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Michele Zazzi. La gens Spurinna di Tarquinia.

Le fonti ci riportano nomi e cariche di illustri personaggi appartenenti alla potente famiglia degli Spurinna di Tarquinia.
Le fonti principali sulla gens in argomento sono i cd “Elogia degli Spurinna” (o Elogia Tarquiniensia), epigrafi in latino del periodo imperiale, databili al I secolo d.C., ritrovate presso il tempio dell’Ara della Regina (Tarquinia). Si tratta di iscrizioni su marmo poste su basi di statue onorarie che intendevano celebrare gli antenati (etruschi) di una famiglia senatoria romana i Vestricii Spurinnae.
I monumenti, che si riferiscono a tre membri della famiglia vissuti tra la fine del V e la metà del IV secolo a.C. (Velthur Spurinna Larthis, Velthur Spurinna Velhturis e Aulus Spurinna Velthuris, rispettivamente capostipite, figlio e nipote), ci sono pervenuti in stato frammentario e con lacune nel testo che rendono piuttosto difficile la loro interpretazione.
Secondo la prima epigrafe Velthur Spurinna, figlio di Larth fu pretore due volte. Durante la sua magistratura condusse l’esercito oltre mare per due volte e fu il primo a portarne uno in Sicilia. A quest’ultimo proposito si è ipotizzato che il personaggio potrebbe aver partecipato all’assedio di Atene verso Siracusa negli anni 415-413 a.C. (Massimo Pallottino, Torelli). In merito Tucidide riferisce che gli Etruschi avrebbero sostenuto gli ateniesi con tre navi ed il relativo equipaggio (VI, 88, 6; VI, 103, 2). Gli etruschi forse riportarono un parziale successo e comunque dovettero scampare alla sconfitta ritornando in patria se, come sembra di capire dall’epigrafe, al condottiero fu donata dall’esercito una corona ed uno scudo. Secondo un’altra tesi (G. Colonna, Mario Crstofani) l’impresa navale in Sicilia sarebbe invece riferibile alla conquista etrusca delle Isole Lipari, al tempo delle guerre persiane del 490-480 a.C.
Il secondo elogio si riferisce a Velthur Spurinna Velhturis (figlio del precedente Spurinna) che sembrerebbe aver ricoperto anche lui la carica di magistrato.
La terza epigrafe ricorda Aulus Spurinna, figlio di Velthur, che fu pretore per tre volte. Il magistrato scacciò da Caere il re (Orgolnio, ?), combattè contro Arezzo, occupò nove fortezze (borghi?) dei latini ed ebbe a che fare con i Falisci. Per quanto riguarda Arezzo potrebbe forse trattarsi di un intervento tarquiniese volto a fronteggiare la guerra servile del 302 a.C. L’epigrafia latina ed etrusca del periodo tra l’altro attesterebbe la presenza nell’aretino di membri della gens Spurinna. Alcune delle altre azioni attribuite ad Aulus potrebbero essere collegate alla guerra tra Tarquinia e Roma nel periodo 358-351 a. C., che probabilmente coinvolse (oltre Tarquinia) anche altre città etrusche ed i Falisci. Le forze antiromane cercarono di attaccare Roma passando dal territorio cerite.
Gli elogia ricorderebbero quindi imprese militari terrestri e marittime condotte da magistrati della gens degli Spurinna nell’Italia centrale ed in Sicilia, forse anche a capo di eserciti di alleati e non della sola Tarquinia (cfr. anche l’ipotesi sotto riportata relativa alla ricostruzione dell’identità dello zilath mexl rasnal sepolto nella Tomba dell’Orco I).
Gli Spurinna sono attestati anche in altre fonti.
Un Arath Spuriana fu sepolto nella tomba dei Tori (della metà del VI secolo a.C.) della Necropoli dei Monterozzi a Tarquinia. Il nome risulta inscritto sulla porzione di parete tra le due scene erotiche raffigurate al di sopra delle due porte.
Dall’area sacra di Sant’Omobono del Foro Boario di Roma proviene una placchetta d’avorio (tessera hospitalis) databile al VI secolo a.C probabilmente realizzata a Tarquinia. Sul lato principale vi è raffigurato un leone disteso. Sul bordo superiore del retro vi è incisa un’iscrizione etrusca: araz silqetenas spurianas. Probabilmente l’iscrizione, secondo lo schema degli oggetti della specie, si riferisce a due personaggi diversi: araz silquetenas (nome + gentilizio) dovrebbe aver ricevuto la tessera da Spuriana (gentilizio). Il primo poteva essere un etrusco di Roma. Spuriana sembrerebbe da ricondurre alla gens in commento.
Se fosse corretta l’integrazione ipotizzata del gentilizio che si legge in una iscrizione lacunosa della Tomba dell’Orco I (“Spu …” in “Spu[rinas]) di Tarquinia (IV-III secolo a.C.) il magistrato di elevatissimo rango (zilath mexl rasnal e purth) ivi sepolto potrebbe essere un membro della famiglia degli Spurinna e forse proprio uno dei personaggi degli elogia (Massimo Pallottino).
Secondo Plutarco (Vita di Cesare, 63) l’indovino/aruspice che mise sull’avviso Cesare della congiura delle Idi di Marzo apparteneva alla famiglia degli Spurinna.

Sugli Spurinna cfr., tra gli altri:
– Massimo Pallottino, Etruscologia, Hoepli, Settima edizione rinnovata, pagg. 228-229, 236;
– Elena Massi, Gli elogi degli Spurinna, sito internet di artestoria tarquinia pagg. 38 – 42;
– Civiltà degli Etruschi, Regione Toscana Electa, 1985 a cura di Mario Cristofani, 9.19 Elogio di Velthur Spurinna, pagg. 255-256;
– Giovanni Schioppo, Lucumones Re, capi, ed altri personaggi etruschi, Kairos Edizioni, 2023, pagg. 170-171;
Dizionario Illustrato della Civiltà Etrusca, Giunti, 1985 a cura di Mauro Cristofani pagg. 278-279 (voce Spurinna).

Di seguito immagini della ricostruzione degli elogia tarquiniensia, della iscrizione della Tomba dei Tori e della placchetta di Sant’Omobono.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

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