Riaffiorano tesori e testimonianze documentali del passato. Negli ultimi mesi, il Comune di Pontecagnano Faiano è tornato sotto i riflettori, grazie ad un’importante scoperta archeologica nel settore della necropoli meridionale.
Le indagini preventive, condotte dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, di Salerno e Avellino, hanno infatti portato alla luce 34 tombe (fino ad oggi se ne conterebbero 10mila!) risalenti al IV e III secolo a.C., offrendo nuovi spunti per comprendere le tradizioni, la struttura sociale, la vita ed i rituali funerari dell’antica Campania.
Questa zona, occupata nel passato dal tabacchificio ATI Alfani, ha permesso agli archeologi di completare l’indagine di un ulteriore segmento del sito su menzionato, uno dei nuclei più significativi del centro etrusco-campano, che abitava il territorio dall’inizio del IX secolo a.C. fino all’età romana.
Le ricerche archeologiche a Pontecagnano Faiano non rappresentano una novità, essendo gli scavi sistematici iniziati negli anni Sessanta del secolo scorso, proseguendo oggi in diverse aree del Comune, spesso collegati ad interventi di edilizia pubblica e privata, allo scopo di documentare e preservare reperti preziosi, prima che i lavori moderni possano modificarne il contesto originario.
Il nuovo settore di necropoli individuato, ha restituito -come detto- 34 sepolture, di cui 15 appartenenti a neonati e bambini, di età compresa tra i due e i dieci anni, un numero sorprendentemente alto che offre importanti informazioni sulla demografia e sulle pratiche funerarie dell’antica comunità. Il complesso di cui trattasi era appunto organizzato in nuclei familiari e la maggior parte delle tombe presenta il modello a fossa terragna, con copertura in tegole a doppio spiovente, mentre alcune sepolture, più elaborate, sono state realizzate con casse in travertino o tufo, segno di uno status sociale più elevato.
I corredi funerari rinvenuti rispettano la tradizione sannitica: le tombe maschili contengono armi, come punte di lancia o giavellotti, quelle femminili invece sono caratterizzate da ornamenti personali, quali anelli e fibule utilizzati per fermare le vesti. Tra i ritrovamenti più insoliti, spiccano due tombe infantili con cinture di bronzo, tipicamente simbolo di rango maschile adulto, suggerendo che l’identità sociale o il prestigio familiare potessero essere attribuiti già in tenera età.
Il vasellame presente, limitato a uno o due pezzi, comprende paterae, skyphoi e coppette, oggetti utilizzati nei banchetti funebri, insieme a lekythoi, cioè recipienti destinati a contenere unguenti.
Questa scoperta rappresenta un ulteriore tassello nella conoscenza di Pontecagnano Faiano, come centro storico di rilevante interesse archeologico. Una volta concluse le ricerche in corso, le autorità preposte prevedono iniziative di valorizzazione dei reperti, che potrebbero includere esposizioni museali e percorsi educativi, restituendo alla comunità il patrimonio archeologico e culturale scoperto.
Per ragioni di tutela, comunica la Soprintendenza, i risultati complessivi delle ricerche attualmente in corso, verranno resi pubblici solo al termine delle indagini. Successivamente saranno promosse iniziative di valorizzazione, divulgazione e fruizione pubblica, con l’obiettivo di rendere accessibili alla comunità i reperti e le nuove conoscenze emerse dagli scavi.
Tornando al contesto, relativamente ordinato, del campo di sepoltura, è da esso che emerge l’elemento inatteso. In due sepolture infantili, appartenenti a bambini tra i cinque e i dieci anni, gli archeologi trovano grandi cinturoni di bronzo. Nelle società dell’Italia centro-meridionale preromana, il cinturone non è un accessorio qualsiasi. È una larga fascia metallica, spesso decorata, che cingeva la vita degli uomini adulti. Serviva a sostenere la tunica e l’equipaggiamento, ma soprattutto rappresentava un segno di identità guerriera.
Nelle necropoli sannitiche questi oggetti compaiono quasi esclusivamente nelle tombe maschili adulte, associati al ruolo militare ed allo status sociale. Trovarli accanto a bambini, apre immediatamente una serie di interrogativi. Potrebbero essere segni di appartenenza familiare, simboli del rango di un lignaggio guerriero trasmesso per discendenza. Oppure potrebbero avere una funzione rituale o protettiva, attribuita al metallo ed al valore simbolico dell’oggetto. Non si può escludere nemmeno un significato legato all’identità sociale anticipata, quasi un’investitura simbolica che segnava l’ingresso futuro del bambino nella comunità dei guerrieri. E’ probabile che l’oggetto rispondesse a tutte queste esigenze. Era un oggetto che segnava, comunque, l’avvenuto rito di passaggio nel mondo degli adulti e, al tempo stesso, costituiva un attributo personale all’interno della continuità di una nobile famiglia.
Intanto la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, spiega che le ricerche in corso rientrano nelle attività di tutela archeologica che da decenni accompagnano ogni trasformazione del territorio di Pontecagnano. Proprio grazie a questa continuità di indagini, è stato possibile ricostruire la storia quasi millenaria dell’insediamento, dalle prime fasi dell’età del Ferro fino all’età romana. Il caso dei bambini con cinturoni di bronzo non è completamente isolato, ma resta piuttosto raro nell’archeologia dell’Italia preromana. I cinturoni metallici sono infatti tipici delle sepolture di maschi adulti, soprattutto nell’ambito culturale dei Sanniti, dove rappresentano un chiaro segno di identità guerriera. Tuttavia alcuni confronti, seppur limitati, aiutano a interpretare meglio la scoperta.
Nella grande necropoli italica di Campovalano, in Abruzzo, dove sono state scavate centinaia di tombe dell’età del Ferro e dell’età arcaica, gli archeologi hanno individuato casi in cui oggetti legati al mondo guerriero compaiono in sepolture di individui molto giovani. Non sempre si tratta di cinturoni, ma talvolta di armi simboliche o elementi dell’equipaggiamento militare, deposti accanto a ragazzi non ancora adulti. Un altro confronto viene dalla necropoli di Alfedena, nel territorio dell’antico Sannio, dove alcune tombe di adolescenti contengono oggetti che richiamano lo status guerriero. In questi casi gli studiosi interpretano il corredo come anticipazione simbolica del ruolo sociale, che il giovane avrebbe assunto nella comunità.
Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it











