L’analisi dei resti di cibo nelle pentole rivela che 8000 anni fa le diete erano più varie di quanto si credesse.
Non si limitavano a gettare nei loro calderoni il primo animale che incontravano, ma si prendevano la briga di selezionarne le parti e di combinarle con diverse piante che potevano trovare nel loro ambiente.
Inoltre avevano il buon senso gastronomico di scegliere quali parti delle piante consumare: radici, steli o foglie. Così lo descrive uno studio guidato da Lara González Carretero, dell’University of York (Regno Unito), che rivela che la dieta dei primi europei era più diversificata di quanto si pensasse.
Fino a pochi decenni fa gli studi sulle croste di cibo aderite alle ceramiche dei popoli cacciatori-raccoglitori-pescatori d’Europa si concentravano sull’analisi dei residui lipidici, cioè dei contenuti grassi. Questo limitava le ricerche allo studio di tracce di origine animale.
Tuttavia, l’uso combinato di nuove tecniche, come il microscopio ad alta risoluzione insieme all’analisi molecolare e isotopica dei lipidi, ha permesso al team di Lara González Carretero dell’University of York di ampliare lo spettro delle analisi e scoprire diverse varietà di vegetali utilizzate per cucinare.
Questo gruppo di ricercatori ha analizzato ottantacinque recipienti di ceramica provenienti da diverse parti d’Europa, rinvenuti in tredici siti archeologici datati tra il VI e il III secolo a.C., situati in ambienti lacustri, fluviali, costieri e lagunari. I siti si trovano in regioni molto diverse tra loro, come l’Alto e Medio Don, l’Alto Volga e la Dvina Occidentale (fiumi che attraversano Russia, Bielorussia e Lettonia), così come lungo le coste del Mar Baltico, specialmente in Danimarca e Polonia.
In almeno cinquantotto di questi recipienti sono stati trovati tessuti vegetali, come leguminose ed erbe selvatiche, oltre a radici, frutti, tuberi, foglie e steli di piante erbacee. Tra questi sono stati identificati resti di vischio, polline di piantaggine minore, piantaggine comune e piante della famiglia delle Poaceae (a cui appartengono, tra le altre, orzo, grano, riso e avena).
La ricerca dimostra che i popoli preistorici «selezionavano gli alimenti vegetali, scegliendo consapevolmente alcune specie piuttosto che altre e combinandole con specifici ingredienti animali». Queste pratiche, sottolineano i ricercatori, avrebbero creato nuove estetiche culinarie, sapori, aromi e consistenze che non sarebbero state possibili senza lo sviluppo della ceramica.
Oltre a rivelare come le comunità dell’Età della Pietra selezionassero, manipolassero e consumassero i prodotti vegetali, l’analisi di questi resti ceramici apre la strada alla comprensione della transizione verso la coltivazione di determinate specie e la produzione di alimenti, secondo lo studio pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE.
Autore: Juan Pedro Chuet-Missé
Fonte: www.storicang.it 16 mar 2026













