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GRAN BRETAGNA. Ritrovati i primi carri a quattro ruote dell’Età del ferro.

Il tesoro di Melsonby (nel North Yorkshire), in Inghilterra, costringe a riconsiderare come viaggiavano, ostentavano il potere e svolgevano rituali le élite britanniche di duemila anni fa. E, infatti, per decenni, l’immagine più diffusa dell’Età del ferro in Gran Bretagna era quella di due ruote. I manuali, i musei e persino il cinema hanno insistito sullo stesso simbolo: il tipico carro leggero a due ruote, associato ai guerrieri e alle sepolture. Ma una nuova scoperta nel nord dell’Inghilterra ha ribaltato questa certezza. E, non da ultimo, aggiungendovi, altre due ruote.
A meno di un chilometro da Stanwick, un grande centro fortificato dell’Età del ferro legato alla tribù dei Briganti, un’équipe di archeologi ha recuperato due depositi con circa 950 oggetti metallici. Tra questi vi sono componenti di veicoli a quattro ruote. Si tratta della prima prova archeologica conclusiva di questo tipo di carri o carrozze nella Gran Bretagna della tarda Età del ferro.
Tutto è iniziato nel 2021, quando un cercatore locale con un metal detector ha individuato una concentrazione di metallo sepolto. Quello che sembrava un segnale promettente si è trasformato in uno scavo a tutti gli effetti nel 2022, guidato da ricercatori dell’Università di Durham. Il risultato sono stati due depositi distinti, noti come Hoard uno e Hoard due, con materiali datati approssimativamente tra il 40 a.C. e il 40 d.C. Gli esperti hanno commentato che si tratta del più grande deposito mai scavato in Gran Bretagna di finimenti per cavalli e componenti di veicoli, non solo per quantità, ma anche per qualità e varietà.
La cosa più curiosa del ritrovamento non è solo ciò che è emerso, ma anche il modo in cui è stato trovato. Il primo deposito, Hoard uno, è apparso come un ammasso denso di pezzi deliberatamente danneggiati. Tra questi, ventotto cerchi di ferro per ruote piegati, elementi di mozzo e supporti a forma di U, oltre a finimenti, armi e recipienti. Uno degli oggetti più sorprendenti è un grande contenitore con coperchio decorato con maschere e corallo mediterraneo, interpretato come un possibile recipiente per la miscelazione del vino.
Dall’altro lato si trova il secondo deposito, Hoard due, a soli venticinque metri di distanza. Si tratta di un insieme disposto in modo diverso, in cui gli oggetti erano compressi e raggruppati, come se fossero stati avvolti in materiale organico (tessuto o altri involucri). Il loro stato era così fragile a causa della corrosione che l’intero blocco è stato rimosso e analizzato con la tomografia per studiarne la struttura interna senza distruggerlo. Secondo gli archeologi, non sembra che questi oggetti siano stati deposti casualmente, ma piuttosto che si tratti di un’azione pianificata.

Finora, la Gran Bretagna è stata associata a carri leggeri, veloci, legati al prestigio ed alla guerra e dotati solo di due ruote. Melsonby cambia questo scenario, perché ha restituito elementi incompatibili con un semplice carro a due ruote.
I ricercatori hanno identificato: grandi e robuste ruote, fissaggi di mozzo e pesanti componenti in metallo, supporti a U e anelli/cilindri associati all’asse e, soprattutto, perni di rotazione, un meccanismo essenziale per guidare un veicolo a quattro ruote. Con tutti questi elementi, gli esperti hanno concluso che si tratterebbe dei resti di almeno sette veicoli a quattro ruote. I confronti più evidenti rimandano al continente, con somiglianze con i famosi carri di Dejbjerg (Danimarca), datati intorno al 100 a.C.
E non è tutto. I finimenti rinvenuti a Melsonby non sono semplici accessori funzionali: sono decorati con materiali che implicano commerci globali per l’epoca: corallo mediterraneo, vetro colorato, smalti… Questi materiali indicano contatti, intermediari, rotte e, naturalmente, un’élite in grado di pagare (e mostrare) questo linguaggio del prestigio.
E poi arriva la parte più sconcertante: tutto è stato distrutto. Ruote piegate, pezzi deformati, metallo riscaldato e, in alcuni casi, parzialmente fuso. Perché distruggere oggetti così preziosi? Un sacrificio di potere? Manca il contesto, ma le principali ipotesi sono:
– Deposito rituale/votivo: distruzione di beni di prestigio come offerta, una dimostrazione pubblica di potere e risorse.
– Rito funerario d’élite: un grande evento legato alla morte di un capo, anche se non sono stati trovati resti umani associati.
– Dichiarazione politica: una sorta di atto scenico per sancire alleanze, segnare gerarchie o ridefinire il potere locale.
La vicinanza a Stanwick richiama inevitabilmente un nome: Cartimandua, regina dei Briganti citata dallo storico romano Tacito, famosa per la sua alleanza con Roma nel I secolo d.C.
Le datazioni di Melsonby sembrano collocare i depositi leggermente prima del suo periodo di potere, ma all’interno dello stesso ecosistema politico o di lignaggi affini, il che dimostra il contatto precoce con l’Impero romano.

Autore: Sarah Romero

Fonte: www.storicang.it 12 apr 2026

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