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BERLINO. Nefertiti, non così bella ma potentissima.

Nefertiti, in geroglifico La bella che è arrivata, non era poi così bella. O almeno secondo la studiosa inglese Bettany Hughes che, al festival letterario di Woodstock ha annunciato di aver eseguito una serie di Tac al famoso busto della regina egizia, conservato al Neues Museum di Berlino. Dalle analisi è risultato un secondo livello della scultura, con il naso sporgente e rughe intorno alla bocca e gli occhi. Per adeguarla a canoni estetici più elevati, forse gli scultori dell’epoca hanno ritoccato il volto.
Nefertiti ad oggi è la regina egizia, insieme a Cleopatra, più conosciuta. Nel 1923 il museo di Berlino ne espose il busto e da allora il grande pubblico è sempre rimasto affascinato dalla sua bellezza e dalla raffinatezza dei lineamenti.
La fama di Nefertiti incantò anche i suoi stessi sudditi. La regina, secondo alcune teorie, pare non fosse di origini egizie ma giunse dal regno di Mitanni per andare in sposa al giovane faraone Amenothep IV forse verso il 1350 a.C. Nonostante il suo nome originario fosse Tadukhepa, venne immediatamente soprannominata Nefertiti, La bella che è arrivata.
Ma che la regina, oltre alla straordinaria bellezza, avesse un enorme potere, inusuale per le donne all’epoca, viene dimostrato dai dipinti e fregi che la ritraggono. Le immagini infatti la mostrano intenta a distribuire doni ai sudditi dal balcone del palazzo, alla guida del suo carro, colta mentre colpisce con una mazza il nemico, impegnata a presentare sacre offerte al Sole, tutte simbologie che di solito nella tradizione egizia spettavano esclusivamente all’unico sovrano, il Faraone. Alcune opere di scultura la rappresentano a volte come una dea, altre come il Faraone in carica, con il capo sormontato dall’alto copricapo blu e dalla corona doppia, simboli da sempre riservati al sovrano.
Fu probabilmente lei ad influenzare il marito e ad iniziare una “rivoluzione” che porterà anni dopo l’Egitto sull’orlo della guerra civile. Amenothep IV e Nefertiti divennero artefici di una profonda innovazione culturale e religiosa che contrappose l’adorazione di un solo dio, Aten, al credo politeista. In realtà è molto più probabile che la mossa fosse più politica che religiosa. Il clero di Tebe, infatti, minacciava il potere regio.
Il sovrano, conosciuto anche come il “faraone eretico” cambiò il proprio nome in Akhenaten, Aten è contento, e fondò una nuova capitale, chiamata Orizzonte di Aten. La regina, però, scomparve dalle cronache reali verso il 1330 a.C. a circa 40 anni. Sulla sua morte molto è stato detto e scritto. Si è parlato di una rottura col faraone e dell’isolamento di Nefertiti in un palazzo della nuova capitale. Ancora oggi, però, si ignora la data della sua morte, come pure le circostanze in cui avvenne. Forse morì prima di Akhenaten.
La coppia ebbe sei figlie, una di loro, Ankhesenpaamon, andò sposa al faraone più famoso, Tutankamon, che abbandonò il nuovo credo religioso, ritornando al politeismo e fece ritorno a Tebe.

Autore: Antonella Fadda

Fonte: Il Giornale di Vicenza.it, 13/10/2010

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