Giuliano CONFALONIERI, La bara del pirata.

Pubblicato il : 28 Ottobre 2011
Una notizia curiosa è apparsa in questi ultimi giorni di ottobre sui quotidiani. Sembra che i responsabili del Museo ‘Pirate & Treasure’ della Florida siano riusciti a localizzare la nave affondata al largo di Panama con le spoglie di uno dei corsari attivi nel periodo elisabettiano.
Se le notizie saranno confermate, Francis Drake – che sconfisse l’Invincibile Armada spagnola – sarebbe rinchiuso, completo di armatura, in una bara di piombo che – se così fosse – lo avrebbe reso immune dal naturale dissolvimento dovuto al tempo ed all’ambiente marino. Drake morì di dissenteria nel 1596 a bordo nella baia di Portobello; la nave che ne trasportava le spoglie fu poi attaccata e colata a picco.
Gli innumerevoli misteri che il mare conserva da millenni nello scrigno liquido vengono talvolta violati dalla fortuna dei ricercatori e dall’impegno di squadre ben attrezzate.
Precoce marinaio inglese, anche lui come molti altri, fu richiamato dalle voci di enormi ricchezze da depredare nel Nuovo Mondo scoperto da Cristoforo Colombo. L’antipatia verso la cattolicissima Spagna lo fece spesso scontrare con gli insediamenti e le flotte di re Filippo II tanto da meritarsi l’ambito titolo di Sir ed il favore della regina Elisabetta. Nelle sue numerose scorrerie accumulò una enorme fortuna (l’avventura più remunerativa di El Draque fu la cattura di un convoglio spagnolo che trasportava argento in Patria nel 1573), fu il primo inglese a vedere l’Oceano Pacifico, attaccò i porti di Valparaiso, Santo Domingo, Cadice, Cartagena e Porto Rico durante il cui assalto rimase fortunosamente incolume da una cannonata che raggiunse il ponte di comando, concluse la circumnavigazione del globo, diventò sindaco e parlamentare. Subì anche numerose sconfitte ma si guadagnò la statua eretta a Plymouth dove appare orgoglioso ed ardito affiancato dal mappamondo. Sicuramente non era uomo in ‘odore di santità’, perciò se ricupereranno il corpo imbalsamato e conservato come quello di alcuni beati, sarà perché il sarcofago venne perfettamente sigillato senza pericolo di infiltrazioni perniciose alla conservazione.
Un altro piccolo passo che – sommato a molti altri più importanti – riuscirà a svelare i segreti nascosti nelle profondità marine.

E-mail: Giuliano.confalonieri@alice.it

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