Giuseppe PIPINO, Emergenze archeologiche, vere e presunte, nelle aurifodine della Bessa.

Pubblicato il : 27 Luglio 2010
La Bessa, sede dell’omonima Riserva Naturale Speciale (archeologica), è sicuramente una delle zone più interessanti d’Italia dal punto di vista archeologico e storico-minerario, purtroppo, però, essa è da sempre oggetto di fantasticherie e di studi approssimativi, anche da parte delle istituzioni deputate alla sua tutela e valorizzazione, nonché da improvvisati “esperti” che hanno operato con il loro beneplacito.
La cosa era già stata evidenziata nella fondamentale opera di CALLERI (1985) che, analizzando a fondo gli scritti precedenti, lamentava la faciloneria con la quale era stato trattato l’argomento e la diffusione di assurdità puerili, oltre che di errori più o meno giustificabili.
Tuttavia si è continuato sullo stesso livello e, anzi, alle assurdità precedenti se ne vanno sempre ad aggiungere di nuove.
Continuano, infatti, ad essere divulgate affermazioni secondo le quali la Bessa sarebbe stata la più grande ed importante miniera d’oro romana, che sarebbe stata sfruttata da una fantomatica popolazione dei Vittimuli o dai Salassi prima che dai Romani, che nella zona, nonostante lo sconvolgimento operato dalle coltivazioni minerarie protostoriche, esisterebbero ancora sicure testimonianze preistoriche, quali incisioni rupestri, steli e castellieri, per non parlare della presunta piroga del torrente Elvo, meglio nota come “piroga bidone” o “pirloga”.

Lo studio completo si trova nell’allegato
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