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ROSIGNANO MARITTIMO (Li). Vada Volaterrana, gli scavi 2026 nel porto antico di Volterra.

A San Gaetano di Vada (Rosignano Marillimo-LI) gli archeologi stanno ricostruendo un paesaggio portuale che ebbe una storia lunga molti secoli. La campagna di scavo 2026 dell’Università di Pisa prosegue l’indagine di Vada Volaterrana, il sistema portuale che collegava Volterra alla costa tirrenica e, attraverso il mare, alle grandi rotte commerciali del Mediterraneo.

Parlare di Vada Volaterrana come di un semplice “porto” rischia però di restituire un’immagine troppo riduttiva. In età etrusca e romana il nome indicava un sistema articolato di approdi, insediamenti e centri produttivi distribuiti nella fascia costiera compresa tra le foci dei fiumi Fine e Cecina. Le merci provenienti da diverse regioni del Mediterraneo raggiungevano questo tratto dell’Etruria settentrionale, mentre il retroterra di Volterra alimentava a sua volta le reti di produzione e distribuzione. Il nome antico è attestato dalle fonti letterarie, tra cui Cicerone, e compare ancora negli itinerari marittimi di età tardoantica.

Uno dei settori meglio conosciuti di questo sistema si trova a San Gaetano, poco a nord dell’abitato moderno di Vada. Qui le ricerche archeologiche hanno individuato un vasto quartiere strettamente legato alle attività portuali. L’assetto monumentale romano si sviluppò a partire dall’età augustea e rimase in uso, attraverso trasformazioni profonde, fino al VII secolo d.C. Nel tempo sono venuti alla luce horrea per l’immagazzinamento delle merci, complessi termali, una grande cisterna, una fontana monumentale ed una schola, interpretata come sede di una corporazione coinvolta nella gestione delle attività del quartiere.
La quantità e la provenienza dei materiali restituiti dagli scavi spiegano la funzione economica del sito. Anfore, ceramiche, monete, vetri e marmi documentano rapporti con numerose aree del Mediterraneo. Gli studi sulle ceramiche dell’Etruria settentrionale costiera hanno evidenziato, accanto alle produzioni locali e regionali, l’arrivo di manufatti dall’area campano-laziale soprattutto fra tarda Repubblica e prima età imperiale e, nei secoli successivi, importanti apporti nordafricani. Vada rappresentava quindi un nodo di ricezione, redistribuzione e scambio inserito in circuiti molto più ampi della sola costa toscana.

A questo tema è dedicato anche il grande volume scientifico Vada Volaterrana: gli horrea. Strutture, stratigrafie, materiali, curato da Simonetta Menchelli, Marinella Pasquinucci e Paolo Sangriso e pubblicato nel 2023 da Pisa University Press. Le stratigrafie e l’abbondanza dei reperti provenienti dai magazzini permettono di seguire l’attività del quartiere dal I secolo d.C. fino al VII, facendo di Vada Volaterrana un caso di studio particolarmente significativo per l’analisi dei traffici mediterranei di età romana e tardoantica. (www.pisauniversitypress.it)

La campagna 2026 si è svolta dal 6 al 24 luglio ed è stata condotta dal Laboratorio di Topografia Antica e Archeologia Subacquea del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa. La direzione scientifica è della professoressa Simonetta Menchelli; sul campo Paolo Sangriso, Silvia Marini e Domingo Belcari. Il progetto ha visto coinvolti gli studenti dell’Università di Pisa e partecipanti provenienti da Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti, Canada, Australia e Cina nell’ambito della Vada Volaterrana Summer School, insieme a studenti della Troy University. (cfs.unipi.it)
Le indagini hanno interessato più settori ai due lati di via del Porto. A nord prosegue lo scavo di due affascinanti aule circolari caratterizzate da pavimentazioni e rivestimenti parietali in marmo. La funzione è ancora oggetto di interpretazione: potrebbero essere stati ambienti di rappresentanza interpretati anche come una sorta luogo per la conservazione di una sorta di archivio portuale. Il dato cronologico è particolarmente interessante, perché la frequentazione del luogo arriva fino al VI-VII secolo d.C., confermando la lunga durata del quartiere portuale ben oltre l’età imperiale.
Nel settore meridionale, nell’area del cosiddetto parcheggio Fanfani, l’attenzione è concentrata su un grande horreum costruito nel II secolo d.C. La campagna 2026 ha portato a definire almeno quattordici ambienti quadrangolari, con funzioni differenziate. È un dato che amplia ulteriormente la conoscenza dell’edificio, attraversato da numerosi canali di scolo e probabilmente con un’area aperta, una sorta di luogo per interscambio delle merci appena sbarcate dal porto. Intorno al magazzino, soprattutto nelle fasi successive alla perdita della funzione originaria, si sviluppò anche un’area funeraria, con numerose sepolture datate al V-VI secolo d.C.
Un altro fronte di ricerca riguarda le fasi molto più antiche. Nel settore orientale si è indagato un insediamento con strutture a capanna databile tra VIII e VI secolo a.C. L’evidenza documenta una consistente occupazione etrusca dell’area diversi secoli prima della monumentalizzazione romana. È un elemento importante per comprendere Vada Volaterrana in una prospettiva di lunga durata: l’organizzazione romana del quartiere si inserì in un territorio costiero già frequentato e utilizzato in epoca etrusca.

