Arte, ovvero patrimonio di eccellenze diffuso e inclusivo. Anche nelle metro di Roma e Milano, infatti, si viaggia con la mostra: “Parthenope. La Sirena e la città“, la cui esposizione sarà visitabile al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), dalle ore 14 di venerdì 3 aprile al 6 luglio 2026. Ci siamo.
In allestimento dell’evento, si troverà anche il volume: “La fondazione di Partenope” (1769), dell’avvocato e letterato Antonio Silla che, riprendendo una tesi già avanzata da Michele Vargas Maciucca, si discosta dall’idea dei Fenici fondatori e attribuisce, invece, la nascita di Napoli ai Greci di Cuma, “già compagni della sirena Partenope”.
L’opera propone una riflessione sull’origine del mito delle sirene, raffigurate come creature ibride, metà donna e metà uccello, e ripercorre i principali episodi in cui esse compaiono nella tradizione antica. Particolare attenzione è dedicata alla figura di Partenope: secondo il racconto, dopo non essere riuscita ad ammaliare Ulisse, sopraffatta dalla vergogna, si lasciò morire tra le onde del golfo, dando così il suo nome alla città.
Arte partecipata nei giorni scorsi, con venti studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e quaranta allievi del corso di illustrazione dell’Accademia IUAD – Institute of Universal Art and Design di Napoli, che hanno realizzato i propri ritratti della Sirena. Intanto un reperto invisibile prende forma. In virtù cioè delle nuove tecnologie, da un’antica matrice per fusioni in bronzo del I secolo d.C., viene alla luce un oggetto mai realizzato. La fonte modello proviene dal Museo Archeologico dell’Antica Capua: danneggiata in antico e scartata dall’artigiano dell’epoca, sottoposta a TAC, ha svelato nella sua cavità la figura tridimensionale di una piccola sirena. Il modello 3D, corretto per regolarizzare la parte danneggiata della matrice, restituisce così l’immagine dell’oggetto. Grazie, poi, alle mani sapienti dell’orafo Giuseppe Russo dell’Associazione Opus Est – che ha ripercorso su commissione del Museo dell’Antica Capua le fasi della fusione del bronzo – la sirena “invisibile” è ritornata materia tangibile. E non finisce qui.
Il Museo di Napoli continua a sorprendere eccome, essendovi arrivata -qualche giorno fa- un’anfora etrusca con scena di avventura marina, del Museo Archeologico di Milano, che farà anch’essa parte del ricco allestimento.
L’esposizione, come già detto, illustra il lunghissimo rapporto della Sirena Parthenope con la città di Napoli, tra storia, miti, archeologia e antropologia culturale, dal primo insediamento greco sul promontorio di Pizzofalcone, fino alla street art della Napoli contemporanea. L’iniziativa è sostenuta da Regione Campania e Scabec – Società Campana Beni Culturali, con fondi Campania Artecard.
Sul vaso della collezione milanese, datato al 630 a.C. circa, compare una figura di sirena con corpo di uccello ad ali spiegate. Accanto, invece, è raffigurata una nave: la scena richiama l’episodio del libro XII dell’Odissea, in cui si racconta dell’incontro di Ulisse con le Sirene.
Il progetto espositivo conta su più di 250 opere, datate infatti dall’VIII sec. a.C. all’età contemporanea. Di grande rilevanza e prestigio, per l’eccezionale circostanza, risultano i prestiti concessi da più di quaranta Musei non solo italiani, ma anche europei ed americani. La prestigiosa iniziativa si avvale di un Comitato scientifico multidisciplinare, oltre a poter contare sul fattivo coinvolgimento delle Soprintendenze e degli Atenei, presenti sul territorio campano.
L’idea della mostra -si legge nel comunicato del MANN- nasce da una riflessione sul radicamento plurisecolare della figura della Sirena, nell’immaginario collettivo napoletano. Partenope è la mitica fondatrice della città. Riconoscendosi nel legame con questo essere ibrido, connesso al mare ed alla navigazione, alla musica, alla seduzione e, come spesso accade quando un personaggio o un tema diventa patrimonio comune, però, la sua conoscenza si sfuma e si perde in rivoli e varianti.
Il percorso espositivo si propone dunque, in primo luogo, di fare chiarezza sulla forma delle Sirene e sulla progressiva, straordinaria metamorfosi, che questi esseri attraversano nel corso dei secoli: da uccelli con testa umana a donne con zampe di uccello e poi, nell’Alto Medioevo, a donne con coda di pesce. Prendendo spunto dall’episodio archetipico dell’incontro con Odisseo, narrato da Omero, si illustrano così le vicende mitiche di cui le Sirene sono protagoniste, e la loro trasformazione funzionale da pericolose ammaliatrici a benevole accompagnatrici, génies des passes (=geni dei passaggi).
Eventi insomma da non perdere, con in vetrina meraviglie da incanto, senza frontiere e senza tempo.
Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it
Vedi anche: https://www.archeomedia.net/napoli-al-mann-la-mostra-partenope-la-sirena-e-la-citta/













