Da un passo dei Gromatici Veteres (Fragmentum Vegoia Arrunti Voltumno, ed Lachmann 1848 pagg. 350-351), corpus di scritti latini di agrimensura sulla ripartizione e misurazione dei terreni agricoli, apprendiamo un mito etrusco noto come “profezia di Vegoia” (lasa Vecu).
Il frammento, probabilmente traduzione latina di un testo etrusco (forse contenuto nei cd. Libri Vegoici, parte dei quali furono appunto tradotti in latino da Tarquinio Prisco), contiene appunto una profezia rivolta dalla profetessa/lasa ad un certo Arrunte Veltymnus, considerato variamente chiusino, perugino o volsiniese.
Lo scritto racconta che Giove rivendicò le terre d’Etruria e volle che le pianure fossero misurate ed i campi delimitati coi confini. L’avidità degli uomini farà sì che nell’VIII secolo (cfr. teoria dei dieci saecula della nazione etrusca) i confini verranno violati e spostati e gli autori di questo delitto saranno condannati dagli dei. Se saranno dei servi a fare ciò, la loro condizione peggiorerà e se ciò sarà fatto con la complicità del padrone, la casa di quest’ultimo sarà sradicata e la stirpe di quest’ultimo si estinguerà. In questi casi, inoltre, si verificheranno una serie di terribili sventure: gravi malattie a danno dei sovversivi, tempeste e turbini, distruzione dei raccolti e discordie tra il popolo.
A Vegoia fanno indirettamente riferimento le fonti latine che occasionalmente citano i Libri Vegoici o Vegonici con riguardo all’arte fulguratoria (Ammiano Marcellino e Servio).
Siamo inoltre in possesso di tre reperti che recano il nome della semidivinità. Su di uno specchio del III secolo a.C. da Blera (conservato presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia) sono raffigurate, una di fronte all’altra, Menerva ed una figura femminile alata, lasavecu, abbigliata con tunica ed alti calzari, che tiene nella mano sinistra una spiga e con la destra un ramoscello.
In un altro specchio da Vetulonia (collezione Stefani) nell’esergo vi è rappresentato a mezzo busto un personaggio femminile alato, lasavecuvia; nella parte centrale dello specchio sono riprodotti Tinia e Turan.
Su un anello da Todi databile al 300 a.C. figurano due donne nude: una tiene in mano un fiore o forse un lituo (?) e lasa vecuvia, che ha tra i capelli una corona vegetale, sorregge forse uno specchio; vicino a quest’ultimo personaggio vi sono due spighe ed altre piante circondano la scena
Da quanto sopra, si desume che per gli Etruschi Vegoia fosse una lasa, una figura profetica, (semidivina) alla quale si attribuivano libri sull’interpretazione dei fulmini e sulla pratica di tracciare i confini dei campi e l’inviolabilità dei cippi che li delimitavano. L’iconografia della lasa (le spighe e le altre piante) farebbe pensare ad una semidivinità legata al mondo agrario.
L’importanza della limitatio sotto i profili etico, civile e religioso è chiaramente attestata nel passo in commento dalla divisione delle terre (misurazione dei campi ed apposizione dei cippi confinari) compiuta direttamente dal dio supremo, dall’inviolabilità dei confini (vincolo sacro) e dalle terribili punizioni (tutela divina) previste per chi sovvertiva l’ordine costituito al fine di accrescere i propri beni.
Con la profezia s’intendeva probabilmente tutelare la proprietà fondiaria ed in particolare la classe aristocratica. Secondo un’opinione (Massimo Pallottino, Jacques Heurgon, Giovannangelo Camporeale) l’ammonimento nell’interesse delle classi più abbienti andrebbe messo in relazione al clima politico sociale dell’Italia nel II – I secolo a.C, caratterizzato dal pericolo delle riforme agrarie e di sovvertimenti sociali (proposte di riforme del tribuno della plebe Marco Livio Druso nel 91 a.C.: redistribuzione delle terre e fondazione di colonie in favore della plebe urbana).
Per un’altra tesi (Colonna, Françoise-Hélène Massa-Pairault) il frammento sarebbe invece da mettere in relazione con l’ascesa, rivolta dei servi a Volsinii tra la fine del IV e la prima metà del III.
Sulla profezia di Vegoia cfr. tra gli altri:
– Silvia Fogliazza, I rituali di fondazione nel mondo etrusco tra storia romana e archeologia Problemi di metodo e prospettiva storico-religiosa, con prefazione di Dominique Briquel, Edizioni Quasar, 2025, pagg. 139 e ss;
– Andrea Verdecchia, Mitologia etrusca, Effigi, pagg. 197 e ss., 246 e ss.;
– Introduzione all’etruscologia, a cura di Gilda Bartoloni, Hoepli, 2012, pagg. 235-236;
– Giovannangelo Camporeale, Gli Etruschi Storia e civiltà, UTET, Quarta Edizione, 2015, pagg. 184 – 185.
Di seguito immagine dello specchio da Blera con rappresentazione della lasa vecu, conservato presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com