Lo scavo è inoltre parte di un progetto interdisciplinare. Oltre allo scavo stratigrafico vengono svolte documentazione fotografica e grafica, rilievi con stazione totale e CAD, classificazione dei reperti, analisi ceramologiche e tecnico-archeometriche e studio dei resti paleobotanici. Alle indagini sul terreno si affiancano prospezioni geofisiche, ricerche sul paesaggio antico e attività di archeologia subacquea nelle acque antistanti Vada, finalizzate anche alla ricostruzione della paleogeografia costiera e alla conoscenza delle evidenze sommerse. (cfs.unipi.it)

La ricerca ha ora anche una prospettiva pluriennale. Nel 2026 Comune di Rosignano Marittimo e Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa hanno formalizzato una collaborazione per il progetto “Vada Volaterrana e le sue comunità. Le nuove prospettive di ricerca (2026-2028)”, accompagnata da un contributo comunale alla ricerca. (rosignanomarittimo.portaleamministrazionetrasparente.it).

Per comprendere davvero Vada Volaterrana, lo scavo di San Gaetano e il Museo Civico Archeologico “Palazzo Bombardieri” di Rosignano Marittimo devono essere letti insieme.
Il rapporto fra il museo e Vada ha radici lontane. Il Museo Civico nacque negli anni Cinquanta e gli scavi condotti dal locale Gruppo Archeologico a San Gaetano fra il 1957 e il 1979 formarono quello che ancora oggi costituisce il nucleo quantitativamente più consistente delle raccolte. All’inizio degli anni Ottanta la direzione scientifica delle ricerche a San Gaetano passò all’Università di Pisa, contemporaneamente allo sviluppo di ricognizioni sistematiche lungo il litorale, nella valle del Fine e successivamente nella Val di Cecina. Nel 1996 il museo fu riallestito nel cinquecentesco Palazzo Bombardieri, nel centro storico, ed attualmente diretto dall’archeologa Carolina Megale.
Tra i reperti più significativi provenienti da Vada Volaterrana è la statua marmorea di Attis del II secolo d.C., rinvenuta in frammenti nel frigidarium delle Grandi Terme. La presenza di Attis, divinità legata al culto di Cibele, è stata messa in relazione con la schola individuata nel quartiere e con una possibile corporazione di dendrophori attiva nell’ambito degli horrea: un’interpretazione proposta sulla base dell’associazione tra la statua ed altri elementi, tra cui i simboli presenti su una tessera rinvenuta nell’area.
Palazzo Bombardieri svolge quindi una funzione che va oltre la conservazione dei reperti. L’esposizione ricostruisce la storia del territorio fra costa ed entroterra e permette di collegare materiali e strutture al paesaggio da cui provengono. Una postazione denominata “ImmersiVada” consente inoltre di esplorare virtualmente in 3D il quartiere portuale, mettendo in relazione le evidenze archeologiche con la ricostruzione degli edifici.
Dal 2026 il legame fra museo e sito è diventato ancora più stretto. Con il Patto di collaborazione per la cura e la rigenerazione culturale dell’area archeologica, sottoscritto il 3 luglio, il Museo Civico Archeologico coordina un programma stabile di aperture ed iniziative di valorizzazione di Vada Volaterrana. Ricerca, museo e sito archeologico entrano così in un unico percorso, nel quale i risultati dello scavo vengono progressivamente restituiti al pubblico.

Gli scavi di San Gaetano mostrano soprattutto la complessità di Vada Volaterrana. Dietro il porto di Volterra emerge un paesaggio fatto di magazzini, terme, strutture cultuali o di rappresentanza, edifici destinati all’organizzazione dei traffici, necropoli e insediamenti precedenti alla fase romana. È la traccia materiale di una comunità che per secoli visse sul confine fra terra e mare, collegando l’Etruria settentrionale alle rotte del Mediterraneo.

Fonte: www.archeoreporter.com 27 ago 2026

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