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GERMANIA. Mitreo scoperto a Regensburg.

Durante uno scavo preventivo in Stahlzwingerweg, nel cuore dell’attuale Ratisbona, gli archeologi hanno identificato ciò che resta di un santuario dedicato al dio Mitra, oggi riconosciuto come il più antico mitreo finora noto in tutta la Baviera.
La scoperta è maturata nell’ambito di un intervento edilizio su un’area destinata alla costruzione di nuovi edifici residenziali. Come previsto dalla normativa tedesca per contesti sensibili, l’ArchaoTeam GmbH, sotto la direzione di Sabine Watzlawik, ha condotto le indagini archeologiche preliminari i cui esiti sono stati resi pubblici in queste ore.
Un luogo dell’Impero lontano dalla capitale, esposto ai rischi degli attacchi dei Germani, in cui l’identità originaria andava conservata saldamente.

Il sito, situato nel centro storico, ha restituito livelli che coprono un arco cronologico ampio: tracce preistoriche, testimonianze romane e strutture medievali. Nulla, inizialmente, lasciava presagire una scoperta fuori dall’ordinario. Tuttavia, alcuni reperti di dimensioni maggiori, rinvenuti in più fasi a causa degli spazi ristretti della fossa di scavo, si sono rivelati difficili da interpretare. Solo quando l’insieme dei materiali è stato analizzato in modo unitario, è emersa la natura speciale dell’edificio romano che sorgeva in quest’area: un luogo di culto mitraico, costruito originariamente in legno e quindi conservatosi solo in minima parte.

Ad orientare l’interpretazione sono stati una serie di indizi convergenti. Tra questi, una pietra votiva, oggi priva di iscrizione leggibile, frammenti di placche votive confrontabili con quelle note in altri mitrei dell’area danubiana, elementi architettonici riconducibili ad un piccolo santuario e, soprattutto, un insieme coerente di oggetti rituali. Fondamentali anche i ritrovamenti monetali, che permettono di collocare la frequentazione del sito tra l’80 e il 171 d.C., nel periodo del forte di coorte di Kumpfmühl e del relativo insediamento civile lungo il Danubio, dunque prima della fondazione del grande accampamento legionario che avrebbe segnato in modo decisivo la storia urbana di Ratisbona.

Per comprendere il significato della scoperta è necessario allargare lo sguardo al contesto. In età romana, l’area di Ratisbona – allora parte della provincia di Raetia – rappresentava un nodo strategico sul limes danubiano, linea di confine ed al tempo stesso di scambio tra l’Impero ed i territori oltre il fiume. Prima ancora della monumentalizzazione militare del II secolo avanzato, la presenza romana si articolava in forti di coorte, insediamenti civili annessi, infrastrutture viarie e portuali. La romanizzazione procedeva per gradi, intrecciando controllo militare, amministrazione ed integrazione economica delle popolazioni locali.

È proprio in questo contesto che va collocato il mitreo di Stahlzwingerweg. Il culto di Mitra, di origine orientale, si diffuse nel mondo romano soprattutto tra il I e il III secolo d.C., trovando terreno fertile negli ambienti militari e tra funzionari imperiali, mercanti e amministratori.

I reperti rinvenuti a Ratisbona parlano con chiarezza il linguaggio del culto al dio Mitra. Frammenti di vasi ceramici decorati con serpenti, animali carichi di significati simbolici nel mitraismo, incensieri e brocche con manici rimandano direttamente ai banchetti rituali che costituivano un momento centrale del culto.

Come sottolinea Maximilian Ontrup, archeologo romano provinciale dei Musei Civici di Ratisbona, la scoperta dei resti di questo mitreo è unica sotto un duplice profilo: «È il primo santuario romano mai identificato nel centro storico della città e, allo stesso tempo, il più antico mitreo tra i nove finora noti in Baviera». Un dato che assume particolare rilievo se si considera che l’apogeo del culto mitraico è generalmente collocato solo dalla fine del II secolo in poi, prima del suo progressivo declino e della sostituzione, tra IV e V secolo, da parte del Cristianesimo.

Il mitreo di Ratisbona anticipa dunque una fase precoce della diffusione del culto lungo il Danubio e suggerisce la presenza, già in età flavia e traianea, di gruppi sociali romanizzati, probabilmente legati all’esercito o all’amministrazione, portatori di pratiche religiose complesse e transregionali. La scoperta contribuisce così a ridefinire l’immagine di un insediamento danubiano che, finora, era rimasto relativamente in ombra rispetto ad altri centri meglio documentati.

La Ratisbona romana nacque come insediamento strategico lungo il Danubio, confine naturale e politico dell’Impero. In età flavia, tra I e II secolo d.C., sorsero forti di coorte – presidi militari occupati da coorti, unità dell’esercito romano di circa 500–600 soldati, spesso truppe ausiliarie reclutate nelle province, incaricate del controllo del territorio e della sorveglianza del limes – e da villaggi civili (vici) a supporto delle truppe impegnate nel controllo del limes.
La zona rientrava nella provincia di Raetia, crocevia tra mondo alpino, regioni germaniche e pianura danubiana. Intorno al 179 d.C. fu fondato il grande castrum legionario di Castra Regina, destinato alla Legio III Italica, che segnò la definitiva strutturazione urbana del sito. Accanto al campo militare si sviluppò un insediamento civile con artigiani, commercianti e funzionari. La romanizzazione procedette attraverso infrastrutture, amministrazione e culti importati, come quello di Mitra. Ratisbona divenne così un polo militare e logistico di primo piano nel Norico e in Raetia. Dopo il IV secolo, con la crisi del limes, la città mantenne continuità insediativa trasformandosi gradualmente in centro tardoantico e altomedievale.

La città di Ratisbona e l’Ufficio Statale Bavarese per la Conservazione dei Monumenti hanno avviato e finanziato congiuntamente un progetto di studio e valorizzazione dei materiali del mitreo. I reperti, recuperati durante gli scavi, saranno affidati ai Musei Civici di Ratisbona, dove confluiranno nel nuovo concept museale fondato sull’analisi scientifica dei materiali. Il direttore, Dr. Sebastian Karnatz, ha sottolineato la sfida ed al tempo stesso il potenziale di questo patrimonio: «Contestualizzeremo e renderemo leggibili reperti che, a prima vista, appaiono poco spettacolari. Ma proprio in questo risiede il loro valore: far emergere un aspetto fondamentale e finora invisibile della Ratisbona romana».

Fonte:
www.stilearte.it, 6 feb 2026

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