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Giovanni Brizzi. Le vie di Ercole.

Santo Mazzarino, uno dei maggiori storici del mondo antico del Novecento, nel suo studio Il pensiero storico classico, pubblicato in prima edizione nel 1966, osservava: «Nella ricostruzione della loro vicenda più antica, i Greci posero Eracle al centro». E, ancora, nel suo: «nome si unificava tutta la grande storia del loro popolo». Da questa considerazione è partita la riflessione di Giovanni Brizzi, confluita nel libro Le vie di Ercole (200 pp., Il Mulino, Bologna 2026).
In effetti la figura di Eracle nasce insieme con la letteratura greca: è citato più volte nell’Odissea (8, 224; 11, 602-627) e, soprattutto, nell’Iliade (2, 657-660; 5, 392-404 e 638-642; 11, 690-691; 14, 249-256; 15, 24-30; 18, 117-119; 19, 95-133). Ho citato i singoli passi non per pignoleria, ma per invitare ad andare a rileggerli e a comprendere come venne creata una delle figure di successo maggiore della mitologia antica.
Un altro autore va richiamato subito ed è Erodoto, che si interessò all’eroe. Nei suoi viaggi, avendo raggiunto, intorno al 450 a.C., l’egizia Menfi (Memphis), 16 miglia a sud del Cairo, scoprì con stupore che vi era presente il culto di un altro Eracle, considerato più antico di quello greco dai dotti locali. I sapienti di Menfi lo indirizzarono a Tiro per approfondire tale figura. Qui lo storico si rese conto che l’Eracle-dio dei Fenici, denominato Melqart, presentava caratteristiche diverse, ma precedeva di molto l’eroe greco. Erodoto entrò nel suo tempio, che descrisse adorno di numerose offerte votive, tra le quali due colonne: «una di puro oro, l’altra di smeraldo, che di notte brillava».

Giovanni Brizzi nelle pagine del suo libro, Le vie di Ercole, osserva come Melqart e Eracle s’incontrano su quasi tutte le rotte del Mediterraneo e, in particolare, sulla via dell’Occidente estremo. Verso quelle che saranno indicate poi come le Colonne d’Ercole. E aggiunge che, quasi sempre, Melqart ha preceduto Eracle seguendo e, in una certa misura precedendo, le rotte commerciali fenicie, puniche e greche nel Mediterraneo.
Rotte commerciali che si accompagnarono a indirizzi di espansione politica. In tale contesto non sembra un caso la fortuna incontrata da Eracle a Roma, dove, in latino, era denominato Ercole. Dapprima fu venerato ai margini della città, presso l’Ara Maxima, in corrispondenza del forum Boarium, il mercato del bestiame lungo il Tevere, in un luogo frequentato soprattutto da mercanti greci e quasi sicuramente fenici, e divenne un culto di Stato solo nel 312 a.C. Quando la prospettiva di espansione mediterranea era entrata a pieno negli obiettivi delle classi dirigenti di Roma.

Brizzi segue, con attenzione, gli itinerari percorsi da Eracle ed i luoghi che gli vengono fatti raggiungere sia reali sia immaginari e ne esce un quadro di geografia storica del Mediterraneo durante il I millennio a.C., che attraversa popoli e culture. Né si dimentichi che, alla figura di Eracle, guardarono con interesse notevole sia Alessandro Magno che Annibale, il cui luogo del cuore, nella penisola italiana, era Crotone dove concluse il suo «periplo erculeo» prima del ritorno a Cartagine.

Autore: Giuseppe M. Della Fina

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 25 ago 2026

Info:
Editore il Mulino
Pagine: 200 – € 15,00 a stampa; € 11,00 e-book
ISBN: 978-88-15-39492-7

Per acquisto:
https://www.mulino.it/isbn/9788815394927

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