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Lucio Tarzariol e Luca Bottega, I Castelli di Corbanese e Tarzo.

tarzo

Negli ultimi anni la ricerca e l’approfondimento sui castelli medievali in Italia, per cui anche in Veneto, ha assunto una nuova rilevanza nella ricerca storiografica e archeologica. Ben sappiamo che gli insediamenti fortificati nell’antichità assunsero rilevanza fondamentale nei vari sistemi politico-istituzionali difensivi del territorio, soprattutto per gli assetti economici e sociali; cosa che appare evidente soprattutto dal secc. X-XI, di cui rimangono ancora aperte le ricerche e le interpretazioni soprattutto fra il tardo antico e i secoli centrali del Medioevo.
Il territorio di Tarzo non si sottrae da questo assioma, proprio per questo anche nel territorio tarzese appare evidente l’impegno di ricercatori e autori volti ad una disamina sui resti dei ruderi delle torri e dei castelli individuati nel territorio dell’antica vice Contea dei Da Corbanese, probabilmente alcuni costruiti sulle rovine dei castra romani e riadattati poi come castra-civitates longobardi e bizantini, del resto la vita girava allora proprio attorno al “Castello”, fulcro centrale di ogni insediamento.
Infatti come vedremmo, interessante è la stessa origine etimologica del paese di Tarzo che lo storico Luigier citato dal Marson e ripreso dal Sartori fanno derivare, per l’appunto, da “Tertio miliario”, un cippo che indicava la distanza progressiva dal Castrum di Serravalle, mentre l’Olivieri, un altro storico, lo fa derivare addirittura dal nome di un certo nobile patrizio romano, chiamato “Tartius, o Tarcius”, mandato a governare queste terre per Roma imperiale; questo nome, sempre secondo l’Olivieri, sarebbe citato in molte lapidi romane. Pensiamo ad esempio a Corbanese, frazione di Tarzo, che possiede due siti archeologici romano-medievali, uno riferito, per l’appunto, al primo castello costruito sulla base di una torre romana precedente dalla famiglia nobile dei Da Corbanese dove la torre era probabilmente cinta da un semplice recinto in palizzata o da un muro, che in ogni caso doveva contenere l’attuale Borgo Santa Caterina, come viene descritto nel diploma di Ré Ugo di Provenza del settembre 928 d.C.; il secondo sito è riferito al Castelnuovo costruito successivamente, inglobando il primo, dai vassalli del Comune di Conegliano, Marco e Buto Da Corbanese.
Mentre Prima del 1307 d.C. sicuramente la Contea di Castelnuovo comprendeva tutto il territorio comunale attuale di Tarzo e probabilmente anche il territorio di Lago. La Contea di Castelnuovo aveva sede nell’omonimo sito, cioè nel Castello di Corbanese, come testimonia l’Atto di Permuta del 3 ottobre 1307 d.C. (vedi riferimento il libro “Tarzo Signor D’Antica Terra” del Monsignor Basilio Sartori).
Senza dubbio, con l’arrivo dei Longobardi, nel 568, le cose cambiarono anche a Tarzo il cui territorio rientrava nella nuova costituzione del Ducato di Ceneda, corrispondente all’incirca all’attuale Diocesi di Vittorio Veneto. I Longobardi mantennero la loro egemonia e dominio per duecento anni ed il territorio fu riorganizzato in accampamenti in luoghi strategici utilizzando un sistema di fare, sotto l’egida di nuove leggi, che diedero origine a pievi e numerose piccole comunità; tra queste, per l’appunto Tarzo e Corbanese meta di questi fortilizi, purtroppo ora scomparsi; Fratta, Colmaggiore e Arfanta già da allora si troveranno sempre citati insieme, testimoniando una plurisecolare unità del territorio comunale. Proprio ad Arfanta secondo alcuni c’era anche una torre che guardava un’altra altura denominata Mondragon da Monsdraconis, letteralmente “altura del serpente” dove, secondo le testimonianze sorgeva un altro castello: il misterioso “Castro de Mandragono” cioè il castello del “Mondragon”, la cui misteriosa ubicazione ha di recente preso luce dalle ricerche di Lucio Tarzariol.
Detto ciò si può affermare che i castelli in questo territorio fossero quattro:
1. Castelnuovo – “Castro Novo””
2. Castello dei Da Corbanese – “Curtis de Orbanisse”
3. “Castro de Mandragono” – “il Castello del Mondragon”
4. Castello di Tarzo – “Castel Sanct Piero”, “Via del Castello”
Inoltre da una prima ricerca condotta nel territorio appare possibile che vi fossero torri sia a Resera che ad Arfanta di Tarzo, ma andrebbero fatte indagini e ulteriori esplorazioni in loco dove sono presenti alcuni muri e pietrame squadrato che fanno pensare ad antiche costruzioni.
La ricerca si completa con la descrizione delle parti costituenti delle varie rovine dei quattro castelli e degli edifici di culto rese possibili attraverso approfondimenti e sopraluoghi di Luca Bottega, Alessandro Tomasi, Valeriano Dal Cin, Joele Camatta e Lucio Tarzariol che hanno curato il testo e provveduto alle ricostruzioni artistiche.

Autore: Lucio Tarzariol – reminiscenti@inwind.it

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