segni di abitazioni umana in evoluzione e oggetto dei modelli di migrazione. Si riteneva, infatti, che questa zona dell’Europa fosse più che altro di “passaggio”. Ipotesi che oggi sembra essere stata smentita.
Il dente umano, dunque, rimette in discussione ogni cosa. Se prima si ipotizzava che gli umani si limitassero a “transitare” in Georgia, il dente confermerebbe che questa specifica area montuosa del Caucaso meridionale era probabilmente uno dei primi luoghi in cui i primi umani si stabilirono dopo la migrazione dall’Africa.
Da cosa si può dedurre tutto questo? Secondo il tram di scienziati, capitanati dal ricercatore Giorgi Bidzinashvili, il dente apparterrebbe a un “cugino” di Zezva e Mzia, nomi fittizi dati alle persone i cui resti erano stati trovati a Dmanisi. Il fatto che ci sia un qualche tipo di legame tra gli uomini (da intendersi non in senso letterale, ovviamente, ma evolutivo) testimonia la presenza di ascendenze e discendenze generazionali, possibili solo con uno stanziamento stabile.
Cosa significa, dunque, tutto ciò? Stando a quanto dichiarato dal National Research Center of Archaeology and Prehistory of Georgia, il dente umano attesterebbe che Orozmani, insieme a Dmanisi, assurge a centro della più antica distribuzione di uomini preistorici nel mondo, al di fuori dell’Africa. Le implicazioni di questo “primato” sono importantissime non solo per questo sito, ma in generale per la storia dell’umanità intera.
Gli esseri umani che hanno lasciato l’Africa 1,8 milioni di anni erano tantissimi e la scoperta del dente aiuta a rendere leggermente più chiaro un quadro ancora confuso, fatto di spostamenti, decisioni evolutive e adattive. Un vero passo avanti per l’archeologia, la paleontologia e l’antropologia, che ci aiuta a capire meglio chi eravamo in un passato lontano.

Fonte: tecnologia.libero.it, 2022

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