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GAZA (Palestina). Timore per il mosaico scoperto nel campo profughi.

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La recente scoperta di un importante mosaico bizantino nella Striscia di Gaza ha suscitato la preoccupazione degli esperti che temono per la sua conservazione a causa del conflitto in corso nell’area.
Il mosaico, dai colori vivaci, presenta 17 iconografie di bestie e volatili e ha una superficie di circa 25-30 mq. È stato trovato la scorsa primavera nel campo profughi di Bureij, a meno di un chilometro dal confine israeliano, dal contadino palestinese Salman al-Nabahin e da suo figlio mentre piantavano un ulivo sul loro terreno. Alcune parti del mosaico erano state danneggiate dalle radici di vecchi ulivi; i due autori della scoperta hanno coperto i pezzi dissotterrati con lastre di lamiera e hanno denunciato il rinvenimento alle autorità locali.
Sulla scia dei recenti bombardamenti delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) nell’area e del blocco in corso, le risorse per le questioni archeologiche sono però scarse e la notizia non ha ricevuto la giusta attenzione. Le autorità di Hamas non hanno voluto rilasciare dichiarazioni, mentre il Ministero delle Antichità di Gaza ha parlato solo di «una grande scoperta archeologica», rimandando ulteriori commenti a un annuncio formale tra qualche giorno.
Dopo aver visto video e foto del ritrovamento, René Elter, archeologo della Scuola Biblica e Archeologica Francese di Gerusalemme che ha lavorato a Gaza ma che attualmente non può visitare il sito, ha dichiarato all’Associated Press che il pavimento a mosaico è il più bello scoperto a Gaza: «Mai prima d’ora sono stati scoperti nella Striscia di Gaza pavimenti a mosaico di questa finezza, di questa precisione nella grafica e nella ricchezza dei colori».
Per l’archeologo Asa Eger, specialista in archeologia bizantina e islamica del Levante presso l’Università della Carolina del Nord a Greensboro: «È un ritrovamento spettacolare, soprattutto perché la nostra conoscenza dell’archeologia è purtroppo così lacunosa, date le circostanze del luogo. Gaza era molto importante all’epoca di questo mosaico e nota per la sua fiorente produzione di vino esportato in tutto il Mediterraneo».
Elter ha però espresso la preoccupazione che la scoperta sia in «pericolo imminente», data l’estrema vicinanza al confine israeliano: «È necessario organizzare rapidamente un’operazione di messa in sicurezza», ha aggiunto.
Il lungo status di Gaza come zona di guerra, sotto il blocco israelo-egiziano dal 2007, ha reso estremamente difficile per le squadre di archeologi stranieri lavorarvi. Molte scoperte importanti in questa striscia di terra densamente popolata, dove si trovano i resti di civiltà che abbracciano cinque millenni, avvengono pertanto in modo piuttosto casuale. Come ha dichiarato alla Bbc Hayam Albetar, archeologa del Ministero del Turismo e delle Antichità gestito da Hamas: «Sotto Gaza c’è tutta un’altra Gaza».
Una decina di anni fa, gli operai che scavavano intorno a Salahedin Street, a Gaza City, hanno portato alla luce una chiesa bizantina che è stata poi danneggiata dai bombardamenti dell’Idf nel novembre 2012, quando anche gli uffici del Ministero del Turismo e delle Antichità, gestito da Hamas, sono stati rasi al suolo. Negli anni ’90, le rovine del monastero di Sant’Ilarione, datato al 400 circa e uno dei siti meglio conservati di Gaza, erano tornate alla luce durante i lavori per la costruzione di una nuova strada.

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com, 22 set 2022

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