Il rituale etrusco di fondazione delle città, in mancanza di fonti scritte dirette in merito, può essere desunto dalle fonti latine e greche sull’argomento e dai dati emersi dalle campagne di scavo nelle città dell’Etruria.
Gli autori antichi che trattano prevalentemente della fondazione di Roma concordano quasi unanimemente nell’attribuire al rito un’origine etrusca; Varrone (De Lingua Latina, 5, 143), Plutarco (Rom., 2, 1-2) e Granio (in Macrobio, Sat., 5, 19, 13) parlano esplicitamente di una fondazione etrusco ritu. Varrone in termini più generali precisa che (oltre a Roma) molte città latine furono fondate con il rito etrusco.
Festo (Epitome, 285 L) riferisce che nei Libri Rituales (nell’ambito della cd. Disciplina Etrusca) erano contenute, tra l’altro, le prescrizioni che regolavano la fondazione delle città, la consacrazione dei templi ed altari, le norme riguardanti le mura e le porte.
La Disciplina Etrusca prescriveva che la città era regolare (iusta) quando aveva tre templi, tre strade e tre porte dedicate rispettivamente a Iuppiter, Iuno e Minerva (Servio, Aen. I, 422). Secondo un’altra tradizione le porte dovevano essere quattro (Plinio, Nat. III, 5, 66).
Plutarco (Rom. 11, 1-2) riferisce che Romolus, nell’accingersi alla costruzione dell’Urbe, per prima cosa fece venire dall’Etruria degli esperti che gli spiegarono ed insegnarono con precisione il cerimoniale dei testi sacri come si trattasse di un rito magico
Dagli autori latini e greci si ricavano le modalità del rito di fondazione di Roma. Dapprima venivano presi gli auspici attraverso l’osservazione del volo degli uccelli da un luogo appositamente individuato, auguracolum. Il sacerdote basandosi sulle ripartizioni dello spazio sacro del cielo (templum aerium o maius), ove avevano sede le divinità favorevoli e sfavorevoli, definiva l’area (templum in terris o minus) in cui sarebbe stato costruito l’insediamento. Veniva quindi proclamato il nome della città, al suono del lituus (tromba a forma ricurva).
Si scavava una fossa circolare, detta mundus, all’interno della quale venivano gettate primizie e zolle di terra. Intorno al mundus veniva tracciato il perimetro della città in senso antiorario (sulcus primigenius), che era sacro e quindi inviolabile. A tal fine il fondatore, che si copriva la testa con una toga, utilizzava un aratro in bronzo trainato da un toro bianco, a destra, ed una vacca bianca, a sinistra. Le zolle sollevate dall’aratro venivano gettate all’interno ed il vomere veniva alzato dove sarebbero state costruite le porte, che erano profane e quindi percorribili. Si formavano così la fossa ed il muro a difesa della città. Al termine del rito gli animali venivano sacrificati.
Il rito di fondazione delle città adottato dai Romani si basava dunque su quello etrusco, ma con tutta probabilità fu modificato e adattato mediante l’inserimento di elementi appartenenti alla loro cultura; risulta pertanto difficoltoso discernere, nelle descrizioni degli autori antichi, le fasi propriamente etrusche da quelle romane e italiche. Varrone (De Lingua Latina, 5, 143) riferisce che le norme osservate nel rito di fondazione di Roma, che prevedevano lo scavo di una fossa nella quale gettare offerte votive agli dèi e di un solco che delimitasse il perimetro della città, realizzato con un aratro aggiogato a un toro e a una mucca, erano le stesse del rito etrusco; Macrobio (Sat., 5, 19, 13) precisa che anche i Tusci usavano di solito il vomere eneo nella fondazione delle città.
Sotto il profilo archeologico il rito di fondazione etrusco troverebbe conferma in particolare nel caso della città di Marzabotto fondata ex novo in Etruria padana verso la fine del VI secolo su un pianoro. L’insediamento ha restituito un piano urbano ortogonale caratterizzato da rigorosi criteri urbanistici di regolarità e pianificazione. L’impianto è basato principalmente su una via tracciata in senso sud-nord (plateia A) e tre strade ortogonali alla prima in direzione est-ovest (plateiai B, C e D). L’auguraculum è stato individuato nel punto più alto dell’acropoli, nella piattaforma Y, alle spalle degli altri edifici sacri. Sempre nell’acropoli si troverebbe un piccolo podio-altare (podio B) con scala di accesso e pozzo centrale (profondo m 5,35) con resti di sacrifici (tra i quali ossa di animali, bue, capra, maiale, corna di cervo) interpretato come mundus. L’orientamento secondo i punti cardinali sarebbe attestato da un ciottolo infisso all’incrocio degli assi principali (plateia A e plateia C), e quindi al centro dell’area urbana, che reca incisa alla sommità due tratti incrociati, una crux. All’incrocio tra la plateia A e B vi era un altro ciottolo, privo però della crux.
Impianti ortogonali urbani sono stati rilevati anche in altri insediamenti etruschi (VI – V secolo a.C.) quali Forcello di Bagnolo San Vito, Gonfienti e Pontecagnano.
Alcuni altari etruschi, caratterizzati dalla presenza di un foro verticale in comunicazione con il sottosuolo, sono stati interpretati da G. Colonna come mundus: l’altare 1 del Santuario di Portonaccio a Veio, l’altare iota del Santuario meridionale di Pyrgi e il Santuario del Pozzarello a Bolsena.
Nel 1847 a Cortona davanti alla Porta Bifora fu rinvenuto un piccolo deposito votivo contenente due statuette bronzee (di 31 cm di altezza) databili al II secolo a.C. che un certo vel cvinti, figlio di una arnti, aveva dedicato a Culsans e a Selvans, divinità che erano rispettivamente preposte a tutela delle porte e del territorio extraurbano e dei confini. I due bronzetti, che furono ritrovati seppelliti sotto alcune tegole (atto di sconsacrazione?), forse erano stati originariamente collocati in due nicchie ai lati della porta.
Sul rito etrusco di fondazione delle città cfr., tra gli altri:
– Silvia Fogliazza, I rituali di fondazione nel mondo etrusco tra storia romana e archeologia Problemi di metodo e prospettiva storico-religiosa con Prefazione di Dominique Briquel, Edizioni Quasar, 2025, pagg. 34 e ss.;
– Dominique Briquel, La città murata aspetti religiosi in Studi Etruschi;
– Silvia Fogliazza, I riti di fondazione etrusca tra culto dell’antenato e processi di urbanizzazione in Studi e materiali di storia delle religioni, 2023, pagg 298 e ss.;
– Giovannangelo Camporeale, La città murata d’Etruria nella tradizione letteraria e figurativa in Studi Etruschi;
– Maurizio Martinelli, Gli Etruschi magia e religione, Convivio, 1992, pagg. 97 e ss.;
– Giuseppe Sassatelli, Gli Etruschi delle città Fonti, ricerche e scavi, a cura di Stefano Bruni, Silvana editoriale, 2010, pagg. 209 e ss (Marzabotto);
– Laura Maria Michetti, Riti e miti di fondazione nell’Italia antica. Riflessioni su alcuni contesti di area etrusca, ScAnt 19. 2-3, 2013, pagg. 315 – 331; .
Di seguito immagini della pianta di Marzabotto, dell’altare B e del ciottolo con crux posto all’incrocio degli assi principali della città.
Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com












