Afifi Rohim dirige la missione archeologica egiziana che scava sulla Riva ovest di Luxor sul sito di quella che è stata ribattezzata la «Città d’oro». È direttore generale del Centro di Documentazione del Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, ma è soprattutto un uomo di scavi. Ha infatti diretto missioni a Giza, Abusir e nella Valle dei Re. È autore di innumerevoli pubblicazioni scientifiche sull’urbanistica del Nuovo Regno, l’analisi della ceramica e la documentazione archeologica.
Dottor Afifi, come si è arrivati alla scoperta della «Città d’oro»?
Nel 2020, ritenendo conclusa la nostra opera nella Valle delle Scimmie dove avevamo scavato per nove anni, il dottor Zahi Hawass e io decidemmo di cercare un nuovo sito nella Riva ovest di Luxor. La nostra scelta ricadde sull’area a nord del Tempio di Medinet Habu dove si riteneva si trovasse il tempio funerario di Tutankhamon. Speravamo anche di localizzare quello di Akhenaton. I primi sondaggi condussero alla scoperta di mura in mattoni crudi che ci fecero invece capire sin da subito che stavamo scavando i resti di edifici civili e non religiosi.
Quando aveste la sensazione di scavare una città?
Le mura divennero ben presto abitazioni e poi isolati. Zahi Hawass la chiamò la «Città d’oro» perché non avevamo idea di quale insediamento fosse. Cominciammo poi a ritrovare giare sigillate su cui erano scritte indicazioni relative al contenuto che menzionavano la località di Tjehenet-Aton. Era il toponimo che stavamo cercando e riuscimmo perciò a dare un nome alla città.
Tjehenet-Aton era già nota?
Sì. Era menzionata nei titoli dei proprietari di alcune tombe di Qurnet Murai, località a ovest di dove stavamo scavando. Sapevamo che era stata costruita da Amenofi III (prima metà del XIV secolo a.C.), ma che non era stata ancora identificata.
Gli insediamenti in Egitto sono rari. Come mai gli edifici a Tjehenet-Aton si sono conservati?
Gli edifici civili egizi erano costruiti in mattone crudo e si sono deteriorati a causa delle rare piogge e dell’innalzamento dalla falda acquifera sotterranea. Molti insediamenti sono scomparsi a causa di ciò. Il mattone crudo è anche riutilizzabile e perciò le abitazioni venivano smontate e ricostruite di continuo. A Tjehenet-Aton questo non è successo. Abbiamo trovato le porte, soprattutto quelle delle botteghe, murate. È probabile che, quando Akhenaton (metà del XIV secolo a.C.), figlio di Amenofi III, spostò la capitale del regno a Tell el-Amarna, il sito fu abbandonato e non vi si tornò più ad abitare.
Come fa a essere così sicuro del trasferimento della capitale?
Lo rende certo una stele scoperta in una delle abitazioni a nome di un certo Ahmose che compare come ufficiale dell’esercito di Akhenaton ed è il proprietario della Tomba 3 a Tell el-Amarna.
Quindi il sito di Tjehenet-Aton è rimasto abbandonato sino ai giorni nostri.
In realtà Ramesse IV (seconda metà del XII secolo a.C.) scelse la località per edificare il proprio tempio funerario. Abbiamo trovato due depositi di fondazione a suo nome. Rasò le costruzioni più antiche fino a una certa altezza e le ricoprì con terra di riporto. Poi cambiò idea e andò a costruire il proprio santuario più a nord, al limitare della piana dell’Assasif.
Qual è il valore di questa scoperta?
I reperti recuperati testimoniano la vita quotidiana per il periodo di Amenofi III, periodo di cui sappiamo molto poco. Questo è l’aspetto di maggior rilievo della scoperta ed è anche quello che ho inteso documentare quando Zahi Hawass mi ha chiesto di selezionare alcuni oggetti per la mostra «Tesori dei faraoni» in corso a Roma. Ho perciò scelto alcuni manufatti di uso comune e testimonianze di attività produttive. Le nostre ricerche hanno infatti dimostrato che Tjehenet-Aton ospitava un elevato numero di botteghe artigiane.
A che punto sono le ricerche?
Tjehenet-Aton ha un’estensione molto più ampia degli insediamenti antico-egiziani noti finora. Supera probabilmente in estensione anche Tell el-Amarna. A est ci sono le coltivazioni e a sud il Tempio di Medinet Habu, abbiamo perciò esteso le ricerche a ovest dove abbiamo scoperto altre abitazioni. Abbiamo anche ricevuto da poco un finanziamento per l’esplorazione della falesia rocciosa di Qurnet Murai che si trova proprio sopra l’insediamento.
I nuovi scavi sono in relazione con quelli di Tjehenet-Aton?
Lo scopo di quelli attuali era soprattutto approfondire la conoscenza della necropoli di Qurnet Murai che ha ricevuto finora soltanto un’attenzione sporadica. Scavando alla base delle pendici rocciose abbiamo però rinvenuto alcuni edifici amministrativi reali da porre in relazione con Tjehenet-Aton. Così l’insediamento comincia a rivelare ora una struttura. A est c’era il tempio funerario di Amenofi III, a sud il suo palazzo reale (Malqata), a ovest le sepolture di alti dirigenti e a nord il centro amministrativo.
Quale influenza hanno le vostre ricerche per questo periodo storico?
Quanto scoperto dimostra che Amenofi III non si limitò a costruire un palazzo reale, ma una vera e propria città sulla Riva ovest di Luxor, anticipando così l’opera del figlio Akhenaton a Tell el-Amarna. Risulta perciò con sempre maggiore chiarezza che determinati processi politici giunti a maturazione nell’epoca di Tell el-Amarna ebbero in realtà inizio già sotto Amenofi III.
Programmi per il futuro?
Ho da poco conseguito un dottorato presso l’Università «Gabriele D’Annunzio» di Chieti discutendo una tesi sulla regimentazione delle acque piovane nell’antico Egitto. Mi piacerebbe implementare progetti rivolti alla salvaguardia dei monumenti basandomi proprio sui risultati ottenuti durante queste mie ricerche.
Continuerà a lavorare su Tjehenet-Aton?
Tjehenet-Aton rientra appieno nell’ambito dei miei studi. Le mura ondulate delle sue case servivano a proteggere l’abitato dalle disastrose inondazioni causate dalle piogge sporadiche ma devastanti. Stiamo anche conducendo ricerche in un’area della necropoli di Qurnet Murai estremamente promettente e sono convinto che a breve potremo annunciare scoperte sensazionali. Perché abbandonare proprio sul più bello?
Autore: Francesco Tiradritti
Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 24 mar 2026












