AGRIGENTO. Tra le rovine ci sono altri telamoni.

Pubblicato il : 19 Settembre 2007

Almeno altri due o forse tre telamoni sono nascosti tra i ruderi del tempio di Giove Olimpico, il tempio che secondo Diodoro Siculo, il grande storico del I secolo avanti Cristo, doveva essere – e così lo descrisse – come una delle opere più imponenti dell’antichità.
A prima vista i ruderi del Tempio di Giove sembrano un imponente ammasso di rovine. Invece lì in mezzo c’è una sorta di tesoro di interesse storico, archeologico e scientifico: ci sono numerosissimi resti utilissimi per la ricostruzione degli elementi architettonici forse più singolari e certamente più misteriosi presenti nei templi di Akragas: i telamoni, le gigantesche mezze colonne di forma umana che giacciono in pezzi sparsi tra i resti del più grande tempio greco della Sicilia.
L’unico telamone che conosciamo è quello ricostruito all’interno dell’area del tempio, mentre l’originale si trova, maestoso, nella sala Zeus del Museo archeologico di San Nicola.
La notizia non è il frutto di una nuova campagna di scavi e restauro effettuata nel tempio di Giove, ma dagli studi e dalle ricerche effettuate dell’archeologo Pirro Marconi fatte nel 1927, che vennero pubblicate nel 1929 nel secondo fascicolo della rivista del Regio Istituto d’Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, anno VII. Una rivista, poco nota agli agrigentini, da qualche tempo venuta in possesso di un noto cultore della storia di Akragas.
Il tempio di Giove è sempre stato del resto al centro di analisi e teorie. Ne parlò già Diodoro Siculo che ne descrisse splendore e dimensioni, talmente grande da rappresentare un caso piuttosto raro nella storia dei templi greci.
Numerosi archeologi, infatti, sin dal Seicento, si sono interessati alle sue maestose rovine. Addirittura Riedesel, viaggiatore tedesco e archeologo, vissuto nel Settecento e amico di Winckelmann (il «padre» dell’archeologia moderna) lo paragonò per grandezza e maestosità alla Basilica di San Pietro a Roma, suscitando non poco scalpore. «Credo con fermezza – scrisse Riedesel nel 1767 – che il tempio di Giove sia più bello da vedere di San Pietro e che non si possa pensare a niente di più maestoso di questa costruzione».
Era però il periodo – intorno al 1750 – in cui il tempio venne utilizzato come cava per la costruzione del molo di Girgenti (con il benestare, secondo molte fonti, dell’allora vescovo Gioeni).
I punti salienti dello studio di Pirro Marconi che scrisse quasi ottanta anni fa ci sono utili ad una diversa fruizione del tempio dedicato a Zeus. Come scrive proprio Marconi la sorte di questo illustre edificio, il più famoso tra quelli di Agrigento, è singolare perché a suo modo di vedere se ne parlava e dissertava tanto, ma se ne esaminata e se ne studiava poco la sua rovina.
Proprio Pirro Marconi effettuò una campagna di scavi di notevole valore archeologico.
Inizialmente l’illustre archeologo si soffermò sull’indagine delle sottostrutture e del basamento del tempio, poi riferì sul tracciato e sul sistema di fondazione della cella, e come terzo punto trattò della collocazione dei telamoni in riferimento ai suoi scavi.
Pirro Marconi nel suo saggio continuò a scrivere esaminando la collocazione dei telamoni e soffermandosi sull’esame plastico dei telamoni, sul motivo della loro invenzione, sulla tradizione d’arte dei Telamoni e su altri diversi aspetti del tempio.
L’importanza di questa ricerca e degli studi pubblicati da Pirro Marconi sono da valutare per una migliore fruizione dei resti del tempio di Zeus, che sebbene all’occhio dei visitatori si mostri nella sua grandezza, poco riesce ad offrire per valutare la sua magnificenza ed armonia che sarebbe possibile ammirare grazie ad un razionale percorso che permetta ai visitatori di goderne appieno gli elementi architettonici presenti nell’area. Un percorso guidato all’interno delle rovine con le indicazioni e con ricostruzioni in scala, in parte presenti al Museo o ricostruite nel dvd multimediale Com.Hera, che possa essere utilizzato dalle migliaia di turisti che ogni anno visitano anche il tempio di Giove, che invece dedicano un tempo limitato a questo prodigio dell’architettura greca.


Fonte: La Sicilia 19/09/2007
Autore: Fabio Russello
Cronologia: Arch. della Magna Grecia

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