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NORVEGIA. Rinvenute 3.250 monete medievali d’argento.

Nella Norvegia centro-orientale due ricercatori con metal detector hanno portato alla luce un insieme di 3.250 monete in argento, un numero destinato ad aumentare man mano che gli archeologi continuano a setacciare questo campo fortunato, nella regione dell’Østerdalen. È il maggior tesoro di monete dell’epoca vichinga mai rinvenuto in Norvegia.

Il 10 aprile, i due appassionati Rune Sætre e Vegard Sørlie hanno scoperto 19 monete d’argento in un campo mai esplorato prima dai cercatori di metalli. Hanno seguito scrupolosamente le norme della zona, chiamando subito gli archeologi della contea di Innlandet e insieme hanno proceduto a setacciare il sito. Con sorpresa di tutti, il tesoro ha continuato a crescere di giorno in giorno e nel giro di poche settimane hanno superato la soglia delle 2mila monete. Il record precedente era «d’epoca»: si trattava di un tesoro di oltre 1.800 monete trovato sulla costa sud-occidentale della Norvegia nella metà del’Ottocento.
Le monete, che risalgono al periodo compreso tra gli anni 980 e gli anni 1040, riflettono in gran parte un periodo storico della Norvegia precedente all’istituzione di una zecca nazionale da parte di Harald III di Norvegia. La maggior parte delle monete è di provenienza straniera. Vi sono monete coniate sotto Etelredo, detto il Malconsigliato (re degli Inglesi dal 978 al 1013 e dal 1014 al 1016), re Canuto il Grande (potente sovrano vichingo, re di Danimarca dal 1018, d’Inghilterra dal 1016 e di Norvegia dal 1028), famoso per il suo dominio sui mari, e Ottone III (re dei Franchi Orientali dal 983 alla morte e re degli Italici e Imperatore romano dal 996 alla morte). Quelle recanti l’imprimatur di Harald III di Norvegia furono coniate dopo il suo ritorno da Bisanzio nel 1045, dove aveva comandato la Guardia Varangiana.
Il bottino è stato trasferito al Museo di Storia Culturale di Oslo, dove gli esperti numismatici stanno iniziando ad esaminare l’insieme di monete inglesi, tedesche e norvegesi. «Il tesoro è una scoperta assolutamente spettacolare risalente all’epoca vichinga in Norvegia, ha dichiarato Svein Gullbekk, un archeologo dell’Università di Oslo che sta esaminando le monete. L’ultima volta che abbiamo avuto una scoperta di un tesoro di monete di questa rilevanza è stato a Trondheim nel 1950, ma si trattava di non più di 900 monete d’argento».

Gli archeologi ritengono che le monete potrebbero essere state sepolte in un sacchetto di cuoio o in qualche altro materiale organico che, con il tempo, si è decomposto, lasciando che le monete si spargessero nel campo, forse a causa dell’aratura, nel corso dei secoli. I ricercatori hanno anche un’idea sulla provenienza del tesoro. Dal 900 alla fine del 1200, la regione vantava una notevole industria di produzione del ferro. Come hanno dimostrato precedenti scavi nell’area circostante, il minerale veniva estratto dalle paludi prima di essere lavorato ed esportato in tutta Europa. Il tesoro potrebbe benissimo essere stato accumulato grazie ai frutti di tale attività.
Non solo il tesoro è imponente, ma le monete stesse sono in condizioni eccezionali. Gli archeologi attribuiscono questo fatto a due fattori: l’assenza di pietre nel terreno e il fatto che il fiume più grande della Norvegia, il Glomma, inondi il campo ogni anno, proteggendo le monete dall’erosione.

Poiché la portata e l’importanza del tesoro vichingo devono ancora essere appurate, l’amministrazione della contea di Innlandet ha colto l’occasione, dopo l’annuncio della notizia il 29 aprile, per rendere omaggio a Sætre e Sørlie, che hanno entrambi frequentato i corsi per cercatori di metalli organizzati dal Comune.
«Si sono dimostrati molto collaborativi e hanno contribuito attivamente a garantire che fossimo in grado di mettere in sicurezza e documentare il ritrovamento nel miglior modo possibile», ha dichiarato May-Tove Smiseth, archeologa della contea di Inland, in una dichiarazione. «Questo è un esempio esemplare di come si dovrebbe sempre procedere».

Autore: Vittorio Bertello

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 5 maggio 2026

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